Cesare Parolin [234]

trattore2Ovvero: nuovamente, siamo differenti per cultura ed istruzione, non per razza. Vi parlo di un distintissimo signore che purtroppo oggi è scomparso: l’ingegnere meccanico Cesare Parolin, di Riese Pio X. Una persona come se ne vorrebbero conoscere ogni giorno.

Io l’ho conosciuto ad Eraclea, eravamo vicini di bungalow e lui da alcuni anni era in pensione. Aveva lavorato per anni per una grossissima fabbrica tedesca di trattori e ancora lo chiamavano per risolvere questioni organizzative in paesi africani, dove aveva passato la parte della vita che non trascorreva in Germania. Aveva sposato una distintissima signora tedesca innamorata del nostro sole.

Sulla spiaggia, stesi sui lettini, mi raccontava le cose più incredibili che gli erano capitate, soprattutto in Libia quando c’era il colonnello Gheddafi.

La fabbrica tedesca in Libia aveva moltissimi clienti perché il nostro amico Parolin, col genio italico, aveva risolto un problema per cui i tedeschi gli avevano dato una grossa cifra in cambio del brevetto dell’idea.

I trattori di questa industria tedesca, ineccepibili qui in Europa, si rompevano rapidissimamente, come anche i trattori della concorrenza, a causa di un nemico mortale: la sabbia del deserto, impalpabile. Era impossibile fare delle prove serie in Libia e quelle fatte in Germania non potevano essere sperimentate a dovere. Tutte le prove di novità fatte in Germania, per essere collaudate, richiedevano il trasporto dei trattori in Libia per una prova effettiva. Un lavoro spaventoso, finché… mentre cenava con una scatoletta di carne, il nostro amico si trovò con la stramaledetta sabbia dentro alla scatoletta: il vento del deserto spinge le finissime, impalpabili particelle di sabbia dappertutto, nei motori dei trattori come nella carne in scatola. Parolin pensò ad una scatoletta difettosa ma tutte le altre scatolette della dispensa presentavano lo stesso problema: bisognava mangiare carne della scatoletta, pane e sabbia del deserto.

Mandò allora un inserviente a comperare due scatole di carne per ognuna delle marche disponibili. L’inserviente tornò con dieci scatolette di cinque marche diverse: tutte con la sabbia. Ed ecco l’idea geniale di Cesare Parolin: non possiamo studiare i trattori in loco, perché qui non abbiamo né personale né attrezzature ma possiamo provare a far qualcosa con le scatolette. Si fece mandare dall’Italia delle scatolette di carne in contenitori sigillati, sapendo che doveva lottare contro il tempo: il deserto si sarebbe vendicato.

Non mi disse mai come, perché era un segreto aziendale ma dopo un paio di mesi e quattro o cinque arrivi di scatolette dall’Italia, mandò in Germania il fatidico telegramma: “Risolto problema sabbia, almeno in teoria. Preparate questo, questo e quest’altro che arrivo col prossimo volo.”

I trattori, coi nuovi accorgimenti, funzionavano per un anno o due mentre prima funzionavano solamente per due o tre mesi. Mi spiegava che miglioramenti ulteriori erano difficili perché un motore endotermico non può essere perfettamente sigillato e quindi, assieme all’aria, entra anche la sabbia.

Mi diceva poi che la grande raccomandazione data ai libici era di tenere i trattori al chiuso durante la notte, chiudendo nel capannone i trattori col motore ancora caldo ma gli indigeni facevano nel seguente modo:

  • Lavorare sino all’ultimo momento per dissodare col trattore il maggior terreno possibile.
  • All’ultimo momento, se ne andavano lasciando il trattore all’aperto perché solo un ebete poteva rimanere a lavorare cinque minuti in più, non uno intelligente come erano loro.
  • Il metallo del motore, caldo, era dilatato ma durante la notte fredda del deserto, essendo all’aperto sotto le stelle, il motore si contraeva agevolando l’ingresso della sabbia impalpabile. Insomma, niente capire.

Diceva poi che ci vorranno mille anni prima che i libici capiscano qualcosa e riportava i seguenti episodi:

Nella città libica di … Parolin aveva fatto allestire un grosso capannone dotato di aria condizionata e sistemi anti-sabbia da utilizzare come deposito per i pezzi di ricambio in arrivo dalla Germania. Arrivavano, tra l’altro i colli d’oca, rettificati in modo magistrale, che in Germania erano stati imballati con tutte le cure e le attenzioni possibili e immaginabili.

Arriva il collo d’oca dalla Germania e Parolin spiega che ci vuole la massima delicatezza, la massima attenzione, che basta un piccolo urto per rendere il collo d’oca inutilizzabile.

Gli operai libici, mentre Parolin era in ufficio e non vedeva, tolgono la cassa interna contenente il collo d’oca da una cassa esterna. Vedono che fra la cassa esterna e la cassa interna ci sono cartoni, lana di vetro, stracci: buttano via tutto e aprono la cassa interna dove ci sono di nuovo cartoni, lana di vetro, stracci. Si dovrebbe capire che si tratta di roba delicata.

Tolgono anche questa protezione, tirano su, in due di loro, il collo d’oca e… lo lanciano a due metri di distanza, vicino a una colonna, dove il collo d’oca cade con un fracasso assordante e naturalmente, da quel momento, non è più utilizzabile.

Un altro libico stava smontando il freno a mano dal trattore di un suo parente, perché volevano che il trattore andasse più veloce… lo hanno fermato in tempo ma non capiva bene, era perplesso e convinto di aver subito un’angheria.

Un altro voleva guidare il trattore in piedi per non sporcare il sedile, perché stava indossando la tuta da lavoro che a suo dire era molto sporca e il sedile era nuovo ma non riusciva a premere bene la frizione e quindi si sentiva il cambio che grattava disperatamente.

Un altro aveva distrutto il trattore su per un muro, lavorando di notte, perché aveva spento i fari per risparmiare gasolio: tanto, lui ci vedeva bene ma poi, dopo la botta, era convinto che spegnendo i fari il trattore fosse andato più veloce e lui, battendo sul muro, non aveva potuto tener conto di questo: quindi il trattore era costruito molto male. Inoltre dissodava il terreno solo nelle notti senza luna perché con la luna porta scalogna.

Altro che mille anni…

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