Il bucato della nonna [193]

lissia

C’era una volta… una nonna, direte voi… sì, c’era una nonna, ma non aveva la lavatrice super automatica del tipo ‘ti vàrda, che fàsso tùto mi’ [tu guarda ché faccio tutto io].

In verità, a sentir dire le mamme, le nonne, le mogli e le zie, sembra che la lavatrice sia stata la più grande invenzione della storia: altro che andare sulla Luna o la minigonna! La vera, superba invenzione è stata la lavatrice.  Le donne sono state sollevate da una fatica enorme e non solo fisica: anche psicologica. Da quella volta, le donne vivono molto di più e sono più gentili coi mariti.

Come in tutte le belle storie, però, ci sono dei però. In questo caso, c’è almeno un però: la mancanza del profumo di pulito, profumato profumoso, delle lenzuola, la loro fragranza croccante, il loro colore tendente all’azzurrino, la loro ruvidezza pulita che invitava a dormirvi sopra beatamente; queste cose sono ormai perse per sempre. Sto parlando del bucato come si faceva una volta: in dialetto, la lìssia. In italiano si direbbe lisciva, ma non è proprio la stessa cosa, perché oggi vi aggiungono anche bicarbonato di sodio ed altre diavolerie.

E ora, cerchiamo di spiegare com’era veramente il bucato chiamato lìssia in versione originale.

Prima di tutto, indispensabile anche per creare un certo mistero, serve una gràmoła de porθèl [la mascella inferiore di un maiale, coi suoi denti]

Serve poi un mastello come quello della foto, con un buco sul fondo, chiuso con un tutolo di pannocchia, molto più economico di un tappo di sughero. Il mastello deve avere la sua tavola per lavare.

Poi un paiolo o due, per far bollire tanta acqua.

Poi serve parecchia cenere del camino e pezzi di sapone da bucato.

Poi serve un telo spesso, a maglia fitta, piuttosto grande, per mettervi la cenere.

Servono dei secchi per andare e venire con i panni al lavatoio.

Procedimento:

Si scalda dell’acqua, solo tiepida, e si mette la roba da lavare a bagno nel mastello per due o tre ore. Si passa tutto il bucato sulla tavola di legno e vi si strofina il sapone. Si mette il bucato nei secchi e si va al lavatoio per un risciacquo incompleto, alla meglio. Si torna a casa e per prima cosa si mette la mascella del maiale nella parte interna del mastello, in modo che la stessa sia in corrispondenza del buco sul fondo. La mascella serve per sostenere il bucato e per evitare che lo stesso bucato vada ad ostruire il foro. Con la mascella in posizione l’acqua defluisce facilmente.

 Si rimette il bucato nel mastello con la sua acqua, insaponandolo nuovamente: a questo punto il bucato, insaponato due volte, è ben zuppo d’acqua.

Si stende il telo spesso sopra il bucato e sopra al telo vi si mette la cenere. Stendendo il telo, bisogna fare attenzione che non ci siano pertugi e che la cenere non possa cadere nel bucato.

Si toglie il tappo in modo che l’acqua contenuta nel mastello defluisca, agevolata dalla mascella del maiale. Si rimette il tappo e si comincia a versare lentamente, sopra la cenere, l’acqua bollente dall’enorme paiolo o dai vari paioli. L’acqua caldissima non deve mancare. Se la stagione è fredda o si ha la sensazione che l’acqua del bucato possa essersi raffreddata, si toglie nuovamente il tappo, si fanno defluire alcuni litri d’acqua, si richiude il tappo e si aggiunge acqua bollente da un altro o dallo stesso paiolo. Si lascia la lìssia così, per tutta la notte.

Il giorno successivo, si toglie la cenere che alcuni gettano negli orti ed altri gettano nel letamaio. A questo punto si strizza il bucato facendo attenzione alle mani perché la cenere col sapone crea una miscela caustica. Il bucato vien rimesso nei secchi e riportato al lavatoio per lo sciacquo conclusivo.

L’acqua del mastello viene gettata via? No! Si usa per lavare le scale e i pavimenti in legno con una spazzola di saggina. Gli assiti diventano bianchi come il latte e le mani (non c’erano i guanti in gomma) diventano rosse come il fuoco. Specie d’inverno, quando al lavatoio c’era anche il ghiaccio…

Il bucato si mette su fili di ferro zincati o direttamente sull’erba per evitare la ruggine del ferro.

Chiedete com’era il profumo, a chi lo ha sentito.

Questo bucato veniva fatto ogni due settimane oppure, se in casa c’era parecchia biancheria, anche ogni tre.

Se toccava la lìssia il mercoledì, le donne cominciavano a lamentarsi sin dalla domenica… oggi, con la lavatrice, è un’altra cosa. Con profumi meno genuini.

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