Usanze a Venezia 7 [194]

redentoreRevisione 8 dic 2018 – Durante il mese di luglio, la festa tradizionalmente sicura è Il Redentore. La festa del Redentore è la notte precedente la terza domenica di luglio. Quindi, un sabato. Il Redentore vero e proprio è quindi il giorno dopo.

Nel periodo 1575-1577, più di un terzo della popolazione veneziana morì di peste. Tale malattia fu la stessa del 1348, che si è trascinata per l’Europa. La peste è un batterio (Yersinia Pestis, coccobacillo Gram-negativo identificato solo nel 1894) che viene ospitato dai topi, portatori non sani. I topi vengono morsi dalle pulci (portatrici sane), le quali a loro volta contagiano l’uomo. Il fatto è che nessuno sospettava questi passaggi di contagio: la medicina ufficiale, a quei tempi, non aveva la minima idea di cosa fosse la peste, di come fronteggiarla e da dove venisse.

Ci pensò il Senato veneziano, che promise al Padreterno di fare una chiesa (Redentore) alla Giudecca e di fare un pellegrinaggio annuo se fosse sparita l’epidemia. E così fu. La chiesa fu disegnata dal Palladio e siccome dalla Giudecca a San Marco non si può andare a piedi, da quella volta, ogni anno, viene fatto un ponte di barche che collega le Zattere con la Giudecca. Il sabato sera ci sono dei fuochi d’artificio giganteschi e la domenica ci sono ben tre regate di tipiche barche veneziane. La processione si fa la domenica mattina.

Ma vediamo come si comportano tradizionalmente i veneziani durante la notte del Redentore. Distinguiamo tra coloro che andranno con una barca in laguna, o meglio nel Bacino di San Marco e coloro che non ci andranno. Ancora oggi si discute se sia meglio andarvi in barca oppure no. Comunque, il menù preparato dai veneziani è lo stesso, barca o non barca.

Vantaggi di andare in barca:

  • Il prestigio. (Ièri séra gò vìsto i fóghi da ła bàrca…) [Ieri sera ho visto i fuochi d’artificio dalla barca]
  • Usare la barca stessa (le occasioni non sono moltissime).
  • Prendere il fresco.
  • Vedere i fuochi da vicino.
  • Cenare nella barca.
  • Siccome le barche sono appiccicatissime, conoscere gente nuova, fare chiacchiere nuove e scambiarsi le vivande. Salire, per fraternizzare, sulla barca vicina.
  • Restare fuori sino alle quattro di mattina (molte volte, anche volendo rientrare prima, non è possibile farlo sino a quando non s‘inizi un certo deflusso delle imbarcazioni).

Svantaggi di andare in barca:

  • Una stancata terribile e litigi con chi vuole passarvi davanti a tutti i costi.
  • La barca rovinata da citrulli prepotenti che non sanno andare.
  • Prega Dìo che no pióva o che no sìa marùbio, parché saréssimo de sicùro blocài. In mànco portémose un impermeàbiłe col capùcio: le ombrèłe no i te łàssa vérzerle ànca se pióve, parché i vól vardàr i fòghi in stésso. [Prega Dio che non piova o che non ci sia maretta, perché saremmo sicuramente bloccati. Almeno portiamoci un impermeabile col cappuccio: gli ombrelli non te li lasciano aprire anche se piove, perché vogliono guardare comunque i fuochi d’artificio].
  • Se c’è caldo, prenderlo tutto (il caldo) ed essere bloccati.
  • Ricevere le scintille dei fuochi, che possono cadere nella barca e bruciarti i vestiti, soprattutto se c’è vento di scirocco, di mezzogiorno o di libeccio: la bora andrebbe bene perché soffierebbe  giusta, portando le scintille verso la Giudecca e non verso le barche.
  • Cenare nella barca: scomodo, vino bianco e tutto il resto caldo, cibo che cade sul fondo dell’imbarcazione. La barca non è, comunque, un ambiente per sprovveduti: è solo per persone ordinatissime.
  • Scambiare la tua roba da mangiare, buona, con quella del vicino, sicuramente meno buona.
  • Può capitarti di essere vicino a dei miserabili che ti fanno innervosire od essere vicino a dei gran signori che ti fanno invidia: in ogni caso, te tòca sentìr ciàcołe, magàri insùlse. [Devi ascoltare chiacchiere, magari stucchevoli].
  • Se sei stanco, soprattutto coi bambini, non puoi rincasare.
  • Bisogna andare via da casa molto presto, altrimenti non si trova posto e il sole ancora alto (al 18 luglio) non è molto piacevole, soprattutto se sei circondato da migliaia di barche tutte appiccicate che tolgono l’ultima sbìgoła de ària. [L’ultimo refolo d’aria].
  • Non si deve assolutamente aver bisogno della toilette (dove vai?), a meno che tu non abbia uno yacht con tanto di servizi igienici.
  • Di buttarsi in acqua e fare un bagno, neanche a pensarci, per un sacco di motivi: acqua sporca, non c’è lo spazio per buttarsi, l’ilarità generale dei presenti e gli spruzzi che solleveresti non farebbero comunque piacere a nessuno, senza contare che è proibito dal regolamento comunale.
  • Il posto che si trova non è mai come si sperava: sempre peggiore.
  • Préga Dio che su ‘na bàrca da vissìn no ghe sìa qualchedùn che se sénte mal: alóra, ła seràta ła sarìa rovinàda. [Prega Dio che in una barca vicina non ci sia qualcuno che si sente male: allora, la serata sarebbe rovinata].
  • No stè portàr càni o gàti: bèstie ghe n’è in stésso. [Non portate cani o gatti: bestie ce ne sono lo stesso]. Sempre per le necessità corporali…

Eppure, c’è gente che va in barca e che si farebbe uccidere piuttosto che rinunciarvi.

E c’è gente che non va in barca e che si farebbe uccidere piuttosto che andarvi.

C’è, poi, gente che certe volte va e certe volte non va.

Una volta ne ho sentita una, in Campo San Giovanni Grisostomo, da uno sconosciuto:

El Redentór! Mi no vàdo mìga in bàrca, sa, co tùta quéła zénte, càldo, mìcrobi, małatìe… se podarìà ciapàr ànca ła pèste, no se sa mài… co ti ła gà ciapàda, ti ła gà ciapàda…” [Il Redentore! Io non vado mica in barca, sai, con tutta quella gente, caldo, microbi, malattie… si potrebbe prendere anche la peste, non si sa mai… quando l’hai presa, l’hai presa…]

Scherzava? Dal tono, non sembrava che stesse scherzando.

E veniamo al menù tradizionale, dove ovviamente ci possono essere delle varianti:

  • Antipasto di sardine in saór. [in sapore]
  • Spaghetti con una salsa di cipolle e sardine soffritte in tegame. (Quasi uguale all’antipasto).
  • Bovołéti co l’àgio. [Lumachine, i babbaluci siciliani, di terra lessate e poi condite con olio, aglio, pepe sale e prezzemolo. Servitele con fette di polenta abbrustolita]. La cosa più semplice è usare uno stuzzicadenti per estrarre l’animale dal guscio. Vino bianco.
  • Frittata con uova di seppia (latticini) e prezzemolo. I latticini bisogna trovarli.
  • Pomodori, da mangiare così come stanno: col caldo atroce, la cosa più richiesta.
  • Vino bianco, il più fresco possibile (ma dopo ore di barca, di solito non è fresco). Meglio avere una ghiacciaia portatile. Tanti mettono la bottiglia in una retina e la appendono al bordo della barca, così la bottiglia si spacca meglio contro le altre barche.
  • Anguria, la più fresca possibile (ma dopo ore di barca, di solito non è fresca). Meglio avere una ghiacciaia portatile. Tanti mettono l’anguria in una retina e la appendono al bordo della barca, così l’anguria fa la fine della bottiglia.
  • Parecchi termos di caffè, da bere alle tre del mattino per non cadere in acqua dal sonno.
  • Baicoli di Colussi: anche se si rompono, sono buoni lo stesso. Col vino o col caffè.
  • L’àqua marsìsse i pàłi e’l vìn guarìsse tùti i màłi, ànca ła pèste. [L’acqua marcisce i pali e il vino giarisce tutti i mali: in particolare, anche la peste.]
  • Giuggiole (zìzołe). [Ziziphus jujuba]
  • Legnetti di liquirizia (da masticare) per i bambini e lasciate che si impiastriccino di giallo e di marrone a volontà. Fa andar su la pressione ma i bambini non hanno di questi problemi.
  • Caramelline e in genere qualcosa per passare il tempo, come le stràca ganàsse [castagne secche, letteralmente stanca-guance].
  • Un binocolo per guardare i fuochi che fa molto fino anche se non serve a niente. Per i bambini, tuttavia, è molto divertente (sempre che non  lo buttino in acqua).

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