Il caffè con l’orzo [186]

orzoRemo abitava ad Oderzo ed aveva un negozio in via Umberto Primo. Alla mattina, prima di aprire, si recava nella caffetteria X, intestata al proprietario e abitudinariamente faceva colazione con una focaccina e con un buon caffè. Un po’ di zucchero di canna, grazie.

Remo era convintissimo di avere un carattere indipendente e libero da ogni e qualsiasi pregiudizio, sia morale che sociale. Secondo lui, era una persona affatto diversa dai suoi simili: insomma, una persona originale, quasi brevettabile.

Mentre, di solito, pregustava il caffè mentalmente prima ancora di entrare nella caffetteria, quella mattina non era così e non capiva bene il perché.

Forse aveva dormito poco, forse il cambio improvviso di temperatura lo aveva influenzato, forse aveva fatto la doccia troppo calda o troppo lungamente, forse il nervosismo dipendeva da una accesa discussione politica della sera precedente, con un professore di scuola, forse… mah! sta di fatto che non aveva voglia di bere il caffè.

Meglio: il caffè lo avrebbe anche bevuto ma temeva l’influenza della caffeina sui nervi. La caffeina poteva influenzarlo negativamente ed aumentare ancor di più il malessere di quella giornata… o almeno così gli sembrava.

Va bene, pazienza, berrò qualcos’altro… ma poi, improvvisamente, il colpo di genio: berrò un caffè fatto con l’orzo! Lo bevevo anche da bambino… è come il caffè normale e questa mattina lo preferirei decisamente. Entrerò, prenderò dall’espositore una bella focaccina e chiederò un bel caffè fatto con l’orzo… proprio volentieri…

Entra nella caffetteria, buongiorno a tutti, come va, prende la focaccina e vede che, dietro la macchina del caffè, stamattina, non c’è la ragazza banconiera ma il titolare.

Remo, scherzosamente: “Quale onore! Oggi, la consumazione è preparata dal principale!”

X, giovialmente: “L’onore sarà tutto mio… prende un buon caffè?”

Remo, contrito: “Questa mattina vorrei un caffè, sì, tuttavia fatto con l’orzo…”

X ha un sobbalzo: “Ah! no! no! impossibile! incredibile!”

Remo, esterrefatto: “Come… non capisco… non ne ha?”

X, agitato: “No, no… per avercelo, ce l’abbiamo, scusi sa, ora lo preparo… ma stamattina succedono cose incredibili…”

Remo: “Vuole essere così gentile da spiegarmi…”

X: “Sicuro: negli ultimi due mesi, avremo preparato tre o quattro caffè con l’orzo, cinque al massimo. Apriamo alle sette e ora sono le nove: lei stamattina è la settima persona che chiede il caffè con l’orzo! Se andiamo avanti con questo ritmo, per questa sera ne avremo preparati almeno una trentina… lei può ordinare quello che vuole ma… perché proprio stamattina chiede il caffè con l’orzo? sembra che siate tutti d’accordo!”

Remo, assorto: “Non può essere una combinazione, una spiegazione deve pur esserci… anche nel mio negozio, in certi giorni, vogliono in parecchi la stessa cosa, che magari da giorni non si vendeva… voglio approfondire…”

Remo riflette sul fatto che era arrivato alla conclusione di bere il caffè con l’orzo sulla base di sensazioni e di un vissuto irripetibili, strettamente individuali ma i fatti hanno dimostrato che questa non è la giusta spiegazione. Nel cervello dei vari bevitori (di caffè fatto con l’orzo) ci deve essere qualcosa in comune…

Remo approfondisce nei giorni successivi e viene a sapere che:

  • Un negozio di mobili a Puja di un suo amico aveva organizzato ‘la settimana del divano’: niente da fare, la gente chiedeva solo camerette per bambini e qualche mobile per cucina. Il proprietario dice che questo fatto di chiedere le stesse cose non è proprio frequentissimo ma abbastanza frequente.
  • Il concessionario di automobili, che vende tre marche di vetture differenti, dice che in una settimana i clienti vogliono vedere principalmente una delle tre marche e magari nella settimana successiva principalmente un’altra delle tre marche. Aggiunge che, secondo lui, non c’è una chiara spiegazione.
  • Il proprietario di una discoteca dice che, senza motivo alcuno, un sabato sera, la maggior parte arriva alle undici e magari il sabato successivo la maggior parte arriva a mezzanotte e un quarto: sembra addirittura che si siano messi d’accordo.
  • Il suo amico, proprietario di un ristorante, gli conferma che quando due o tre chiedono (ad esempio) la carbonara, il cuoco prepara una decina di carbonare perché quasi sicuramente verranno richieste dai prossimi avventori.

Remo non riesce a darsi una spiegazione e allora la diamo noi:

Siamo convinti di essere diversi dagli altri, forse per protagonismo, ci riempiamo la testa di concetti come libertà, differenze, individualismo ma sembra che non sia affatto così: i procedimenti mentali sono molto simili perché vengono elaborati da cervelli che sono altrettanto simili tra loro, per non dire quasi uguali.

Bisogna riflettere attentamente su queste cose, soprattutto in relazione ai brevetti e a cose del genere.

Siamo forse più simili a dei dati statistici che a dei dati individuali. Questo non fa piacere, nemmeno a me.

Questa realtà ha il vantaggio che in qualche modo la massa degli esseri umani è piuttosto prevedibile.

Ne discende che i tedeschi continueranno a fare i tedeschi e gli italiani anche (non a fare i tedeschi ma a fare gli italiani).

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