Fuori dal Noncello [263]

Il fiume Noncello alla periferia sud di Pordenone – 1985 – Giorgi ©
Il fiume Noncello alla periferia sud di Pordenone – 1985 – Giorgi ©

Questa storia ha dell’incredibile, eppure vi posso assicurare che è assolutamente vera, anche se, ovviamente, non è assolutamente verosimile. 

Ci sono dei fatti che sono talmente strani che il narratore non può esserseli inventati, né avrebbe potuto avere il coraggio di raccontare simili panzane: fatti che sono al di fuori di ogni immaginazione e sembrano pertanto incredibili ma allora non si capirebbe come e perché uno possa inventarsi cose talmente assurde. Quindi, dovrebbero essere veramente accaduti. Molte volte, tali fatti rimangono inspiegabili e nemmeno colui che li ha vissuti in prima persona sa darsene una spiegazione. Questo è il caso che vi esporrò.

Questa lunga premessa vi sembrerà assurda ma se la rileggerete dopo aver letto sino alla fine quanto scritto qui di seguito, la premessa stessa vi sarà improvvisamente chiarissima, anche se comunque resterà al di fuori di ogni immaginazione.

Siamo a tavola in una decina di persone e stiamo parlando di come l’istinto di sopravvivenza abbia delle capacità enormi: chiamatelo inconscio o subconscio o istinto o come volete.

Una immagine che io dipingo spesso è la seguente: noi, esseri umani senzienti, siamo alla guida di una motocicletta e pesiamo circa 70 chilogrammi ma dietro, sul sedile posteriore, abbiamo un compagno di viaggio, sempre uguale dalla notte dei tempi, che pesa più di dieci volte noi, cioè 700 chili e anche più. Si tratta di uno scimmione enorme, cioè si tratta del nostro inconscio.

Non è che lui ragioni tanto, anzi, non ragiona quasi per niente ed è meglio non avere opinioni discordanti, altrimenti imporrebbe le sue.

Lo scimmione ha dovuto superare ostacoli incredibili per oltre due milioni di anni e se si fosse fermato a ragionare come facciamo noi da qualche decina di millenni, oggi non ci saremmo più, saremmo estinti. Quando ci tirano una pallina di carta verso il viso, è lui che ci fa chiudere gli occhi: in quel frattempo noi non abbiamo neanche abbozzato una pur minima reazione ma gli occhi sono importantissimi e quindi lo scimmione li protegge.

Tornando alla motocicletta, c’è da sperare che, alla prossima curva a destra, lo scimmione cerchi di assecondarci inclinando il peso nella misura dovuta e non troppo, né troppo poco: se si dovesse inclinare troppo, la motocicletta finirebbe inevitabilmente per terra e, se lo scimmione prendesse paura e non dovesse inclinarsi per niente, la moto finirebbe inevitabilmente per andare dritta e quindi fuori a sinistra, schiantandosi sull’eventuale ostacolo oltre la curva, forse un bel solido platano inamovibile.

Siamo nelle sue mani. Una collaborazione col nostro scimmione è utile, per non dire indispensabile.

Sostenevo questa tesi con dovizia di esempi quando uno dei commensali, B, disse che avevo ragione, che avevo perfettamente ragione e che questo forse gli spiegava per la prima volta un fatto che era successo e che non aveva mai raccontato a nessuno perché non sapeva darsene una spiegazione e, forse, la spiegazione era proprio questa: quella dello scimmione.

Dice B: “Io, come sapete, abito a Pordenone e una domenica mattina, con un mio amico, siamo andati a pescare sul fiume Noncello: saluto moglie e figli e dico che tornerò per l’ora di pranzo, magari con un bel pesce. Mia moglie si raccomanda come ad un santo, perché io non so nuotare e teme pericoli.

 Esiste un punto in cui la riva è rinforzata col cemento (vedi fotografia scattata nell’esatta posizione del fatto che esporremo, n.d.a.) vicino ad uno scivolo per l’alaggio delle barche, dove i bambini si tuffano e risalgono a riva usando lo scivolo stesso. Il mio amico ed io mettiamo le canne da pesca in posizione, ci sediamo ad aspettare e diamo inizio ad una bella chiacchierata.

Improvvisamente, la canna del mio amico si muove: ha preso un pesce molto grosso ma, recuperando la lenza, il pesce si attorciglia su quella della mia canna. Mi prega di aiutarlo a dipanare il groviglio ma, in modo poco accorto, io perdo l’equilibrio e cado in acqua, molto profonda e comunque profonda a sufficienza per far annegare una persona che non sa nuotare.

Mentre sto annegando, medito sulla mia fine: non c’è niente da fare, morire annegato a 35 anni, chi l’avrebbe mai detto… poi, all’improvviso, mi penso che ho i bambini piccoli, il mutuo da pagare, c’è mia mamma da aiutare, le rate dell’automobile… non posso proprio morire, non è per cattiveria, ho troppi impegni, sarebbe una carognata… e allora mi sono messo a correre e sono arrivato, di corsa, sino allo scivolo, dove l’acqua è bassa, poi sono venuto su, camminando lungo lo scivolo.”

Ovviamente, tutti chiedevano spiegazioni ulteriori ma la risposta fu che non sapeva nemmeno lui: ora sapeva che probabilmente era stato lo scimmione ma i dettagli del perché e del percome, quelli non li aveva ancora capiti. Semplicemente, una cosa successa e basta.

Rileggete, per piacere, la premessa all’inizio e vedrete che questa volta vi sarà più chiara.

Suggerimento: forse lo scimmione, che sa nuotare dalla notte dei tempi, ha preso il controllo della situazione? Ha disattivato la parte conscia ed ha nuotato sino allo scivolo, riattivando poi la parte conscia? Si può parlare di trance, ipnosi, catalessi, non è facile spiegare questo episodio. Se fosse così, perché allora altri annegano? Ipotesi…

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