Risata [189]

RISATAMolto è stato detto sulla risata: cose intelligenti e cose sciocche. Un libro interessante, anche se a mio avviso non centra bene l’argomento, è Homo ludens dell’olandese Johan Huizinga (Il Saggiatore, 1949).

Dopo una vita di attesa, non mi risulta che alcuno si sia avvicinato alla mia teoria. Se leggete queste brevi righe, potrete subito dopo rendervi conto di quanto incerta sia la spiegazione della ‘risata’ data da Wikipedia.

Il Devoto-Oli dice: ”Espressione più o meno intensa e sonora di ilarità ed euforia; è caratterizzata da una modificazione del ritmo respiratorio e della mimica del volto per lo stiramento delle labbra e la costrizione degli occhi: il riso è facoltà propria dell’uomo.”. Francamente, per rispondere alla nostra domanda, non si dice niente, se non che la risata è propria dell’uomo, dove dobbiamo dissentire.

E allora, finalmente, ecco la mia idea, che non è detto sia giusta. A differenza di quanto dice il Devoto, sono convinto che anche i primati ridano e che noi si abbia ereditato il meccanismo proprio da loro.

Una persona (o un primate, in genere, come uno scimpanzé) che ride mostra i denti a chi ascolta. Mostrare i denti, a mio avviso, significa:

  • Ho imparato qualcosa in questo momento.
  • Da questo momento sono più completo perché so di più, posso interagire meglio con l’ambiente e d’ora in poi avrò più probabilità di sopravvivere.
  • Vi avverto: vi mostro i denti perché da questo momento sono più pericoloso e quindi mi dovete temere di più, quindi rispettare di più.
  • Salgo più in alto nell’albero del rango, verso la cima.
  • Un po’ alla volta, spero di diventare il capo e di salire sull’ultimo, più alto ramo dell’albero del rango.

Se questo è vero, dovrebbero essere vere alcune altre considerazioni collaterali. Eccone alcune:

  • I bambini, che hanno più da imparare, dovrebbero ridere di più. (verissimo: un bambino ride in media circa 300 volte al giorno rispetto ad un adulto medio che ride 200 volte)
  • La barzelletta crea tensione sino alla risata liberatoria finale: durante il racconto della barzelletta che sto ascoltando, mi chiedo come andrà a finire perché in questo momento non ho la soluzione e quindi forse non sarei il più adatto alla sopravvivenza. Alla fine mostro i denti perché ho imparato anche questa e sono più pericoloso per gli altri, in base all’equazione non sa niente = non è pericoloso.
  • Le persone più semplici ridono anche per le barzellette sciocche o volgari, perché lunga per loro è la strada.
  • Le persone più semplici non ridono per le barzellette complesse: non saprebbero come conservarsi meglio con tale storiella, per loro è ancora troppo distante dai loro immediati obiettivi.
  • Dal punto di vista della conservazione migliore, anche un indovinello fa ridere o sorridere, perché improvvisamente, dopo l’indovinello, si sa di più.
  • Una donna che risponde alle vostre gentilezze con un bel sorriso vi affascina, perché vi dice che con voi avrà maggiori probabilità di conservarsi meglio e quindi vi fa un grande complimento (non sempre sincero, purtroppo).
  • Una donna che non vi sorride, per contro, vi dice che in voi non ha trovato niente di utile per migliorare la sua sopravvivenza.
  • Due persone che si salutano, dopo un bel colloquio, sorridendo, si danno ad intendere l’un l’altro che è conveniente, per la sopravvivenza, stare assieme e scambiarsi delle opinioni.

Famoso a questo proposito è il romanzo Il nome della rosa di Umberto Eco, dove la Chiesa, nella persona di padre Jorge, è terrorizzata all’idea del riso, perché mentre ride il popolano si libera dalle paure e non è più sottomesso.

In realtà, ridendo si libera dall’ignoranza, ride quando impara e si conserva meglio, con più conoscenze ed è questo che il priore, padre Jorge, non vuole assolutamente, per cui il libro secondo della Poetica di Aristotele, dedicato alla commedia e al riso, va tenuto nascosto nel più profondo della biblioteca, tra i libri proibiti. Il popolo bue meno ride e meno sa. Ovviamente, tenderà a non conservarsi al meglio ma questo a padre Jorge non interessa: gli basta la sottomissione dei semplici. Per spiegare questo, tuttavia, padre Jorge presenta il discorso in modo inverso: il riso è peccato di superbia. Famosa la frase dallo stesso romanzo: il riso uccide la paura e senza la paura non ci può essere la fede. Se uno sa tutto, non potrà aver paura perché si conserverà meglio.

Ma sin dal Genesi nella Bibbia il serpente cerca di dare la conoscenza all’uomo. Con la conoscenza, però, l’uomo perde l’ingenuità e la vita eterna.

La razza umana non doveva sapere e Caino, agricoltore che sudando e lavorando voleva modificare con l’intelligenza il creato, vede che i suoi doni non sono accettati mentre lo sono quelli del pastore Abele, che si limita a guardare un gregge ed a non usare la sua intelligenza. Allora, di fronte a questa ingiustizia, perde le staffe… ma vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole…(Dante, La commedia, Inferno, III, 95-96 e anche Inferno, V, 22-24)

Annunci

3 pensieri riguardo “Risata [189]”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...