Il pane nel dopoguerra [291]

Venezia – Ponte della Paglia – Venditore di giocattoli – 1961 – Ernesto Giorgi ©
Venezia – Ponte della Paglia – Venditore di giocattoli – 1961 – Ernesto Giorgi ©

Durante la seconda guerra mondiale, per lo zucchero, per le candele, per il pane e per altri generi, ci fu il razionamento. Con delle tessere, gli adulti potevano avere un certa quantità di prodotto e i bambini, per gli alimentari, di meno.  Con la tessera si potevano acquistare a un prezzo ragionevole sino a 200 grammi di pane per adulto, nel 1945 la razione passò a 300 grammi. I prezzi erano calmierati.

Per averne di più, si pagava moltissimo (contingentamento) e per averne di più ancora c’era solo il mercato nero, praticamente il contrabbando, pericolosissimo perché si andava in galera, non si sapeva che prodotti fossero, da dove venissero e i prezzi cambiavano in continuazione. Ogni adulto aveva la sua tessera ed ogni bambino pure. Le quantità di razionamento dal 1945 in poi aumentarono progressivamente ma le tessere durarono fino al 1949.

C’erano 15 tessere: per il pane, per lo zucchero, per le candele, per la legna da ardere e così via.

Per non parlare degli sbalzi dei prezzi. Riporto dal sito sotto citato:

“IL COSTO DELLA VITA – Roma, 15 Febbraio 1945 – Sul costo della vita nel capitolo alimentazione, l’Ansa apprende dalle statistiche compilate dall’ufficio del lavoro, le seguenti cifre relative al mese di gennaio ultimo scorso (1945). Il costo della vita è stato calcolato sulla base del costo dei generi di mercato necessari ad assicurare un fabbisogno minimo energetico di 2100 calorie giornaliere. La spesa media quotidiana per uomo medio, che era di Lire 5,40 nel 1940, salita a Lire 1113,25 nel giugno del 1944, discesa poi a Lire 84,25 nel dicembre scorso, è risalita in gennaio a Lire 94,80.”

Se siete interessati, andate a:

 (http://www.storiologia.it/mussolini/razionamenti.htm)

Era quindi una situazione difficile. Nonostante il tesseramento, nel 1948 la situazione era accettabile e il pane non mancava.

Mia madre e mio padre avevano diritto a quasi un chilo a testa ed io avevo diritto alla metà. Senza tessera, un chilo di pane costava quasi come un giorno di lavoro di un operaio (500 lire al giorno la paga, 300 un chilo di pane.

I dati non sono molto attendibili perché le oscillazioni quotidiane erano enormi ma ci si può fare un’idea.

Dato che noi non mangiavamo tutto il pane ma circa la metà, l’altra metà mio padre la dava alla mattina, subito dopo aver comperato il pane, alla trattoria X, la quale pagava il prezzo calmierato. In compenso, a Natale, Pasqua e Ferragosto eravamo invitati gratuitamente in trattoria per un pranzo.

Quando si vedono i film di guerra in televisione, si dovrebbe pensare a questo. Chi ha vissuto queste situazioni nell’infanzia non può dimenticarle. La fame non è una bella cosa. Comunque, leggetevi, se siete interessati, il sito indicato.

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