Il pescatore [204]

gabbianoAbbiamo detto altre volte che per pescare in mare e nella laguna non servono licenze a pagamento. Basta avere una canna con un amo e con un vermiciattolo: poi, se si pesca, bene, altrimenti una giornata all’aria aperta non può che far bene alla salute.

I pescatori veneziani quindi sono agguerriti ma non più di tanto. Ti metti sulla Riva degli Schiavoni, in un posto tranquillo, magari verso Riva dei Sette Martiri e stendi un piccolo asciugamano per non sporcare i pantaloni, prepari un cestino di vimini vicino, dove metterai le due mila catture che farai (scarse…), apri la scatoletta delle esche (pagata un occhio al rivenditore che ne ha garantito la bontà) prendi un’esca, la infili sull’amo e… lanciata! L’esca nell’amo col suo piombo e il suo sughero è in posizione di battaglia. Non tì resta che metterti gli occhiali da sole polarizzati per far sparire il riverbero dell’acqua e attendere che un pésse baùco [pesce insulso] abbocchi, per la tua gioia e per quella del gatto soriano. Quale gatto soriano? Quello che è appena arrivato, credi forse che i gatti siano scemi? Appena vedono un pescatore che si mette in ferma per la cattura, i gatti sono già là. Non hai neanche fatto il gesto di lanciare l’amo che lui, con un balzo felino (termine molto appropriato…) è in posizione: vicino, ma non troppo da disturbare, con discrezione, educatamente. Come ha fatto? Dov’era prima? Eh… era in qualche parte ma c’era… è il suo mestiere.

Tu gli dici: “Xè inùtiłe che ti stàghi qua a spetàr: ti ciàmi pégoła ‘nca se no ti xe néro! ti me pàr un avoltòio! va vìa, tànto, no ciàpo gnènte, no go mài ciapà gnénte e ‘nca se gavésse da ciapàr calcòssa, no te darìa gnènte, me portarìa tùto a casa mi! Ti pòl ‘ndar vìa ‘nca sùbito, a łe sveltìne…” [E inutile che tu stia qui ad attendere: chiami scalogna anche se non sei nero! mi sembri un avvoltoio! va via, tanto non prendo niente, non ho mai preso niente e anche se dovessi prendere qualcosa, non ti darei niente, mi porterei tutto a casa! Puoi andare via anche subito, alle svelte…]

Il gatto soriano ti guarda con gli occhi socchiusi e sembra dire: “Sono qua per prendere il sole… non chiedo niente e non voglio disturbare…”

E allora tu: “Come che ti vól! Che dòpo no ti te oféndi, che no ti dixi che so’ ‘na carògna, mi te go avisà…” [Come vuoi! Che dopo tu non ti offenda, che tu non dica che sono una carogna, io ti ho avvisato.]

Come per incanto, ti capita di prendere subito, la prima volta nella tua vita… un bel pesce da 12 centimetri: erano due anni che ti portavi dietro il metro flessibile, inutilmente. Si tratta di un cefalo, non molto pregiato, sièvolo in veneziano. Comunque 12 centimetri non sono male; lo liberi dall’amo e stai per metterlo nel cestino di vimini, quando ti capita il soriano sotto gli occhi che, con molta discrezione, ha fatto un passo solo verso di te, ti guarda e si lecca i baffi senza miagolare, senza disturbare, come dire: “Io, sono qua…”

E allora tu: “Ti xe qua, avoltòio… ło so che ti xe qua… da séno, par che ti pòrti bòn, po’ bisògna dir che ti ga ànca creànsa… mi tè dàgo el pésse ma che’l sìa el prìmo e l’ultimo: fàmene ciapàr inmànco nàntri dó trè, che me łi pòrto a càsa…”  [Sei qua, avvoltoio, lo so che sei qua… in effetti, sembra che tu porti fortuna, poi bisogna dire che sei anche educato… io ti do il pesce ma che sia il primo e l’ultimo: fammene prendere almeno altri due o tre, che me li porto a casa…]

A questo punto lanci il pesce al gatto quanto senti uno sbatter d’ali e urli: “El cocàl! òcio, òcio! el cocàl!” [Il gabbiano! attento! attento! il gabbiano!]

Ma ormai è troppo tardi: il gabbiano si cala all’improvviso, assesta una beccata tremenda sulla testa del gatto, il gatto molla il pesce, il gabbiano afferra il pesce e vola via.”

Móna, ti te ga fàto fregàr el sièvolo dal cocàl!” [Sciocco, ti sei fatto fregare il cefalo dal gabbiano!]

Non ho mai visto un gatto spuntarla con un gabbiano: sono uccelli aggressivi, spietati e determinati, anche se un gatto non scherza ma il gabbiano scherza ancora meno. I gabbiani rubano le focaccine, le banane o i panini, strappandoli in un lampo dalle mani dei bimbi piccoli. Con quelli più grandicelli, non ci provano nemmeno. Sanno perfettamente quello che fanno e chi aggredire.

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