Stasera andrai al Codivilla [218]

Cortina218Abbiamo già parlato di Carlo Tagliapietra, un neoricco veneziano col Rolex al polso, in un altro articolo, in un altro e in un altro ancora, ai quali vi rimandiamo se volete sapere chi sia il nostro protagonista.

Questa volta siamo a Cortina e siamo un gruppo di quattro buoni sciatori, gente da fuoripista. Le ferie si fanno solo raramente e quindi tutti e quattro non vediamo l’ora di cimentarci. Gli altri tre, oltre a me, uno non lo conoscete e uno è l’albergatore di Venezia, amico di Carletto Tagliapietra e l’altro è il fratello dell’albergatore, medico internista alla clinica di Padova.

Siamo una compagnia di sedici persone, compresi i bambini e Carletto, almeno alla mattina, dovrebbe seguire le mogli e i figli per lasciare i quattro sciatori provetti liberi per l’avventura.

Ma Carletto non se ne dà per inteso, non vuole sentirsi emarginato dal nucleo sciatori, vuole venire anche lui a tutti i costi e s’inizia così il lavaggio del cervello delle mogli. Tanto fa e tanto briga che, durante la cena, la moglie di Franco dice: “Potreste portare anche lui: tutto sommato se la cava.”

Franco: “Noi andiamo su piste difficilissime e anche fuori: Carletto non è in grado, potrebbe farsi male.”

Moglie: ”Basta che andiate pianino… poi, con voi, c’è anche un medico…”

Franco: “Ma noi volevamo farci le nostre ferie! Abbiamo lavorato tutto l’anno. Le prossime ferie, per quanto mi riguarda, non voglio più nessuno che possa mettersi in mezzo.”

Moglie: “Fammi un piacere, domani non fate fuori pista, poi, dopodomani e gli altri giorni, Carletto resterà con noi e voi potrete fare quel che vorrete.”

Franco chiede il parere degli altri tre esperti e poi dice: “Va bene… ma può farsi male comunque. Poi, è imbranato, per esempio vuole qualcuno che gli allacci il berretto, è infantile.”

Con la palla del Carletto al piede, i nostri eroi la mattina seguente rinunciano al fuori pista e decidono di farsi le piste delle Tofane. Per Carletto erano comunque difficilissime.

Carletto sta appena in piedi, forse un poco di più, si ferma ogni mezzo minuto perché non è allenato, non ha l’occhio clinico ed è pericoloso perché taglia la pista agli altri sciatori: inoltre ogni venti metri deve fermarsi e scegliere accuratamente se andar al centro o un po’ a sinistra o un po’ a destra… sin’ora non è caduto e non riesce a tacere…

Carletto (con tono trionfalistico e ironico): “Fiói, me par che me ła càvo bastànsa… pareva che fùsse un disàstro e invésse…” [Ragazzi, sembra che io me la cavi abbastanza… pareva che fossi un disastro e invece…]

Franco: “E invésse el xe propio un disàstro, xe che te gavémo sémpre spetà… dàto che ti xe bràvo sól che a parlàr, dèsso ‘ndémo a fàr la Vertìgine Biànca, cussì ridèmo anca nuiàltri quàtro… ùno  par vòlta sènsa fermàrse e Càrlo pàr ùltimo.” [E invece è proprio un disastro, è che ti abbiamo sempre aspettato… dato che sei bravo solamente a parlare, adesso andiamo a fare la Vertigine Bianca, così ridiamo anche noi quattro… uno alla volta senza fermarci e Carlo per ultimo.]

Carletto: “Parchè uno par vòlta…” [Perché uno per volta]

Franco: “Fà quèło che i te dìse: ‘ndèmo.”

Comunque, uno per volta perché la pista è molto impegnativa.

La Vertigine Bianca, nelle Tofane, è classificata a buon diritto come pista nera, la più difficile. Ha delle cunette enormi, che nascondono gli sciatori, per il semplice motivo che il gatto delle nevi non riesce a percorrerla. A metà stagione il gatto viene legato con delle catene e si procede a un leggero livellamento.

La Vertigine è spaventosa alla partenza e all’arrivo: pendenze del 70-80%. Noi dicevamo: “Se ci sta la neve, ci stiamo anche noi…” ma non è sempre vero.

Senza fermarsi significa che alla prima cunetta avevamo già perso Carlo. Era meglio se stava zitto.

Quel giorno, se possibile, la pista era peggio del solito: blocchi di neve ghiacciati si frapponevano a cunette da due metri. Bisogna allora andare sul fondo della cunetta e risalire in dérapage per rallentare, altrimenti ci si trova per aria e scaraventati verso la cunetta successiva, il che equivale a un salto di sei metri: non deve succedere, pena qualche frattura.

Siamo arrivati giù e dopo un’ora abbondante arriva Carlo, in lacrime, dolorante: “Franco, me so fàto tànto màl… ma tànto…” [Franco, mi sono fatto tanto male… ma tanto…]

Franco: “Co’ rìvo rìvo style… xe più de ‘na óra che te spetémo. Se ti gà màl, staséra ti ‘ndarà al Codivilla ma dèsso, ndèmo…” [Stile quando arrivo arrivo… ti aspettiamo da più di un’ora. Se hai male, stasera andrai al Codivilla ma adesso, andiamo…]

Carletto, piangente, ha cercato di sciare per il resto della mattina: ma doveva star proprio male…

Codivilla: clinica traumatologica di Cortina.  Dopo le radiografie, risultò che Carlo si era rotto due costole e ne aveva incrinate altre due.

Da quel giorno, non ha potuto sciare per l’intera stagione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...