Marco e Todaro 6 [259]

marcoTodaro(Vedi anche il precedente Marco e Todaro 5). Todaro: “Màrco, gèro drìo pensàr che da quà su gavémo vìsto più de setessénto àni de autorità venessiàna ma tùto dipènde da quànta autorità che te vién riconossùa da ła zénte…”

[Marco, stavo pensando che da quassù abbiamo visto più di settecento anni di autorità veneziana ma tutto dipende da quanta autorità ti viene riconosciuta dalla gente…]

Marco: “Tòdaro, ti pàrli comè un quadèrno scrìto in całigrafìa… par fortùna che qua gavémo l’Ombra de Nicołò Machiavèłi: Ombra de Nicolò, ła ne diga tùto su l’argoménto, che dòpo magàri se bevémo un’ombra… no ła sùa ma un gòto de vin bón…” [Teodoro, parli come un quaderno scritto in calligrafia (= bella scrittura)… per fortuna, qui abbiamo l’Ombra di Niccolò Machiavelli: Ombra di Niccolò, ci dica tutto sull’argomento, ché dopo magari ci beviamo un’ombra (bicchiere di vino)… non la sua (ombra di un fantasma) ma un bicchiere di vino buono.

Risposta di Niccolò Machiavelli:

“Alla domanda, rispondo:

L’autorità momentanea è, a dir poco, ridicola e presuntuosa agli occhi di tutti. Solo il tempo la trasformerà in autorità vera, in autorità consolidata. Come riconoscere allora un’autorità che durerà da una che non durerà? Non essendoci criteri per riconoscere correttamente, per una questione di prudenza sarebbe sempre meglio pensare che tale autorità non debba durare.

Quando s’inizia un’autorità, nessuno in realtà la rispetta, perché la stessa viene ritenuta passeggera: il mancato rispetto è praticato nascostamente da chi non vuole esporsi; da altri, il mancato rispetto viene manifestato più apertamente, come dagli anarchici o come dai ribelli di natura o come da chi professa un’opinione affatto diversa da quella sbandierata dalla novella autorità.

E sì che, nel primo periodo, l’autorità fa di tutto per ingraziarsi la pubblica opinione ma ogni tentativo del genere viene visto dalla pubblica opinione piuttosto come manipolatorio che non come un inizio di buon governo.

Intanto, il tempo passa: se l’autorità permane, la stessa invecchia e, come il vino buono, migliora, col passar degli anni, la sua percezione da parte dei cittadini. Una volta che l’autorità sia accettata perché il tempo è passato (e il tempo gioca sempre a favore della credibilità dell’autorità), l’autorità stessa diventa bene accetta e, da quel momento, qualunque soperchieria, delitto o malversazione l’autorità commetta, tutto le sarà perdonato. Nella fase primigenia, sarebbe bastato che l’autorità torcesse un solo capello a qualcuno per essere dichiarata da tutti come intollerabile: dopo un lasso di tempo più o meno lungo, se l’autorità taglia mille teste a mille innocenti, il tutto cadrà nella più totale indifferenza popolare.

Considerate, cari Marco e Teodoro, la vostra Venezia: dal 421 al 1297 nessun notabile, oltra naturalmente a nessun comune cittadino veneziano, poteva commettere atti criminosi. Nel 1297, passati più di ottocento anni, il sistema veneziano era accettato dal popolo col massimo rispetto, con abitudine, come se fosse parte della realtà naturale: fu allora che Venezia poté trasformarsi in oligarchia e le più nefande efferatezze furono perpetrate dai suoi nobili.

Lo stesso dicasi a Roma, nella fase della sua fondazione.

Lo stesso dicasi nella Rivoluzione Francese, ai suoi inizi.

Lo stesso dicasi in Unione Sovietica, nella fase prodromica.

Lo stesso dicasi dappertutto. Dopo una fase iniziale quasi religiosa, acquisito il riconoscimento delle genti, l’autorità può permettersi qualunque nefandezza.

Prima di giudicare l’autorità, bisogna capire pertanto il periodo trascorso dai suoi albori e tenere conto di questa legge della natura umana che ho appena esposto.”

Marco: ”Ombra de Nicolò, te dàgo del ti… ànca se no ti xe venessiàna,  no ti xe ‘na móna, ełóra bevémose l’ómbra che te gavévo promésso…” [Ombra di Niccolò, ti do del tu… anche se non sei veneziana, non sei una sciocca, pertanto beviamoci il bicchiere di vino che ti avevo promesso…]

Nota dell’autore: Niccolò Machiavelli non si è mai sognato di dire cose del genere, purtroppo per lui se le considererete interessanti e, viceversa, purtroppo per l’autore se le considererete chiacchiere inutili.

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