Convitati assortiti [235]

convitatiQuando ci si trova fra persone di diversa religione o di diverse abitudini, i problemi maggiori si trovano a tavola. Si può parlare di alta o bassa finanza, in tre o quattro lingue e ci si capisce perfettamente. Mettete le stesse persone attorno ad una tavola imbandita e i problemi spunteranno immediatamente.

Un giorno vennero a trovarmi dei conoscenti da Ginevra per vedere il mio centro di trading sito in quel di Oderzo. Era gente con la quale avevamo rapporti da due anni e non erano venuti mai a trovarmi.

La compagnia era composta da:

  • Un finanziere italiano residente a Ginevra, cattolico e non troppo osservante, che si occupava di quattrini di terzi. Ovviamente, parlava italiano.
  • Un ingegnere tunisino che si occupava di finanza per conto di terzi, sposato con una italiana, musulmano e non osservantissimo anche se abbastanza. Parlava, dato il matrimonio, un italiano abbastanza buono, oltre naturalmente al francese (infanzia a Djerba, in Tunisia). L’inglese non lo parlava troppo bene.
  • Un industriale polacco ebreo, non troppo osservante, che si occupava dei propri quattrini. Non parlava italiano nel modo più assoluto. Parlava inglese e masticava un poco di francese.
  • Un industriale catalano, iscritto all’Opus Dei, cattolico integerrimo. Si occupava dei quattrini suoi. Parlava spagnolo e inglese, capiva abbastanza bene l’italiano ma non lo parlava assolutamente.
  • Il sottoscritto, di fede cattolica apostolica romana, non troppo osservante.

Arrivarono con l’aereo a Tessera, da Ginevra, alla mattina presto e andai a prenderli con l’automobile: eravamo in cinque e magari saremmo stati un po’ strettini sino ad Oderzo.

Colloquio di affari, guarda questo guarda quello, tutto bene, lingue inglese, francese, italiano e spagnolo, sarebbe ora di mangiare qualcosa, andiamo dov’è stato prenotato.

Avevo prenotato nel ristorante Y nella cittadina X, in provincia di Treviso e il giorno prima mi ero recato dal ristoratore per raccomandarmi. La risposta fu che lui era una persona che conosceva il mondo ed era quasi offeso dalle mie raccomandazioni. Chiedo una tavola rotonda per evitare ogni e qualsiasi malinteso. Per fortuna, ce n’è una.

Arriviamo all’una e mezza precisa e ci sediamo come ci siede in una tavola rotonda: a caso, quindi non ci possono essere problemi.

Tenete conto che in queste situazioni alcuni diventano più osservanti di quanto non lo siano effettivamente, soprattutto se si sono create delle rivalità e qualcuno deve rifarsi il rango a tavola.

L’industriale polacco ebreo esordisce in inglese dicendo che, siccome la carne non sarà stata macellata col sistema ebraico Kosher (o Kasher) lui non mangerà carne. Vuol sapere inoltre se il burro è di maiale (strutto) perché in tal caso mangerà solo due uova al tegamino cotte con olio ma non sale.

Viene rassicurato da me che gli rispondo che non c’è strutto, dopo averlo a mia volta chiesto al ristoratore, il quale comincia a tamburellare nervosamente con la penna sulla carta della comanda.

Interviene l’ingegnere tunisino per dire, in francese, a titolo distensivo, che quando si è in viaggio non si può essere eccessivamente pignoli, come ha fatto testé l’industriale polacco ebreo.

Il polacco ebreo si fa tradurre dal francese, prega il tunisino di non usare più il francese e aggiunge, praticamente, che lui pensa di mangiare a suo piacimento.

Interviene il finanziere italiano per smussare la situazione e chiede al ristoratore cosa ci sia d’antipasto.

Tutti prendono aragosta o granseola lessate col limone, solo il sottoscritto, il catalano dell’Opus Dei e il finanziere italiano prendono della meravigliosa maionese, gli altri due no: e sì che la maionese è fatta con tuorli d’uovo e olio ma non si fidavano comunque.

Come primo, tagliatelle al ragù per lo spagnolo e i due italiani. Gli altri temono che il ragù contenga maiale. L’ebreo polacco chiede se si possono avere con olio ma niente formaggio e sale mentre il tunisino le vuole con olio, basilico e formaggio ma senza sale.

Il ristoratore accetta gli ordini e si allontana inviperito.

Il dramma s’inizia col secondo: il ristoratore propone maialino sardo fatto al forno e l’ebreo e il musulmano hanno un sussulto: guardano il ristoratore come se volesse prenderli per il sedere.

L’industriale catalano mette una mano sulla spalla del ristoratore, guarda i due semiti e dice: “Él ha pecado en la ignorancia.” [Ha peccato per ignoranza].

I due semiti non capiscono e si stanno agitando di più, io intervengo e ripeto la frase del catalano in francese per il tunisino ed in inglese per il polacco ma non la ripeto in italiano per il ristoratore, il quale vuole sapere e dice: “Me paré na mànega de màti.” [Mi sembrate una manica di pazzi]

Al che dico al ristoratore che lo spagnolo ha detto che non doveva proporre il maialino. Il ristoratore lo guarda male.

Incredibilmente, il catalano, non so se per accattivarsi le simpatie del ristoratore, vorrebbe il maialino ma l’altro italiano di Ginevra lo convince che sarebbe un oltraggio per l’ebreo e per il musulmano mettere anche solo il maiale in tavola. Io dico al catalano che la penso allo stesso modo.

Il ristoratore propone di passare al pesce ai ferri e che sia finita.

Rombo ai ferri per tutti tranne che per il catalano e per il sottoscritto, che chiediamo seppie in umido con la polenta. Sul vino bianco (pinot grigio squisito) nessuno ha detto niente, neanche il musulmano. Contorno di pomodoro e cetrioli per tutti. Anche rucola? Noooo. La rucola non la vuole il musulmano non mi ricordo perché: e allora, rucola per nessuno che non vengano fuori altre storie…

Dessert? Lasciamo stare per non fare una conferenza…

Il ristoratore propone il caffè per tutti, che viene accettato.

Superalcoolici? Ma quando mai! Il musulmano dice che un po’ di vino ci può stare ma i superalcoolici, proprio no.

L’ebreo invece si beve una grappa e anche il catalano dell’Opus Dei.

E qui abbiamo parlato di argomenti culinari ma ci sono state altre incredibili discussioni.

Per esempio, alla faccia della religione, l’ebreo e il musulmano convengono ridendo che non disdegnerebbero una bella visita a Cuba, per frequentare certe pollastrelle di cui avevano sentito parlare…

Al che il catalano dell’Opus Dei si rivolge a me in uno spagnolo strettissimo e concitato dicendo “Vale!” [Bene!]

Aggiunge poi che stare a tavola con certe persone non è piacevole, che lui l’ha presa solo come uno scherzo ma che se continuano con discorsi immorali, lui si sentirà in dovere di alzarsi e attendere fuori. Invito i libertini a smettere ed anch’io, assieme al ristoratore, non vedo l’ora che la colazione finisca… per parlare di nuovo di affari, ché a tavola non si deve assolutamente.

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