Crociera [212]

crociera
Sala da pranzo in crociera.

Sono a bordo di una nave della Costa Crociere: ero a Venezia centro, in Merceria, a metà luglio. Una quantità di turisti spaventosa ed io, per lavoro, devo andare a parlare con un grosso notaio: per non arrivare in ritardo, sono in anticipo di una buona mezz’ora. Ho il rigetto improvviso, vedendo tutta questa gente in ferie. Entro in un’agenzia di viaggi: “Avete da fine a luglio a fine agosto posto disponibile in una crociera?”

“Sì, parte da Genova, tocca Malaga, Gibilterra, Isola di Madera, Isole Canarie, Casablanca in Marocco e torna a Genova. Può fare una settimana o scendere in un porto e riprendere la nave la settimana successiva. Nel porto prescelto lei si fermerebbe una settimana, hotel compreso nel prezzo. In tal caso il tutto dura due settimane.”

“Va bene, allora vorrei due settimane in tutto, con sosta alle Canarie, Tenerife, Puerto de la Cruz.”

“C’è ancora solo prima classe extra con oblò sul mare.”

“Va bene.”

“Le costerà una cifra.”

“Va bene.”

“Bisogna pagare alla prenotazione, cioè adesso.”

“Va bene.”

“In tutto mi deve fare un assegno di tot.”

“Va bene.”

Le belle cose di vacanza si possono fare anche così, all’ultimo minuto… ho sei giorni per i preparativi, compresa l’attrezzatura da sub: non c’è limite a quello che uno vuole portarsi.

La nave, “Federico C.”  è bellissima, la cabina anche. Sul pomolo della porta della cabina lasciano uno stampato con una trentina di cose da ordinare. Basta mettere una crocetta. Una sera penso che se le ordinassi tutte, me le porterebbero? Proviamo… metto la crocetta su sei, non ho il coraggio di contrassegnarle tutte… chiedo cappuccino, due briôches, succo di frutta, toast, tramezzino al tonno e caffè.

La mattina dopo, bussano alla porta e sono due camerieri con due vassoi. Hanno portato tutto! Mi vergogno perché una parte rimarrà nei vassoi. Penso al Biafra e al Bangladesh…

Una sera la nave sta per uscire, durante il pranzo, dal porto di Casablanca. L’altoparlante annuncia che, appena fuori dal porto, tra mezz’ora circa, ci sarà un mare che per ora è a forza tre e che la forza del mare tende ad aumentare. Saremo stati, nella sala di prima e seconda classe, duecento persone circa. Io non ho mai saputo cosa sia il mal di mare, da buon veneziano.

Appena la nave esce dal porto e s’affaccia sull’Oceano Atlantico, si comincia a ballare. Attorno a me vedo visi pallidi e stralunati: in un batter d’occhio, la sala da pranzo si vuota e tutti vanno nelle rispettive cabine a soffrire. Resto io e il capo dei camerieri: tutti gli altri, camerieri compresi, sono spariti.

Il capo si avvicina con un sorriso, un signore simpatico di mezza età, accenna ad una sedia vuota del mio tavolo e dice:

“Posso?”

“Deve! Così ci facciamo quattro chiacchiere… io sono di Venezia e non soffro il mal di mare.”

“Io sono di Genova e non soffro il mal di mare. Posso fumarmi una sigaretta? Stasera, come vede, sono disoccupato.”

“Prego, fumi pure, allora fumo anch’io…”

Non so cosa dire e gli accenno all’episodio della colazione, dove avrei potuto ordinare chissà che ma non ne ho avuto il coraggio.

Mi dice che c’è gente che mette la crocetta su tutte le voci, che lo fa ogni mattina e non tanto per provare e che la roba viene quasi sempre gettata via per il novanta per cento.

Si lascia andare e mi racconta che quelli che hanno lavorato onestamente hanno il senso della realtà e non hanno il coraggio di approfittarsi di certe situazioni. Aggiunge che il menù del ristorante è spaventosamente grande e che molti non sanno nemmeno quali piatti siano presenti nel menù stesso. Tuttavia, per farsi vedere grandi nella storia del mondo, ti chiamano e dicono: “Sa… io vorrei questo che nel menù non c’è… io vorrei quest’altro che nella lista dei vini non c’è…”. Un menù di cinque pagine e una lista dei vini di altrettante pagine non sono sufficienti, per loro… molte volte ordinano delle porcherie oppure cose che in realtà nel menù ci sono già, magari con un altro nome, specialmente questo si verifica coi piatti denominati in francese.

Mi dice che lui ha ormai l’occhio clinico: se vede una tavolata di persone distinte, sa già che non chiederanno niente di extra, né tanto meno quantità esagerate e allora manda un cameriere giovane, che conosca appena il menù. Se vede dei neo-ricchi che non hanno la minima idea nemmeno di come vestirsi, ebbene: sa già che ordineranno quasi tutti piatti extra e comunque doppia pastasciutta, due bistecche, sei contorni, tre dessert, bottiglie di vino a non finire, per lasciare quasi tutto sui piatti e allora deve mandare un cameriere esperto, che sappia due pagine più del menù. Ingordi maleducati con gli occhi che tengono più della bocca. Ogni tanto, parlando tra loro qualcuno dice che non sarebbe giusto sprecare e l’altro gli risponde: “Sciocco, è tutto pagato!” Quindi, gente senza dignità. Gente che non vuole lo champagne servito sugli otto gradi centigradi, come effettivamente si deve servire: lo vuole più freddo, con dentro il ghiaccio, in modo da rovinarlo per bene, ma si vede che, all’occhio, col ghiaccio fa finocchio…

Dice che, oltre a due cliniche, ci sono quattro cinematografi che proiettano quattro films diversi ogni sera: non vanno bene, ne vorrebbero degli altri.

Gli dico che, forse, ultimamente, le cose saranno cambiate. Mi guarda, fa un sorriso ironico e dice: “Se è cambiato, è cambiato in peggio. Questo glielo posso assicurare. Qui è tutto compreso, anche il vino. A volontà. L’altra sera, durante una festa, abbiamo fatto una fontanella che buttava vino rosso. C’era della gentucola assatanata che voleva approfittarne e si sono ubriacati: e sì che, ripeto, tutto il vino è gratis comunque, in tutta la nave…”

Dato che c’era mare forza quattro, mi ha detto che dovevamo andare tutti e due all’Inferno. L’Inferno era il locale da ballo posto nella nave il più in basso possibile, dove il beccheggio si sente meno.

E così siamo andati all’Inferno e mi ha raccontato un sacco di cose. Anche all’Inferno c’erano quattro gatti, senza mal di mare, che ballavano. Per l’occasione, solo musica registrata perché quasi tutti gli orchestrali si erano ritirati in buon ordine. A mezzanotte e mezza, all’Inferno sono state servite pastasciutte con un peperoncino infernale, naturalmente. Valpolicella con la pasta. Poi anguria per spegnere il peperoncino e meringhe appena fatte come dessert. Meringhe accompagnate da malvasia fredda a 10 gradi centigradi, senza ghiaccio…. Bella vita anche col mar mosso, dunque.

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