Il fattore con tanti figli [198]

fattoreIl potere, quand’è al potere, ha molto potere… è vero, verissimo, epperò c’è una sorta di arroganza in chi ha questo potere, infatti non riesce a resistere alla voglia di mostrarlo.

Ma non si pensi che sia semplicemente un’esibizione: no, no… costi quello che costi (e di solito non costa quasi niente), il potente vuole mostrare il potere perché più dimostra che lui può abusare delle regole e delle persone e più si sente importante.

Lo stesso avviene, per inciso, nelle organizzazioni.

Alla faccia della moralità auspicata da chi non comanda (il potere logora chi non ce l’ha), un’organizzazione è tanto più potente quanto più impunemente può commettere i suoi soprusi. Pensateci bene.

Così, obbligare la statua della Madonna ad inchinarsi di fronte alla casa del potente è un segno di grossissimo potere che il popolino non dimentica.

Decidere l’ostracismo a scrutinio segreto quando comoda e a scrutinio palese quando comoda, al di là delle chiacchiere a giustificazione, è come dire: “Vedete cosa può fare il nostro partito? Non siate sciocchi! Venite con noi! Se venite con noi, potrete commettere impunemente i vostri schifosi abusi, piccoli o grandi che siano.”

Le leggi suntuarie, di cui abbiamo già parlato altrove, cioè le leggi per proibire ai potenti di esibire le loro ricchezze, ci sono sempre state e non sono mai servite a niente. Anzi, nell’antica Roma, più volte le matrone si sono sollevate contro tali leggi: che gusto c’è a far lavorare i mariti se poi non possiamo ostentare gioielli e vestiti, dandola sul naso ai pezzenti?

Nel Medio Evo i vestiti delle nobildonne erano lunghi, molto lunghi, per il semplice motivo che le stoffe costavano un occhio e mezzo della testa: talmente lunghi che servivano i paggi per sopportare lo strascico e se non è esibizione questa…

E cosa sono in realtà i prodotti griffati? Non posso comperarmi la Ferrari ma il miglior telefonino lo posso comperare e mi voglio mettere in mostra… nel mio piccolo, faccio la cosa più grande che posso…

Le ferie sono belle purché, quando si torna a casa, ci sia qualcuno che ci possa invidiare: non vale per tutti, ovviamente, ma per molti, sì…

Santa Madre Chiesa ci ha provato a proibire l’invidia, che è il sentimento complementare dell’esibizione: uno esibisce e l’altro prova invidia… tuttavia la Chiesa non ha avuto troppo successo, anzi, parecchi vanno a Messa per ostentare, per mostrare il proprio potere e per sentirsi invidiati il più possibile.

Si ha un bel dire col proverbio: “L’ostentazione riempie le teste vuote.”: non gliene frega niente a nessuno o quasi e nessuno o quasi rinuncia ad ostentare.

E c’era anche un fattore che mostrava il proprio potere facendo figli in continuazione. Ma non con la propria moglie…

Una volta, una gentile signora mi ha detto: ma insomma, questo fattore, poteva divertirsi senza arrivare a fare decine di figli, con qualche piccolo accorgimento protettivo…

Mi dispiace ma non è così. E’ proprio facendo tanti figli di qua e di là, tutti somiglianti al padre, che si dimostra il potere. I figli somiglianti sono una dimostrazione inequivocabile e non un semplice sospetto.

Mi fàe quel che vùi, comànde mi, mi ve méte le fémene inθìnte e’l prìmo che pàrla, co rìva San Martìn ghe dàe na peàda tel cùl...” [Io faccio quello che voglio, comando io, vi metto le mogli incinte e il primo che parla, quando arriva San Martino gli do una pedata nel culo…]

A San Martino, 11 novembre, finiva la stagione agricola, si facevano i conti ed il fattore, a suo insindacabile giudizio o quasi, decideva quali mezzadri e quali fittavoli potessero rimanere per la stagione seguente…

Forti di tale conoscenza, possiamo ora capire perché, quando una aveva le corna, si usava dire: “A San Martìn el se vòlta (sul lèt) da cheàltra bànda…” [A San Martino, si volta (nel letto) dall’altra parte]. Nel senso che, avendo il fattore abusato della fémena, il marito, a San Martino, poteva dormire sonni tranquilli (girarsi dall’altra parte) perché probabilmente nessuno lo avrebbe mandato via.

Probabilmente, perché non sempre era così, certi mezzadri, coi figli somiglianti al fattore o meno, venivano mandati via lo stesso.

Al che, il popolo aveva inventato: “Toni l’è stàt mandà via, anca se’l fiòl no ghe somèja…” [Antonio è stato mandato via, anche se il figlio non gli assomiglia] sottintendendo che assomigliava a sua maestà il fattore e non ostante questo era stato cacciato via.

Alla faccia di tutte le disposizioni di legge, il potere del fattore nei confronti dei mezzadri o fittavoli era quasi assoluto. Chi andava a protestare dal proprietario della terra per lagnarsi del fattore, molte volte non veniva nemmeno ricevuto, anche se l’amministrazione prendeva buona nota del nome del contadino, per ricordarselo a San Martino e mandarlo via: tutto sommato era un disturbatore della quiete invalsa.

Il fattore, poi, poteva chiedere al contadino delle percentuali extra sul raccolto: e bisognava pagare… pena l’allontanamento. Il fattore quindi era pagato sia dal proprietario che dai contadini.

Se si sentiva la gente che diceva: “Fémena brùta, pòchi còrni e tànta fàn” [Moglie brutta, poche corna e tanta fame] significava per l’appunto che, se la moglie era brutta, il fattore non se ne approfittava ma in compenso chiedeva delle percentuali speciali al malcapitato, che si trovava ridotto alla fame.

Era insomma quasi uno jus primae noctis [diritto della prima notte], il diritto medioevale che consentiva al feudatario di trascorrere la prima notte con le mogli dei servi.

Il fattore di cui stiamo parlando non finì male: non siamo nei film, dove i cattivi vengono castigati; egli morì tranquillamente nel suo letto. Una carogna senza dignità, purtroppo impunita su questa terra.

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