Il vecchio degli occhiali [200]

occhialiEsisteva ed esiste ancora, a Santa Maria del Piave, nel comune di Mareno di Piave, lungo il fiume Piave, una casupola abitata da un vecchio vecchione, di nome Celestino Trevisàn, che ogni mattina, estate o inverno che fosse, entrava a piedi nudi nell’acqua del fiume e ogni mattina, non appena entrato nell’acqua, diceva come prima parola: “Aaaahh!”

Poi, se fosse stato inverno, avrebbe aggiunto: “Questa mattina l’acqua del Piave è molto fredda e ristora i muscoli…”; se invece fosse stata estate, avrebbe aggiunto: “Questa mattina l’acqua del Piave è bella fresca e ristora i muscoli…”

Mi sono dimenticato di raccontarvi degli occhiali: Celestino aveva la bellezza di 366 paia di occhiali magici, numerati, uno per ogni giorno dell’anno, compreso il giorno bisestile. Benché avesse 366 paia di occhiali, non era obbligato ad alternarli ogni giorno: ad esempio, gli occhiali numero 56 erano tra i suoi preferiti, così come quelli col numero 321. In realtà, ne usava circa una decina di paia in tutto l’arco dell’anno.

Ma in cosa consisteva la magia? Ve lo dico subito.

Nell’esempio precedente, era entrato nell’acqua con gli occhiali numero 56; avrete notato che era sempre contento, estate ed inverno, perché erano gli occhiali dell’ottimismo: quando indossava il modello 56, occhiali dell’ottimismo, vedeva tutto rosa. Se invece, ad esempio, avesse optato per gli occhiali numero 57, quelli del pessimismo, avrebbe detto: “Aaaahh!”. Poi, se fosse stato inverno: “Maledizione! Schifosissima acqua! Com’è fredda questa mattina, si rischia un accidente”; se invece fosse stata estate: “Maledizione! Com’è umida questa mattina quest’acqua infame, mi prenderò un reumatismo”.

Gli occhiali magici numerati creavano quindi un atteggiamento della persona e ne determinavano il carattere sino a quando non fossero stati dismessi.

Nel libro “La magia magica degli occhiali invisibili”, scritto da Celestino, si può leggere:

Sono nato nel 1563, alla fine del Concilio di Trento e da quella volta mi sono sempre occupato, per volontà divina, degli occhiali magici. Tali occhiali sono invisibili per tutti ma non per me, che ho l’incarico di accudire alla buona riuscita dell’esperimento. Da sempre, tutti gli esseri umani nascono con tali occhiali invisibili, i quali sono uguali per tutti sino ai sei anni di età. Dai sei anni e sino ai dodici sono modificabili dall’atteggiamento del proprietario. Dai dodici anni in poi, gli occhiali magici non sono più modificabili. Esiste tuttavia una persona sola al mondo che, dopo i dodici anni, può modificare gli occhiali magici: si tratta, in questo momento, di Celestino Trevisàn, cioè del sottoscritto; quando non ci sarò più, l’incarico passerà a qualche altro, secondo il volere divino.

Ogni tanto, qualcuno andava a far visita a Celestino e diceva: “Celestino, questi sono sei bei polli per te e anche questa bella forma di formaggio stagionato è per te. Lo sono anche questi cinque chili di buone noci e nocciole, fresche. Celestino, ho paura che i miei occhiali magici abbiano qualche difetto. Potresti dare un’occhiata?”

Celestino faceva sedere il visitatore su di una poltroncina e diceva: “Chiudi gli occhi e tienili chiusi fino a quando te lo dico io.” Poi metteva le mani sugli occhi del visitatore, toglieva gli occhiali magici che solo Celestino poteva vedere e li metteva in un secchio d’acqua magica del Piave, acqua prelevata da una pozza speciale del fiume, nella quale pozza c’erano rane, tritoni e salamandre.

Come immergeva gli occhiali magici, Celestino vedeva l’effetto degli occhiali: in questo caso, sulla superficie dell’acqua del secchio, vedeva scene di litigi colorati di giallo, il colore della gelosia ma vedeva anche scene di violenza con colori rosso sangue, il colore dell’omicidio.

Allora Celestino diceva: “I tuoi occhiali, che tu e solo tu ti sei costruito dai sei ai dodici anni, sono quelli di un geloso ma non solo: la tua gelosia potrebbe arrivare sino agli istinti omicidi. Ora dimmi se ho parlato bene”. Celestino sapeva già di aver parlato bene…

Nel nostro caso, questo visitatore disse: “Celestino, è proprio così: aiutami tu, perché molte volte non so nemmeno più quello che faccio.”

Celestino gli cambiò gli occhiali, accontentandosi dei polli, del formaggio e delle noci e nocciole: “Ora ti metto gli occhiali numero 68 per farti fare una prova di cinque minuti: apri gli occhi e dimmi come ti va.”

Il visitatore, dopo due o tre minuti, rispose: “Mi sembra molto bene: ora penso, diversamente da prima, che un marito non può considerare la moglie come un oggetto di sua proprietà. Se veramente non le interesso, allora vengono a mancare le premesse del matrimonio ed ognuno andrà per la sua strada… mi sembra, insomma, di essere un’altra persona.”

Celestino: “Vuoi tenere il numero 68? Cioè quelli che hai su ora?”

Visitatore: “Sì, sì, tengo questi, grazie…”

Celestino concluse con la frase che usava sempre per chiudere le visite: “Pur se con qualche difficoltà, avresti potuto cambiare gli occhiali magici anche da solo…”

Se invece il visitatore avesse fatto storie, il cambio degli occhiali gli sarebbe costato una cifra ma… ma in certi casi Celestino, a suo insindacabile giudizio, poteva anche mandarlo via senza cambiare alcunché.

Vi diamo ora alcuni esempi di occhiali magici, oltremodo sbagliati, che Celestino cambiava in un istante ma che, a suo dire, potevano essere cambiati da ognuno, pur se con qualche fatica:

  • L’occhiale del Genitore; si riconosce perché l’ammalato se ne esce con queste frasi:
    • Al giorno d’oggi, questa gioventù è un disastro.
    • Se non ci fossi io che tengo ordine…
    • La maleducazione dilaga, una volta non era così.
    • Quant’è vero Dio, questa non te la perdono.
    • Altre 11425 frasi imperative di questo genere.
  • L’occhiale dell’Adulto; l’ammalato dice:
    • A cosa servono i sentimenti.
    • Il denaro misura sé stesso senza equivoci.
    • Non credo ai complimenti.
    • Nessuno fa niente per niente.
    • Altre 11425 frasi fredde di questo genere.
  • L’occhiale del Bambino; l’ammalato dice:
    • Meglio un uovo oggi che una gallina domani.
    • Cogli l’attimo (Carpe diem).
    • A me non la fai.
    • Così farò i soldi con poca fatica.
    • La fortuna arride agli audaci.
    • Altre 11425 frasi furbe di questo genere.
  • L’occhiale dell’Invidioso; l’ammalato dice:
    • Dio dà le zucche a chi non ha i maiali.
    • La sua eleganza nasconde la sua ignoranza.
    • Parla bene… e magari razzola male.
    • (Di una donna) Ha le gambe dritte ma vedremo fra dieci anni.
    • I suoi soldi? Dureranno lo spazio di un mattino.
    • Si è trovato ricco senza sapere come.
    • Altre 11425 frasi invidiose di questo genere.

Si potrebbe proseguire…

C’era una statuina in terracotta con raffigurato Celestino e con la scritta: “El vècio déi ociài, che se’l te cùca, guài guài.” [Il vecchio degli occhiali, che se ti becca, guai, guai.]

Perché? Perché Celestino, in realtà, ti riporta alla realtà della realtà e tanti preferiscono invece vivere coi loro paraocchi, magici e deformanti, fuori dalla realtà reale.

Però hanno paura… e dalla paura può generarsi la fede.

In verità, è triste, molto triste, la fede che prenda le mosse dalla paura.

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