Usanze a Venezia 8 [224]

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Durante il mese di agosto, una festa che si organizzava in Piazza era la Tombola (vedi). Dopo i fatti del Redentore del 15 luglio 1989 (concerto dei Pink Floyd) è assolutamente inutile sperare di rivedere una manifestazione del genere: la stomacatura presa col concerto dei Pink Floyd fu talmente grande che probabilmente non solo la Tombola ma anche molte altre manifestazioni non si ripeteranno per anni e anni.

Nella foto, si vede uno spazzino comunale, dotato di secchio e scopa di saggina che cerca di tenere pulita la Piazza: se andate a vedere il link del concerto su esposto, vi renderete conto di come era ridotta la città dopo il concerto. Basti dire che:

  • I sottoportici dietro allo spazzino (Procuratie Vecchie) erano diventati delle latrine, perché non si possono ricevere duecento mila persone senza aver pensato alle loro necessità.
  • Ci sono stati dei tentativi di sfondare le porte della Basilica, porte che fortunatamente hanno resistito.

Su Venezia in agosto non c’è molto da dire: l’aspetto culinario è ancora quello di luglio perché anche agosto è un mese senza ‘r’ e quindi non si mangia il pesce solo nei giorni usuali (lunedì, mercoledì, venerdì) ma anche negli altri giorni.

Alla mattina di un giorno di agosto il veneziano si alza e si prepara alla sofferenza: apre la porta di casa e cosa trova? Turisti! Quanta gente c’è al mondo? Tanta e vengono tutti a Venezia. La porta di casa tua si apre su di una calle o su di una fondamenta quasi sicuramente ma non è detto che tu riesca ad uscire immediatamente da casa: può darsi che una comitiva di giapponesi stia percorrendo il tratto davanti alla tua porta. Uomini con pantaloni neri, camicia bianca con maniche lunghe, capelli tagliati corti, ispidi, a sezione rotonda, che sembrano aghi da impiressa [donna che per mestiere usa degli aghi per fare collanine di perle di vetro], macchina fotografica, occhiali di ferro e denti di ferro (una volta: ora occhiali e denti d’oro), scarpe nere di vernice coi lacci.

Sono talmente uguali che quando si vedono in due e si trovano di fronte, se hanno anche la stessa macchina fotografica, uno si butta per terra in direzione nord-sud e l’altro si stende sopra al primo in direzione est-ovest, a mo’ di croce, e poi dicono all’unisono: “性交”, che si pronuncia, più o meno “Gèi-gò!” e che vuol dire “SCOPA!”. Si va ai 21 punti. Quando si sono trovati 21 volte e hanno fatto 21 scope, la partita è finita e comincia la dipartita: quella verso il Giappone.

Per questo motivo, per non tornare a casa, chi arriva a 20 punti e teme il punto 21, gira con due o tre macchine fotografiche: se arriva uno con la Canon, nasconde la sua Canon e tira fuori la Nikon.

Le signore giapponesi sono di due tipi: o vestite all’occidentale e allora sono vestite come i mariti, con una gonna stretta nera e camicia bianca, oppure sono vestite alla giapponese e si sta ancora discutendo su come facciano a camminare. Sono estremamente pericolose perché sui capelli hanno degli spilloni lunghi ed acuminati che possono uccidere un bue. Sorridono con tutti i denti d’oro e fanno riverenze, sorridendo ancora di più. Gli uomini giapponesi in costume tradizionale non possono andare all’estero o così sembra, perché non si sono mai visti.

Se è bel tempo, col sole di agosto, forse anche uscite di casa: se piove, no. I giapponesi non sanno destreggiarsi con gli ombrelli aperti ed è per questo che ve li ficcano nell’occhio destro. Le donne giapponesi preferiscono distruggere la cornea degli occhi sinistri.

Bevono cappuccino e mangiano gelati. “ありがとう”(Arigatò) Che non vuol dire ‘rigatoni’ ma semplicemente ‘grazie’. E lo dicono sorridendo in continuazione. Talmente in continuazione che ti vien da pensare che ti prendano in giro.

Non sono molto furbi. I bigliettai e commercianti o camerieri in genere se ne approfittano dando loro il resto sbagliato. Esempio: costo della consumazione: 15. Il giapponese paga con un biglietto da 100. Gli viene dato 35 di resto, come se avesse pagato con 50. Caso mai si fa sempre a tempo a dire: “òstrega, me so sbalià… sul casìn dei turìsti…” [perbacco, mi sono sbagliato… con la confusione dei turisti…]

I todéschi si fanno fregare allo stesso modo, altri, meno. Gli ebrei non si fanno fregare per niente: per questo sono antipatici, un buon turista dovrebbe farsi fregare.

Diceva Lino Toffolo, comico di Murano:

I xe tànti, ne tóca soportàrli parché i pòrta schèi…  bastarìa che i rivàsse in Piàssal Róma, che i fasésse un vàlia intestà a un ufìcio apósta de Venèssia e dòpo i podària tornàr a càsa sùa…” [Sono tanti, ci tocca sopportarli perchè portano soldi… basterebbe che arrivassero in Piazzale Roma (terminal delle automobili), che facessero un vaglia intestato a un ufficio apposta di Venezia e dopo potrebbero tornarsene a casa loro…]

Se dovete prendere il vaporetto, condoglianze: in agosto aspetterete mezz’ora minimo.

Se dovete attraversare la Merceria per il vostro lavoro, condoglianze: in agosto impiegherete il triplo di quello che si impiega a novembre: e pensare che nelle vetrine ci son sempre le solite cose.

Per concludere, le signore tedesche di una certa età: non ce n’è una (o quasi) che abbia una linea accettabile. L’alimentazione lascia conseguenze inevitabili.

Abbigliamento della signora tedesca:

  • Scamiciato senza maniche a fondo giallo con rose enormi e ciclamini enormi.
  • Scarpe con tacco due o tre centimetri al massimo, in vernice lucida rossa, praticamente delle decolletées.
  • Borsetta con vernice uguale alle scarpe.
  • Golf celeste tenuto sopra la borsetta. Solo celeste, a costicine piccole.
  • Guida Venedig: non avete idea di quanti tipi ce ne siano.
  • Nel vaporetto, tolgono le scarpe e vorrebbero piangere ma non piangono: sono teutoniche.
  • Notoriamente, i negozi tedeschi di scarpe vendono per l’estero solo scarpe piccole: non è possibile averle comode. I länder tedeschi hanno severissime disposizioni in proposito: la signora tedesca che va all’estero deve avere le scarpe strette, altrimenti avrebbe un’espressione troppo soddisfatta e invece noi tedeschi dobbiamo diffondere la convinzione che un poco soffriamo anche noi.

Poi, c’è il proverbio dove uno, in agosto, sosterrebbe di non conoscere la moglie ma sono pinzillacchere.

Sarà par vìa del provérbio, ma in agósto ła mugèr, che de sòłito ła xe cóme un mastìn, ła devénta come do mastìni.” [Sarà a causa del proverbio, ma in agosto la moglie, che di solito è come un mastino, diventa come due mastini.]

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