Talloni per di dietro [231]

talloniIl mio pensiero va ad un’infanzia vissuta male per colpa degli adulti in genere. Un esempio è questo: Un adulto idiota, che fa un gioco di parole a un bambino di quattro o cinque anni e un genitore del bambino, che fa un sorriso di circostanza altrettanto idiota, se non di più. 

La frase, ad esempio, può essere: “A chi ghe vùtu pì ben, a to pàre o a to màre?” [A chi vuoi più bene, a tuo padre o a tua madre?]

L’adulto che ha appena parlato guarda il genitore con un sorriso di trionfo (finalmente posso dimostrare che sono furbo apparentemente, perché in realtà sono un demente che si sta confrontando con un bimbo di quattro anni), il quale genitore fa a sua volta un sorriso altrettanto imbecille perché non sa che cosa dire: non è preparato e vive l’infanzia del figlio come una disavventura che, presto o tardi, finirà.

Molte volte l’adulto cretino ricorda, inconsciamente, che a sua volta, da piccolo, è stato colpito dalla stessa identica domanda idiota e ora, con l’atteggiamento persecutorio del Genitore Normativo, tende a ripetere a sua volta la violenza verbale a suo tempo ricevuta. Un attimo prima di parlare aveva un vuoto, non sapeva cosa dire e ha pescato inconsciamente nei ricordi: si è vendicato su di un innocente della carognata subita tanti anni or sono. L’importante è rifilare a qualcuno il chilo di sterco che aveva ricevuto e, come fa un parafulmine, in quel momento il bambino è il punto di minor resistenza. Questi sono gli adulti che io definisco ‘adulti per sbaglio ’.

L’interrogativo posto dall’inadeguato adulto pone un problema in realtà inesistente, il quale problema, se esistesse come vero problema, si chiamerebbe ‘Doppio legame’.

Inesistente, perché si può vivere benissimo senza stabilire la priorità dei propri affetti, come in effetti tutti fanno.

Ma la cosa spiacevole è che il bambino piccolo non pensa a ‘non rispondere’ o a mandare l’adulto interrogante da uno psichiatra: pensa di dover rispondere.

Nel momento in cui penserà di dover rispondere, si troverà in una gabbia (Doppio legame) da cui uscirà con un senso d’inadeguatezza, quale che sia la risposta.

Solo alcuni piccoli geni rispondono: “Voglio più bene a tutti e due” e nessun piccolo comunque aggiunge “…e tu sei un cretino”.

Il genitore, d’altronde, non è stato educato a fronteggiare situazioni del genere per difendere il figlio e, nella migliore delle ipotesi, non sa prontamente cosa rispondere.

Ce ne sono poi delle altre meno gravi ma pur sempre foriere di preoccupazioni per il piccolo.

Ad esempio, se un bambino fa il bambino, ovvero è irrequieto, si sente l’adulto idiota che dice: “Vàrda che ghe dìxe a to pàre che sta nòt el te méte sul lèt coi calcàgni par da drìo.” [Guarda che dico a tuo padre che questa sera ti metta a letto coi talloni per di dietro]

Di nuovo, il genitore non dice al bambino: “Non badare a questo scemo”, bensì sorride stupidamente. E sì che questa frase è una tra le meno peggio.

Comunque, tale frase:

  • Dipinge per fattibile una situazione incomprensibile, che a prima vista esiste già: i talloni sono già per di dietro.
  • E allora in cosa consiste la punizione? Rimane la perplessità, visto anche il sorriso del genitore.
  • Cosa voleva dire questo sciocco? Possibile che non volesse dire niente?
  • Una punizione che è un niente non è una punizione e confonde solo la catena logica azione – reazione che si sta formando nella mente del bambino.

Maledetti, carogne.

Senza contare quelle da codice penale. Valga un esempio:

L’adulto delinquente, con la sigaretta in mano (non questa volta in presenza del genitore, si spera) invita il bambino a guardarlo fisso negli occhi e poi, con mossa furba, scotta la manina del bambino con la brace della sigaretta.

E ride. Povero bambino ma molto più povero lui, criminale che con un bambino può perpetrare le sue cattiverie senza alcun pericolo o quasi.

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