Corsa in salita [228]

Corsa in salita da Vittorio Veneto al Cansiglio.
Corsa in salita da Vittorio Veneto al Cansiglio.

Si riuscirà in un’impresa? lo si sa da prima… basta essere sinceri con sé stessi, non con gli altri.

Esiste una corsa automobilistica locale, la Vittorio Veneto – Cansiglio, affiliata al Trofeo Italiano Velocità Montagna, che ormai ha superato le 40 edizioni. Come tutte le corse in salita, la corsa richiede non tanto velocità di punta e ripresa, quanto l’accelerazione.

Per chiarire, la ripresa è migliore nelle macchine grosse, quando ad esempio sei in quinta a 40 chilometri l’ora e schiacci a fondo il pedale dell’acceleratore.

L’accelerazione invece è tenere il motore sempre al limite del fuori giri, sfruttandone al massimo la potenza.

Naturalmente, le differenze non sono solo queste ma un buon meccanico può migliorare notevolmente l’accelerazione mentre non può fare molto per la ripresa.

Una corsa in salita ve bene quindi per i giovani, perché anche una macchina piccolina ed economica, se ben preparata, può dare delle grosse soddisfazioni.

Io avevo una piccola Fiat e stavo cercando un meccanico corsaiolo, sinché mi indicarono Mario Piai, meccanico provetto di Santa Lucia di Piave.

Mario era stato parecchio tempo in America dove aveva imparato due cose: riparare il cambio automatico delle grosse berline statunitensi e manipolare l’accelerazione delle macchine da rally.

Quando mi recai nella sua officina per la prima volta, stava smontando il cambio automatico di una Cadillac di un colonnello statunitense di Aviano: Mario Piai era famoso nelle Tre Venezie. In officina c’erano due lenzuola bianche stese per terra, con un numero inverosimile di componenti il cambio messi in un ordine (preciso per Mario) sulle lenzuola: come potesse fare poi a rimontare tale cambio, proprio non lo so.

Gli dissi cosa volevo. Mi guardò bene e mi disse:

Mi pòsse fàrte vìnzer la categorìa ma el cavàl che te dàe in pì, se’l devénta un mùss, no te pòl vìnzer.” [Io posso farti vincere la categoria ma il cavallo che ti do in più, se diventa un asino, non puoi vincere].

Siccome non capivo il significato, aggiunse: “Se te va bén ànca morìr, te pòl spénder schèi, sinò l’è mèio che te łàsse stàr. Morìr par na monàda…” [Se accetti eventualmente anche la morte, puoi spendere soldi, altrimenti è meglio che tu lasci stare. Morire per una stupidaggine…]

Capivo sempre meno. Mi spiegò che ci sarebbe stata sicuramente una curva, o più di una, sullo strapiombo, magari col ghiaino per terra. A quel punto lui ipotizzava che ci fossero due concorrenti che su quella curva, a tutta velocità, si sarebbero trovati col ghiaino per terra. Se uno avesse avuto paura di morire, avrebbe tolto il piede dall’acceleratore e avrebbe perso. Se nessuno dei due avesse avuto paura di morire, avrebbe vinto quello col cavallo in più, con la macchina preparata da Mario Piai. Ma solo in questo caso il cavallo in più sarebbe servito a qualcosa. Aggiungeva poi che morire in una corsa in salita, secondo lui, era da idioti ma poteva darsi che io la pensassi diversamente. Mi aggiunse di provare il percorso senza aver preparato la macchina e di tornare da lui dopo la prova.

Il discorso di Mario mi fece una grande impressione. Non dipendeva dalla sola preparazione della macchina e del pilota: ci voleva anche un pilota disposto a morire per una corsa in salita. Non vinci se non hai dato tutto.

Feci la prova, ma essendo la strada aperta al traffico normale, non potevo avere un’idea del rischio in gara perché da dietro una curva ora poteva sempre spuntare qualcuno.

Tornai da Mario Piai e gli chiesi un preventivo: me ne fece tre, ad ognuno dei quali corrispondeva una probabilità più alta di vincere. Il più alto dei preventivi era al di fuori non solo dei miei mezzi ma era anche talmente sofisticato da essere al di fuori di ogni mia immaginazione. Mi resi conto allora di quanto mediocri fossero le prestazioni delle automobili di serie.

Scelsi la seconda soluzione, che mi costava comunque quattro mesi di stipendio.

La macchina non era più la stessa: a parte il rombo assordante, si aveva l’impressione che accelerasse da sola prima ancora di aver premuto sul pedale. Era più pronta, rispondeva generosamente ed immediatamente: non vi dico il maggior consumo… figuriamoci cosa sarebbe stata la prestazione della soluzione migliore.

E arriva il gran giorno. Prima partono le macchine più piccole, che sono dieci. Seconda categoria in partenza, la mia: io sono quinto della mia categoria.

Vedo i tempi dei primi tre della categoria: tempi abbordabili. Non riesco a vedere il quarto tempo perché tocca a me. Rombo del motore, macchina meravigliosa e, come detto da Mario Piai, mi trovo in un piccolo rettilineo in salita, alla fine del quale c’è proprio una curva a gomito secca verso sinistra, col ghiaino per terra, col precipizio sulla destra e col fianco della montagna sulla sinistra.

In un lampo, mi vengono in mente le parole di Piai: “Se hai un cavallo in più, non trasformarlo in un asino.”

Nella curva a gomito verso sinistra, col precipizio sulla destra, col ghiaino per terra, bisogna darci dentro al massimo, tirar fuori il cavallo in più e rischiare che il ghiaino ti faccia scivolare nel burrone.

In un istante, qualcosa mi dice che non vale la pena di rischiare la vita per una stupida automobile. Rallento e nemmeno concludo la competizione: con l’automobilismo ho finito. Mi fermo più avanti in uno spiazzo, faccio finta di aver rotto qualcosa ed aspetto la fine della gara.

Successivamente, con la discesa libera nello sci alpino, mi sono trovato in una situazione analoga: valeva la pena di morire in discesa libera sugli sci? sì! ne valeva la pena, mi piaceva troppo e infatti qualche buon risultato l’ho ottenuto…

Come abbiamo già detto all’inizio: si riuscirà in un’impresa? lo si sa da prima… lo si sente dentro… fidatevi di voi: non pretendete di riuscire anche se qualcosa dentro di voi si sta opponendo. L’inconscio deve essere d’accordo.

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