Macchine e politica [179]

macchineL’essere umano ha una sua dignità, o per lo meno dovrebbe averla. Nella sua integrità, da circa un milione di anni, cioè mille volte mille anni (provate a contarli rapidamente), egli ha interagito con i suoi simili e con l’ambiente in base a tre principi:

  1. Con i suoi simili, come compratore o venditore di beni.
  2. Con l’ambiente, come produttore dei beni che vanno da lui stesso consumati oppure venduti.
  3. Di nuovo coi suoi simili, per cercare di garantirsi una tranquillità futura.

Se limitiamo la definizione alle tre righe precedenti, allora tutti gli esseri umani (che non siano dei capoccia, come re, preti, feudatari, politici) sono compresi in queste tre stesse righe.

Se volete approfondire i concetti, allora emergono delle differenze, in particolar modo per l’ambiente.

Ad esempio, a causa di un ambiente estremamente favorevole, nel nord America sulla costa dell’oceano Pacifico, nello stato di Washington (Seattle) e in Canada nella zona di Vancouver, ci sono dei popoli, come i kwakwaka’wakw (più noti come Kwakiutl) che non hanno bisogno di comprare o vendere (hanno tutto) e quindi non hanno bisogno di garantirsi una tranquillità futura. Tuttavia, per fare in modo che i tre princìpi continuino ad esistere, la natura ha ideato un marchingegno eccezionale. Si lavora, si accumula e quando uno pensa di essere il migliore, offre a tutti una festa chiamata Potlatch, nella quale distribuisce a chiunque tutti i suoi beni e rimane senza niente ma proprio niente.

Viene così nominato capo perché è stato il più bravo ad accumulare cose che per il momento non serviranno ma l’abilità di accumulare viene conservata. Infatti il nuovo capo, ridotto sull’erba (sarebbe ridotto sul lastrico ma il lastrico nelle praterie con ogni probabilità non c’è…) deve ricominciare ad accumulare.

Tutto questo per cercar di dimostrare che da un tempo immemorabile gli uomini seguono una comportamentistica ben precisa e, anche se cambiano certi atteggiamenti, la natura cerca di preservare i tre princìpi.

Enunciamo quindi una legge dell’umanità: SE AD UNA COMUNITA’ FATE MANCARE ANCHE SOLO UNO DEI TRE PUNTI PRECEDENTI, OTTERRETE, PRIMA O POI, UNA RIBELLIONE. Dapprima velata e sotto le ceneri, in seguito manifesta e divampante. Ora vedremo che questo, con ogni probabilità, potrebbe essere il nostro destino.

Il punto numero due ci dice che il lavoro è parte essenziale e parte gratificante della vita umana.

Quindi non solo parte essenziale ma per l’appunto anche parte gratificante. Per migliaia di anni, chi faceva un lavoro artigianale aveva la gratificazione di vedere il risultato del suo lavoro e quando vendeva il risultato per necessità e in ossequio al punto numero uno, un po’ ci lasciava il cuore.

Oggi, dopo un milione di anni, sono arrivate le macchine per la soddisfazione di chi voleva denaro ma non capiva quasi niente di esseri umani e non conosceva i tre princìpi…

Il calvario s’inizia in Inghilterra a metà del XVII° secolo.

Da quella volta le macchine imperversano sempre di più e quale volete che sia la soddisfazione di chi, ogni tanto, in una macchina, aziona una leva anonima? Nessunissima soddisfazione, perché l’interessato si rende conto perfettamente che il suo lavoro non vale niente o quasi. Non può avere ambizioni di nessun genere. Egli è un numero, che prima o poi morirà e si toglierà dai piedi…

I nuovi padroni del mondo, coi bei risultati della crisi mondiale partita in America nel 1929 e anche nel 2007, devono guadagnare di più, per risolvere egoisticamente il loro proprio punto numero tre.

In nome delle macchine e del loro particolare tornaconto, il gregge dei consumatori deve essere uniforme e tutti devono comperare le cose fatte in serie che consentono a questi signori (poveri di esperienza umana) di guadagnare di più.

Il lardo di Colonnata va abolito… siccome la verità non si può dire, bisogna dire che il lardo non è igienico.  Anche il formaggio e lo yoghurt non sono igienici? Sono migliori se fatti col latte in polvere?

E dobbiamo subire queste idiozie?

Mala tempora currunt [Brutti tempi sono in corso…].

Abbiamo una consolazione sola: ci abbiamo messo un milione di anni per stabilire i tre principi di cui sopra e ci vorrà un milione di anni per farceli cambiare. Nel frattempo, speriamo che i burocrati scemi non ci siano più.

Per ora, i privilegi sono e saranno per pochi ma non per i più capaci, il che sarebbe ancora accettabile, bensì per i più ladri e più delinquenti.

E come non ricordare la massima di Don Manzoni, il mio parroco di San Giovanni in Bragora, a Venezia?

Ricòrdite sémpre che mi, in confessionàl, gò imparà che i disonèsti xe tùti móne: tùti, vol dir tùti…” [Ricordati sempre che io, in confessionale, ho imparato che i disonesti sono tutti stupidi: tutti, vuol dire tutti…]

E in effetti, bisogna riconoscere che la situazione attuale burocratica non può essere dovuta ad altro che alla stupidità.

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