Usanze a Venezia 10 [282]

Voigtlander Vito Bl Ob.Color Scopar f/2.8 50mm. Venezia – Ottobre 1961 – Sant’Antonino (Bragora, Castello) – Preparazione delle castagne per la vendita -Ernesto Giorgi ©
Voigtländer Vito Bl Ob.Color Scopar f/2.8 50mm. Venezia – Ottobre 1961 – Sant’Antonino (Bragora, Castello) – Preparazione delle castagne per la vendita -Ernesto Giorgi ©

Nella fotografia riservata©, scattata nel mese ottobre del 1961 in Sałizàda Sant’Antonìn [Salizzada Sant’Antonino], nella Parrocchia di San Giovanni in Bragora e nel Sestiere di Castello, si vede una coppia di distintissimi signori che stanno mondando le castagne di stagione, preparandole per l’imminente vendita.

Non appena scattata la fotografia di sorpresa, la signora seduta si è accorta ed ha ricriminato: “Vàrda che ràssa de lavóro: no ti me ga gnànca dìto de sorìdar, che magàri se qualchedùni dòpo ła véde, vendémo un póche de castàgne. Fàmene n’àntra che sorìdo…” [Guarda che razza di lavoro: non mi hai neanche detto di sorridere, che magari se qualcuno dopo la vede (la foto), vendiamo un poche di castagne (oltre alle altre). Fammi un’altra (foto) che sorrido].

Siccome le foto costavano una cifra, mi sono inventato che quella era l’ultima… al che ha replicato sorridendo: “Bèn, passiénsa… sperèmo che rìva el giòrno che ti ghe ne pól fàr quànte che ti vól… ti pól tornàr domàn, parché no crédo che vendarémo tùto el sàco staséra…”. [Bene, pazienza… speriamo che arrivi il giorno che ne puoi fare quante ne vuoi… puoi tornare domani, perché non credo che venderemo tutto il sacco questa sera…]

Non lo avrei mai creduto ma la profezia si è quasi avverata. Il numero di fotografie che si possono scattare oggi è praticamente illimitato: anche migliaia. Quella volta c’erano rullini da 12,24 oppure 36 pose. Per risparmiare, mi ero attrezzato ad avere in cucina una rudimentale camera oscura per il bianco e nero. Questa fotografia avrebbe richiesto una maggior permanenza nella bacinella di fissaggio.

Il primo del mese ottobre cominciavano sempre le scuole e questo in tutta la repubblica. Si sperava sempre che il primo del mese fosse domenica, così si sarebbe andati a scuola il giorno due. I ragazzi avevano (ed hanno) il diritto di andare a scuola di mattina ma io per ben due anni sono stato obbligato ad andare a scuola di pomeriggio: vite vendute. Sono, questi due anni filati, tra i miei peggiori ricordi, ma non essendoci aule e non potendo superare per regola i 36 alunni per classe, l’unica soluzione erano le aule occupate al pomeriggio. Nell’anno 1951 a Venezia, nel centro storico, eravamo in 174808: un numero enorme rispetto ad oggi (ultimo dato: nel 2013, 56683 abitanti.) (dati del Servizio Statistica e Ricerca – Comune di Venezia).

Il bambino o ragazzo che andava a scuola di pomeriggio vi andava alle 14 e finiva alle 19: mezz’ora per arrivare a casa ed era ora di cena. Di giocare non se ne parlava e dopo cena bisognava fare i compiti, almeno due ore, dalle 21 alle 23 per poi fare un’ora di compiti alla mattina. Otto o nove ore di sonno sono necessarie ma la casa si svegliava alle 7 perché gli altri fratelli andavano a scuola alla mattina e la gente adulta andava a lavorare. Un’ora di compiti e arrivavano le dieci: andavo fuori per giocare… ma con chi? Erano tutti a scuola…  all’ora del magnìficat, mentre la famiglia mangiava all’una, io dovevo mangiare da solo, in anticipo, perché altrimenti non avrei fatto a tempo ad arrivare a scuola… insomma, un incubo e sì che le ore erano sempre 24 ma andando a scuola di pomeriggio, stranamente, le ore si accorciavano…

Negli anni normali, invece, ottobre è una festa per la preparazione della scuola: penne, quaderni, libri e così via.

Le cose che possono interessare di più sono due:

  • I cinematografi ‘sóra ła strìca’ [sopra la striscia] che davano i films della nuova stagione. Come abbiamo già avuto modo di dire, Il Gazzettino pubblicava i nomi dei cinematografi più prestigiosi e più cari (di prezzo) in ordine alfabetico nella parte superiore della rubrica, cinematografi che proiettavano le prime e le seconde visioni. Poi c’era una linea di suddivisione (ła strìca) e sotto, nuovamente in ordine alfabetico, i cinematografi economici e popolari che proiettavano dalla terza visione in poi. Ricordandosi che la televisione ha avuto una vera diffusione sono negli anni ‘60 e che le abitudini sono dure a morire, si può ben capire come negli anni ’50 le sale cinematografiche nel centro storico veneziano fossero a decine. Il classico dialogo era:
    • ’Ndémo al cìne… i fa bèło…” [Andiamo al cinema, fanno un bel film…]
    • “Sóra o sóto, parché sóra no vègno… che no ti crédi che mi sìa Onàssi…” [Sopra o sotto (la linea di suddivisione), perché sopra la linea non vengo, che tu non creda che io sia Onassis…]
    • “Sòto, sòto, ghe mancarìa àltro…” [Sotto, sotto (la linea), ci mancherebbe altro…]
  • Il mercato dell’antiquariato, che partiva da Campo Santo Stefano (in realtà Campo San Maurizio, un poco più verso San Marco) e si estendeva per Calle della Mandola, Campo Manin per finire in Campo San Luca. Si partiva da Campo San Maurizio e in Campo Santo Stefano i bambini gustavano il gelato di Paolin. Si arrivava in Campo San Luca dove i bambini, di nuovo, gustavano i marrons glacés (francese, castagne candite) nuovi, di ottobre, appena fatti con le nuove castagne, da Rosa Salva. Secondo me, solo il mercato di Argenteuil, vicino a Parigi, è più importante del mercato dell’antiquariato di ottobre a Venezia. D’altronde, quasi tutti gli antiquari veneziani sono, durante tutto l’anno, in Campo Santo Stefano. Bisogna dire che il mercato di Argenteuil, nella sua enormità, contiene anche parecchio modernariato mentre a Venezia difficilmente si trovano patacche. Inoltre Argenteuil è aperto tutto l’anno (tranne il martedì) mentre quello di Venezia, solo per tre giorni e (attualmente) tre o quattro volte ogni anno. Informandosi e visitando il mercato veneziano nel primo giorno si possono trovare delle vere chicche preziose che però si pagano profumatamente. Altri preferiscono andarvi l’ultimo giorno, sperando di comperare qualcosa di buono a prezzi stracciati, sempre che quel qualcosa sia rimasto. Attenzione: a Venezia, recentemente, copre di solito solo Campo San Maurizio e Campo Santo Stefano, mentre verso Calle della Mandola non si estende quasi più. Comunque vi fornisco gli estremi per informarvi. Dal venerdì alla domenica, orario 9-19.
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