Riflessioni di alcuni veneti 1 [269]

Il pensatore – Bronzo del 1902 di Auguste Rodin (1840 -1917)
Il pensatore – Bronzo del 1902 di Auguste Rodin (1840 -1917)

Quante volte abbiamo sentito delle frasi che ci hanno colpito o di cui vorremmo aver preso nota per rifletterci su un poco, anche solo per poi scartarle, dimenticarle se del caso ma… non ne abbiamo nemmeno preso nota: saranno comunque in qualche parte della nostra testa? Forse.

Forse sono, come diceva un gondoliere (Alfio Dei Rossi) quando ricordava improvvisamente un volto: “Ecco chi ch’el gèra! no me ricordàva più ma mi ło gavéva mésso su ła tèrsa cassèa del secóndo comò, rénte a sta récia qua, quéła dèstra. Fin da tósi bisógna pareciàr tànti comò, sinò, co ti xe vècio, i ricòrdi no ti ga più pósto dove métarli: bisógna pensàrghe prìma!” [Ecco chi era! non mi ricordavo più ma lo avevo messo nel terzo cassetto del secondo comò, vicino a questo orecchio, quello destro. Fin da ragazzi bisogna preparare tanti comò altrimenti, quando sei vecchio, non hai più posto dove mettere i ricordi: bisogna pensarci prima!]

Quella che segue è una frase pronunciata da un altro vecchio gondoliere, G.G., troppo noto per farne il nome, frase detta mentre si parlava della fine della seconda guerra mondiale e della probabilità che ne venisse una terza:

Ogni tànto ‘na guèra ła ghe vól, parché łe poaréte łe gà da doparàr el fazołéto, che el xe sémpre prónto par quélo: le madàme, invesse, no łe ghe tièn da cónto del fazoléto, ’nca parché più de tànto nó’l ghe ocóre…” [Ogni tanto, una guerra ci vuole, perché le donne del popolo devono pur adoperarlo, il fazzoletto, che è sempre pronto per quello (per piangere): le donne di alto rango, invece, non tengono in buon conto il fazzoletto, anche perché più di tanto non è loro necessario…]

Questa frase è spaventosamente triste e rassegnata: il popolo si prepara a pagare la guerra perché sa che lui e solo lui pagherà il vero prezzo della guerra stessa, con morti in famiglia e privazioni di ogni genere. Le classi nobili, invece, non hanno molti motivi per preoccuparsi. Per esperienza, sanno che se la caveranno meno peggio degli altri, certamente con qualche dolore ma non più di tanto.

Un’altra frase che fa riflettere è quella del lattaio (pestrìn) Mario M., ex-operaio e filosofo nel profondo del cuore:

Dio gà fàto l’indùstria par castìgo dei poaréti. Ma mi pénso che quełi che lavóra su l’industria i va de sicùro in Paradìso, parchè l’Infèrno i lo ga vùo drénto in fàbrica.” [Dio ha fatto l’industria per castigo dei poveri (operai). Ma io penso che quelli che lavorano nell’industria andranno di sicuro in Paradiso, perché l’Inferno l’hanno avuto dentro in fabbrica.]

Ancora, come diceva il più volte citato Monsignor Manzoni, uomo santo nel più profondo significato, parlando di un sindaco che faceva del buonismo: “Sté tènti, sté ténti, el xe màssa fùrbo, no’l pól éssar ‘nca bón: el fa pósta de éssar bón, el fa nóme àltro che pósta…” [State attenti, state attenti è troppo furbo, non può essere anche buono: fa finta di essere buono, fa niente altro che finta…]

Da qui, la relazione inversa tra bontà e furbizia…

 

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