Nobiluomo secondogenito [202]

stemma-giorgi

Stemma araldico scaccato d’oro e d’azzurro, col capo dell’impero.

I titoli nobiliari non rientrano (più) nell’oggetto del diritto all’identità personale inteso come diritto di ciascun individuo ad essere riconosciuto nella realtà, a lui peculiare, di attributi, qualità caratteri, azioni, che lo contraddistinguono rispetto ad ogni altro individuo” (Cass. Civ., 13 luglio 1971, n. 2242, in Dir. Fam., 1973, p. 939).

Questo significa che io sono liberissimo di chiamarti conte o meno e tu non puoi dire niente. I titoli nobiliari non sono aboliti, ma ‘i titoli nobiliari non sono riconosciuti’ [primo comma della XIV disposizione transitoria della Costituzione repubblicana] e quindi un pubblico ufficiale che eventualmente avesse un titolo nobiliare non se ne può fregiare nei documenti ufficiali, per l’appunto.

E veniamo ai secondogeniti. Ci sono delle regole che una volta erano obbligatorie durante la monarchia ed oggi sopravvivono perché chi ha un titolo nobiliare di solito ci tiene e si comporta come se la Costituzione non esistesse.

Se volete sapere se avete uno stemma araldico, fornite il vostro cognome al sito http://www.stemmario.it e così vi divertirete. Per la cronaca, i cognomi con tanto di stemma sono oltre 6600.

Se vi compete il titolo di conte (o barone eccetera) lo potrete usare solo se siete il primogenito: se non siete tale, potrete fregiarvi solo del titolo n.h., ovvero nobilis homo [nobil uomo].

Esiste tuttavia una sorta di pudore che una persona dovrebbe sempre avere nel formulare delle richieste intimative su questi argomenti ma così non è.

Y era secondogenito di un padre conte e quindi secondo le vecchie regole monarchiche gli spettava solo il titolo di n.h. e niente più.

Secondo la Costituzione attuale, egli è libero di autodefinirsi n.h. ma non può pretendere di essere designato per tale e non può sollecitare qualcuno a chiamarlo n.h.

Ebbene, XY aveva una attività commerciale in quel di Z e mandò i suoi incaricati in banca per scontare le tratte dei suoi clienti, subito dopo aver aperto un conto corrente intestato alla ditta.

Egli tuttavia si rendeva anche garante del castelletto (del rimborso) anche a livello personale e quindi la banca dovette inviargli una lettera di conferma dell’accordo:

Conferma di avallo di castelletto.
Egregio signor XY
Via tale numero tale…

Dopo due giorni, venne a trovarci l’avvocato di XY, il quale disse: “Per cortesia, datemi una mano: il mio cliente XY vuole essere chiamato n.h. e non vuole sentire ragioni. Non può fare alcuna azione civile né tanto meno penale nei vostri confronti ma esige una lettera di scuse e che non succeda più, altrimenti chiuderà il conto. Abbiate pazienza.”

La segreteria, su ordine del direttore, mandò una lettera di scuse e il conto rimase aperto… non entro nel diffondermi sulla spina dorsale della banca o del direttore.

L’azienda di XY è ancora viva e vegeta.

Si conclude che c’è gente che vuole fare di testa propria, anche se la richiesta dell’avvocato, se messa per iscritto, si sarebbe potuta configurare come un reato o quanto meno come la violazione della Costituzione.

Tanto, non è la prima violazione e nemmeno sarà probabilmente l’ultima: basti vedere l’articolo 39 della Costituzione che regola le organizzazioni sindacali, sul quale argomento la Costituzione stessa è completamente ignorata. E questo, dato che viene disinvoltamente trascurato dalle autorità, è ancora più grave.

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