Douarnenez [222]

DOuarnenezUn’estate, in Agosto, invece della solita spiaggia, ho preferito fare delle ferie turistiche. Col camper ho puntato verso la Francia per il semplice motivo che il prezzo di campeggi e quant’altro per un camper in Francia è un decimo di quanto si spenda in Italia. Informatevi e provate.

Naturalmente, se avete un camper, queste cose le saprete già. E così, girovagando, dopo una quindicina di giorni sono arrivato in Bretagna, nell’estremo Nord-Ovest della Francia. Terra col vento oceanico, dove si deve indossare quasi sempre un golf oppure una giacca cerata da marinai. Dove vado? Un ristoratore di Carnac, terra di menhirs, mi suggerisce, se non sono stato a Douarnenez, di andarci.

E allora vi parlo di Douarnenez, porto di pescatori oceanici, a gran parte degli italiani forse sconosciuto, come lo era a me. Ci sono arrivato verso sera. Come vedete dalla foto, la cittadina è attorno ad un fiordo gigantesco, profondo circa dieci o quindici metri e lungo parecchi chilometri. Nei giorni in cui l’Oceano Atlantico non è pacifico (il gioco di parole era troppo bello per non scriverlo) le barche da pesca vengono ormeggiate nel lunghissimo fiordo, offrendo una sicura protezione ai pescatori e alle loro imbarcazioni. Ai lati del fiordo si snodano delle vie che a Venezia sarebbero chiamate fondamente, affiancate da un lato dal fiordo stesso e dall’altro da tutte le abitazioni dei pescatori, dai tetti in ardesia scura. Douarnenez è famosa (nonché il porto principale) per la pesca delle sardine oceaniche, prese a tonnellate e tonnellate. I pescherecci sono possenti, tozzi e larghi, con chiglia molto profonda e zavorra molto pesante, capaci di portare quantità inverosimili di pesce, inoltre sono legati a ben quattro pali, due per lato del peschereccio, con solidissime funi e con nodi a stringere, nodi che più li sforzi è più mordono il palo, per cui per mollarli bisogna agire contemporaneamente su due capi: nodi come quelli che vengono fatti al volo sui vaporetti di Venezia per attraccarsi al pontile di un imbarcadero. Perché mai la quadruplice legatura? Mah…

E’ ora di cena ma il sole è ancora alto: dato il fuso orario che in Francia è in ritardo con l’ora legale, in Bretagna, anche in agosto, il sole tramonta verso le 22 abbondanti: in giugno, anche alle 23:30.

Entro in una trattoria pulitissima e mi siedo ad un tavolo quadrato, con la classica tovaglia marsigliese a quadri bianchi, rosa e rossi. Mi sono seduto deliberatamente al tavolo vicino a quello di quattro personaggi anziani, col viso cotto da sole, che fumano Gauloises o Gitanes, si sente dall’odore. Al cameriere dico in francese, a voce alta, per farmi sentire anche dai quattro, di portarmi quello che ritiene opportuno.

Mi chiede se pesce o carne. Gli rispondo che, essendo un porto di pescatori, vorrei del pesce, magari azzurro.

I quattro personaggi mi guardano compiaciuti e bisbigliano qualcosa al cameriere. Quest’ultimo annuisce e mi dice: “Questi signori mi hanno suggerito per lei uno sformato di sardine con le patate e qualche frutto di mare come guarnizione. Vino chablis fresco ma non freddo, pane del nostro forno. Poi, data l’ora, salterei i formaggi e le porterei una specie di catalana della Bretagna, molto calorica dato la serata fresca e magari un bicchiere di Sauterne. Caffè.”

Dico che va benissimo e faccio un cenno di ringraziamento ai quattro personaggi, i quali approfittano per chiedermi da dove io venga. Rispondo che vengo da Venezia e sono in ferie in Bretagna. Sono a Douarnenez perché mi ci ha spinto un ristoratore di Carnac.

Mi chiedono se capisco qualcosa di pesca e ripeto che, essendo veneziano, qualcosa capisco, che ho saputo che questo è il più grosso porto per la pesca delle sardine nell’Atlantico, che ho visto le barche locali, adatte all’oceano e che le nostre di Venezia e Caorle in confronto sembrano fuscelli.

Uno di loro dice che è stato una volta a San Benedetto del Tronto e che, benché col mare non sia mai da scherzare, non c’è confronto fra il Mediterraneo e l’Atlantico. Che tanti giovani dalla costa mediterranea vengono a Douarnenez per fare pratica sull’oceano e che quando l’oceano si muove è imperativo legarsi corti agli alberi.

N.b. Corti, altrimenti se lasci la corda lunga puoi essere sbatacchiato di qua e di là: corda grossa, per non farsi segare in due.

Mi offrono una Gauloise spaccapolmoni. Volevo chiedere dei pescherecci legati con quattro gomene ma con tutte le arie da esperto che mi sono dato non ne ho più il coraggio. Il pesce con patate e frutti di mare (vongole) è delizioso ed ordino un’altra bottiglia di chablis per i quattro. Li faccio felici. Se la bevono tutta e ne bevono mezza anche della mia perché non mi posso ubriacare. Il dolce è la fine del mondo, con mille calorie al boccone. Sauterne delizioso e caffè non troppo buono. Pago un conto onesto e vorrei offrire, come d’uso in Francia, una buona mancia ma il cameriere rifiuta e si allontana. Mi dicono che è il figlio del proprietario… e che il bello della vita sono incontri come questi. Saluto tutti, speriamo di rivederci. Il figlio del proprietario mi consegna un biglietto da visita. Grazie di nuovo. Esco e nel crepuscolo la cittadina acquista un suo fascino particolare, col sole già tramontato che continua a mostrarsi impercettibilmente alla fine del fiordo.

Alla mattina mi faccio una bella passeggiata e torno al fiordo per comperarmi un quotidiano francese, meglio tenersi in esercizio e…: spettacolo mostruoso! l’acqua non c’è più! c’è un abisso sotto i pescherecci!

I pescherecci, legati a quattro pali, pali alti dieci o quindici metri, sono orribilmente sospesi nel vuoto! Ecco perché bisogna legarli a ben quattro pali: altrimenti si sarebbero capovolti. Mi dicono che fra bassa ed alta marea ci sono anche dodici metri di differenza. Quindi, mi sono informato poi, chi esce per la pesca deve farlo prima che s’inizi la bassa marea e deve rientrare assolutamente con la marea al massimo: se rientra prima, non può più legare la barca. Rientrando con la marea crescente e a metà, legando la barca si otterrebbe la sparizione della barca sotto l’acqua. Ognuno ha la sua condanna.

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