La margherita e il pino [197]

PinoPer i bambini, dai più piccoli sino agli …anta. Il pino non era molto soddisfatto. Anzi, era piuttosto nervoso e infastidito. Erano venuti alcuni scoiattoli e gli avevano rubato parecchie pigne, eppure era convinto che non le mangiassero: di solito, gli scoiattoli andavano in un albero di nocciole lì vicino e facevano scorpacciate di tutti i frutti che trovavano.

Poi come se non bastasse, nascondevano sotto terra le nocciole che non riuscivano a mangiare e le nascondevano proprio lì, ai suoi piedi. Gli scoiattoli non dovevano essere molto svegli: il giorno dopo ritornavano per prendersi le nocciole nascoste ma non si ricordavano più dove le avessero messe e, per cercarle, ribaltavano tutto il terreno circostante, come se fossero stati delle talpe.

Alcuni esseri umani erano venuti con dei lunghi bastoni (àtole in dialetto) per prendersi le pigne, perché gli uomini apprezzano molto i pinoli per farne dolci, per farne il pesto alla genovese oppure semplicemente per mangiarseli. I pinoli, si sa, costano un occhio della testa.

Naturalmente, sotto i colpi dei bastoni, le fibre dei rami delle conifere si rovinano e tutto il pino ne soffre. C’erano poi quei picchi: il picchio rosso e suo cugino, il picchio verde, che facevano un rumore d’inferno per bucherellare tutta la sua corteccia e questo era il lato negativo. Il lato positivo era che i picchi si facevano delle scorpacciate di larve di insetti e di vermetti, ripulendo per bene il suo tronco ed evitandogli malattie.

C’erano poi oltre ai picchi che potevano nidificare in grossi buchi, anche altri uccelli: i merli e i tordi, le tortore e gli scriccioli, le cinciallegre e quelle maleducate delle gazze, chiassosissime e ladre, tutti lì da lui per fare il proprio nido.

Un gattone soriano stava, occasionalmente, ore ed ore ai suoi piedi per studiare i nidi e non si decideva mai a salire, perché poi aveva problemi a tornare giù. Era un gatto scalatore ma non discesista.

E poi c’era madama Bora, che soffiava dall’est-nord-est come una pazza, come se avesse firmato un contratto. Lui le aveva detto: “Bora, guarda che non ho le radici molto profonde, non sono un’angiosperma moderna, sono una gimnosperma antica e le piante come me, se il vento è troppo impetuoso, possono anche cadere. Se mi fai cadere, poi ti resterò sulla coscienza…”. Lei aveva risposto che nessuno si lagnava di lei e che lui doveva farsi vedere dal dottore degli alberi squilibrati: anzi a guardar bene, disse, era proprio un poco squilibrato, in effetti pendeva un poco verso nord…

C’era poi un uomo, probabilmente greco, che cercava la resina del pino per metterla nel vino bianco, secondo l’usanza del suo paese, per evitare che il vino bianco deperisse. Qui nel Veneto la resina non è necessaria ma l’uomo greco mettendo la resina nel vino placava la nostalgia di casa. Quest’uomo, con un coltellino, cercava la resina.

Per finire, c’era il falegname Antonio che aveva adocchiato il suo fusto… e probabilmente s’immaginava di fare col suo legno una madia o una camera da letto o chissà quale altra diavoleria, indubbiamente stupida, pensava il pino: cosa si può fare col mio legno se non una carognata?

Costui, Antonio il falegname, era il più pericoloso di tutti ed ormai veniva ogni due o tre mesi a controllare la crescita del pino…

E pensare che una volta, milioni di anni fa, i pini avevano cominciato un gioco crudele: aspettavano che venissero ai loro piedi delle mosche, degli insetti o animaletti del genere e poi…zac! li centravano con una goccia di resina. C’era anche un concorso fra chi centrava meglio gli insetti. I malcapitati rimanevano prigionieri della resina e morivano. Dopo milioni di anni, la resina diventava dura come la pietra e gli uomini allora la chiamavano ambra: se conteneva anche degli insetti era pregiatissima e costosissima e ne facevano orecchini, braccialetti ed altri gioielli per le donne.

Quindi… quindi lo stato d’animo del pino non era dei migliori ed aveva voglia di sfogare il suo malumore: cosa c’è di meglio che sfogarsi con uno più debole o comunque più educato?

Fu così che vide ai suoi piedi una margheritina, specie floreale notoriamente molto educata, adatta tra l’altro a far sapere se si è amati o meno: pensò di sfogarsi con lei.

Pino: “Tu, perché sei venuta proprio qui? Non vedi che ci sono io? Come ti permetti di infastidirmi?”

Margherita: “Scusami tanto ma sono nata qui e non ci sono venuta apposta. Bisogna ringraziare le api che hanno fatto tutto il lavoro… anche tu sei stato portato dal vento…”

Il pino, che non sa più cosa dire: “Quanto la fai lunga! Hai anche una coccinella sopra di te: quasi quasi la centro con una goccia di resina! E se dico che la centro, la centro!”

Margherita: “Ma io con la coccinella non ho niente a che fare… comunque cerca di scusarmi, pino…”

Pino: “Pino? A me? Chi ti ha dato questa confidenza? Non chiamarmi Pino! Chiamami signor Giuseppe!”

Margherita: “Va bene… va bene…”

Poi, la margherita si rivolge sottovoce alla coccinella: “Che caratteraccio… vola via, prima che il signor Giuseppe ti faccia diventare un gioiello d’ambra…”

Squàquara Sibìlla, Pimpironìa:

Dite la vostra, ché ho detto la mia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...