Ca’ Bianca [199]

ballerino
Il manifesto della Dancing Hall di Ca’ Bianca, 1960.

In cinque di loro, non si fanno nomi ma ci sono tra i cinque anche dei grossi personaggi televisivi, volevano dar vita ad un complesso moderno. Parliamo del 1960. Da pochi anni arrivavano dagli Stati Uniti, sui dischi a 78 giri, delle musiche incredibilmente moderne. Basti pensare che, in Italia, il sound dominante del tempo era quello di Gino Latilla, con brani come ‘Vecchio scarpone’ (1953) o ‘Tutte le mamme’ (1954) oppure di Nilla Pizzi con ‘Vola colomba’ (1951).

Senza offesa, come potevano competere con ‘Rock around the clock’ di Bill Haley (1956) o con Only You dei favolosi Platters (1955)? Non potevano competere nel sound: nel resto, non mi pronuncio.

Era appunto il sound che era incredibilmente diverso. La coralità, che derivava dai ‘Gospel’ di New Orleans, dalla scala di rock, con suoni ascendenti in maggiore e diversa con suoni discendenti con la terza in bemolle, non erano comparabili: era un altro mondo. Ma non vogliamo qui fare una trattazione musicale, lo scopo è invece quello di parlare della dabbenaggine del capo del nuovo complesso.

Il complesso in via di formazione suonava bene. Aveva un nome: X. Uno dei componenti era professore di uno strumento che non diciamo per discrezione, gente che sentiva un mi cantino fuori di un ottavo di tono tra venti strumenti. Insomma, per essere dei professionisti, al complesso mancavano solo i quattrini.

Fu così che tutta Venezia (giovani e musicisti) parlava della nuova band (batteria, chitarra basso, violino, chitarra tenore oppure tastiere e sassofono con due suonatori che sapevano anche cantare, uno mezzo tenore e uno in controcanto) e tutti accorrevano alla diga del Des Bains al Lido per assistere alle esibizioni gratuite: le esibizioni gratuite erano la specialità del nuovo gruppo.

Vi ricordo che i Beatles cominciarono nel 1957. I pezzi della band comprendevano anche molta musica sudamericana, come ‘Brigitte Bardot del brasiliano Jorge Veiga (1960), oltre che ai vari orecchiabili a tempo di mambo come Patricia del 1958 di Perez Prado e altri di Xavier Cugat (1957) con la moglie Abbe Lane.

In Italia, non c’era assolutamente niente di tutto questo, quindi trovare cinque pazzi sulla rotonda del Des Bains o dell’Excelsior al Lido che suonavano gratis era un successo assicurato, talmente grande che c’era sulla spiaggia anche la Pubblica Sicurezza.

excelsior
La diga della rotonda Excelsior, al Lido di Venezia, 1961.

Ca’ Bianca era il primo quartiere che si trovava dopo l’hotel a mille stelle Excelsior, ex-sede dell’ambasciatore ottomano. A Ca’ Bianca c’era una sala da ballo abbastanza decente ma con un misero grammofono che suonava valzer e tango.

Il gestore della balera venne a sentire il gruppo sulla rotonda dell’Excelsior e rimase stravolto. Attese sino alla fine dell’esibizione e disse: “Voi venite a suonare da me. Ditemi quanto volete di caparra che vi faccio l’assegno subito.”

Il capo (chitarra e tastiere) chiese due minuti al signor L (L sta per Ladro), convocò gli altri quattro (che erano là…) e decisero che come caparra volevano Tot1, poi ogni sera sarebbe stata una certa cifra Tot2 con l’impegno reciproco sino al 30 settembre.

Il signor L firmò spontaneamente un assegno pari al triplo della caparra richiesta Tot1 e disse: “Ci vediamo lunedì prossimo alle nove di mattina. Farete le prove, mi direte cosa vi serve e cominceremo sabato, così intanto faremo pubblicità. Ciao.” E se ne andò.

La sera volevano festeggiare in pizzeria ma non avevano i quattrini: avevano però l’assegno. Il capo banda andò da suo padre alle sette di sera, consegnò l’assegno e si fece dare il necessario per cinque pizze e cinque chinotti (la Coca Cola stava prendendo piede ma non era troppo diffusa).

In pizzeria in Campo Santo Stefano fu serata di sogni faremo così faremo colà chi l’avrebbe mai detto siamo sulla strada giusta abbiamo il futuro in mano eccetera viva la musica viva la band e viva noi merito tuo sì ma anche mio insomma merito di tutti. Amen. Il giorno dopo ci fu la suddivisione della generosa caparra tripla, meno quanto speso in pizzeria e tutti contentissimi: mai vista né mai sognata una cifra del genere.

Il lunedì nella balera: non è male, serve questo, serve quello eccetera. Il mercoledì, il ladro L aveva procurato tutto il necessario. La band, intanto, preparava i pezzi da segnalare alla Siae e studiava l’acustica, spostando gli altoparlanti in modo acconcio.

Nel frattempo, in tutta la città, alcuni ragazzi pagati a cottimo avevano affisso nelle pasticcerie, nei bar, nei negozi delle mercerie, delle locandine azzurre, col disegno fatto dal capo della band (vedi figura):

“Dancing Hall X di Ca’ Bianca al Lido! Complesso Y! La musica del futuro! Il nuovo che avanza! Musica rivoluzionaria! Ballo e divertimento garantiti! Bla, bla, bla… Apertura Sabato X Luglio 1960, ore 21. Chiusura ore 3. Autorizzazioni di legge eccetera. La cassa apre alle 20. Prenotate i tavolini con posto a sedere al numero 041… Gentil sesso mezza tariffa…”.

Come confrontare una cosa del genere con un grammofono? Non si poteva confrontare.

Riuscirono ad entrare un terzo dei fans. La balera era piena come un uovo. I prezzi erano elevati ma non troppo e la band ha fatto i conti che solo la prima sera il signor ladro L aveva recuperato una buona metà della caparra.

Suonarono sino alle cinque: ballavano anche i poliziotti in borghese, i quali invitavano i colleghi in divisa a chiudere tutti e due gli occhi circa i problemi di orario. Il primo pezzo fu ‘Sixteen tons’ dei Platters, solo suonato col sassofono, non tutti lo conoscevano ma fu un successo mostruoso comunque, da far venir giù la balera.

I cinque alternavano sistematicamente pezzi di rock’n roll con lenti, anzi lentissimi. I lenti erano molto richiesti per un motivo ben noto e i rocks per altri motivi.

C’era anche uno del quotidiano locale, il quale dopo due giorni (alle cinque il giornale era già stato stampato) pubblicò un articolo molto lusinghiero.

Alle cinque, tutti a dormire con L che diceva: “Questa sera (domenica) stessi pezzi identici, stessa Siae, così basta copiare il bordereau e anche perché cavallo vincente non si tocca. Questa è la volta che facciamo la grana.”

Alla fine di luglio L disse che avrebbe pagato a fine agosto e a fine agosto disse che avrebbe pagato tutto a fine settembre perché aveva problemi di cassa.

Naturalmente a fine settembre non pagò niente e i cinque disperati stanno ancora aspettando.

Ma volete sapere l’ultima? Nell’estate 1961 i cinque polli, rintontoniti di promesse, suonarono di nuovo senza beccare una lira, per tutta la stagione. Poi, capirono che forse L era un ladro e decisero (a malincuore, perché si divertivano un mondo) di non suonare più.

Se vi chiedete come sia stato possibile, vi dico che è stato molto ma molto possibile, anzi possibilissimo, tant’è vero che è successo.

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