Una storia al Danieli [195]

DanieliInternoRevisione 8 dic 2018 – Dante Barozzi, di nobile lignaggio veneziano (casa vècia) [casa vecchia: una delle casate originarie di prima della Serrata del Gran Consiglio, nel 1297], aveva frequentato con grande successo l’Accademia di Belle Arti di Venezia e ne era uscito col massimo dei voti.

Appassionato di fotografia fin da bambino, ne aveva fatto la sua professione ed era uno dei fotografi più famosi a livello internazionale. All’hotel Danieli lo attendeva un grosso industriale australiano che voleva affidargli un servizio fotografico su Venezia per reclamizzare una linea di profumi che si chiamava ‘Venetian dream’, [Sogno veneziano].

Beatrice Bembo, di nobile lignaggio veneziano (casa vècia), aveva frequentato con grande successo l’Accademia di Belle Arti di Venezia e ne era uscita col massimo dei voti. Appassionata di arte fin da bambina, era diventata una specialista di arredamenti artistici per interni. Graziosissima, posava anche come modella per fotografie di abbigliamento e calzature. La direzione del Danieli l’aveva chiamata per studiare un effetto, artistico e sonoro, particolare per la hall e per la reception: un canto di cicale. Banalmente, si sarebbero potuti mettere dei piccoli altoparlanti che riproducessero il concerto degli insetti ma si sperava in una qualche soluzione più raffinata, anche esteticamente.

Benché avessero frequentato la stessa scuola e Beatrice avesse solo due anni meno di Dante, i due non si erano mai incontrati, né a scuola né altrove e sì che il centro cittadino è piccolo.

Dante aveva appena finito di parlare con l’australiano ed era di fronte alla porta a vetri girevole per uscire dal Danieli.

Beatrice, in anticipo di dieci minuti, era di fonte alla porta a vetri girevole per entrare al Danieli.

La spinta poco energica – Prima parte

Dante stava per uscire dal Danieli e non sospinse la porta girevole troppo energicamente ed ebbe l’impressione che la porta fosse occupata, o forse bloccata, da una ragazza che stava entrando: siccome la ragazza era splendida ed egli non poteva uscire, perché la porta era in movimento, attese il giro completo dei cristalli girevoli per osservare meglio la ragazza, la quale a sua volta lo vide e, non sapremo mai se per errore o se per civetteria, lasciò cadere la borsetta sul foltissimo tappeto rosso della hall.

Dante la raccolse immediatamente e, con un sorrisone, la porse alla splendida ragazza, dicendo: “Dante Barozzi, molto piacere.”

La ragazza rispose, con un bel sorriso: “Beatrice Bembo, il piacere è mio…”

Dante disse: “Bembo…  di casa vecchia?”

Beatrice: “Si… Barozzi… di casa vecchia?”

Dante passò decisamente a dare del tu: “Sì, sì… ma tu hai sempre vissuto a Venezia? mi sembrerebbe strano: non ti ho mai vista, me lo ricorderei eccome…”

Beatrice: “Sì, sì, sempre a Venezia… e tu…”

Dante “Venezia, sempre… io ho fatto l’Accademia… e tu?”

Beatrice: “Anch’io! Corso A!”

Dante: “Io corso C…”

Si dissero poi l’un l’altra che, con due anni di differenza, come non si fossero mai incontrati: incredibile.

Tu cosa fai e tu cosa fai.

Dante: ”Potrei chiederti di farmi da modella per una linea di profumazione australiana ‘Venetian dream’? se vuoi, aspetto che tu finisca con le cicale e poi ti porto a colazione all’Harry’s Bar… così ne possiamo parlare…”

Beatrice: “All’Harry’s Bar… sono stata una volta sola… mi piacerebbe… ma non vorrei metterci troppo, con le cicale…”

Dante: “Ho una borsa piena di notizie da leggere, sul ‘Venetian dream’: fai con calma, che intanto mi guardo le carte e ti aspetto su quella poltrona… stai tranquilla, ché da lì non mi muoverò…”

All’Harry’s Bar si resero conto di essere due anime gemelle: s’innamorarono, si sposarono e furono felici e contenti, meglio che in una fiaba.

Qui finisce la Prima parte e s’inizia… unico cambiamento: la forza della spinta sulle porte girevoli.

La spinta molto energica – Seconda parte

Dante sospinse la porta girevole energicamente ed uscì dalla porta girevole, mentre nell’altra metà c’era una ragazza che stava entrando. La ragazza dovette attendere, perché la porta aveva un’inerzia molto pronunciata.

Dante vide con la coda dell’occhio la ragazza e pensò che si trattava di una donna splendida, forse straniera ma uscì per gli affari suoi, pensando al profumo dell’industriale australiano.

Beatrice vide con la coda dell’occhio l’uomo che usciva e pensò che si trattava di un bell’uomo, forse straniero ma entrò, pensando a questi del Danieli e all’idea strampalata delle cicale.

Dante e Beatrice non si videro mai più, esattamente come non si erano mai visti prima. Nonostante Venezia sia piccola, Dante non sentì mai parlare della modella Beatrice Bembo, né della sua arte. Beatrice non sentì mai parlare del fotografo Dante Barozzi, né dei suoi successi.

Dante si sposò con una donna ma non fu felice, né mai seppe quello che aveva perso.

Beatrice si sposò con un uomo ma non fu felice, né mai seppe quello che aveva perso.

Dicono che le anime gemelle siano due in tutto l’universo mondo: dicono che siano soltanto due.

La conclusione – Terza parte

Sono obbligato a farvi una domanda: preferite la prima parte dove vissero felici e contenti o la seconda, dove non vissero né felici, né contenti?

E, secondo voi, può capitare anche a voi o no? magari ci è capitato… e se è capitato anche a noi, potremmo non saperlo comunque, come è successo a Beatrice e Dante, nella seconda versione della storia.

Nella Revisione effettuata l’8 dicembre 2018, mi veniva voglia di cancellare la seconda versione della fiaba:  così la sfortuna imparerebbe a non fare la carogna e a lasciare un poca di felicità a tutti. Poi, però, non avrei più potuto scrivere quest’ultimo giudizio.

1 commento su “Una storia al Danieli [195]”

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