Notte 1 [309]

Fotografia e fotomontaggio di Ernesto Giorgi © - esemplare di gufo comune (Asio otus)
Fotografia e fotomontaggio di Ernesto Giorgi © – esemplare di gufo comune (Asio otus)

Durante il giorno, siamo soli assieme a tutti i nostri simili. Ai nostri tempi, è talmente grande il numero delle persone esistenti che in Italia, è molto probabile che non si riesca ad essere isolati.

Ogni italiano ha a sua disposizione un quadrato con 70 metri di lato. Se ci mettessimo al centro di tale quadrato, a 70 metri di distanza, in ogni direzione, ci sarebbe un altro nostro simile. Per fortuna non è proprio così: tutti gli abitanti ammassati nelle città lasciano più spazio alla campagna.

Ancora più drammatico è considerare la diffusione delle case: è molto difficile mettersi in un punto elevato, ad esempio sopra una collina e non vedere qualcosa di costruito dall’uomo. Insomma, è molto difficile poter dire: “Da questo punto, posso fingere di vedere la natura incontaminata”, perché molto probabilmente il vostro sguardo coglierà una casa, una staccionata, un palo della corrente elettrica, qualcosa di umano, magari una bicicletta abbandonata o una stradina.

Di notte, le cose vanno meglio. Noi esseri umani siamo abituati a pensare che tutto sia in quiete ma non è così. Un numero enorme di specie animali dorme di giorno e vive di notte ma in realtà, dormendo gli uomini, la nostra sensazione di quiete dipende dal fatto che non ci sono i rumori caratteristici della specie umana ed anzi, proprio per questo, non abbiamo troppa simpatia per gli animali notturni, che ci sembrano approfittare del nostro riposo, come se fossero dei ladri.

E così il gufo (grande e marrone), il barbagianni (grande e bianco), l’allocco (piccolo e bianco) e la civetta (piccola e marrone) portano sfortuna semplicemente perché vegliano di notte per procurarsi il cibo, come facevamo noi milioni e milioni di anni fa, quando eravamo ancora mammiferi assomiglianti a grossi porcellini d’india. D’altronde, 65 milioni di anni fa, c’erano ancora i dinosauri e dovevamo nasconderci di giorno per non essere mangiati e girovagare di notte. Ancora oggi i nostri occhi sono più adatti al buio che alla luce, nel senso che un buio eccessivo non ci crea pregiudizio mentre una luce eccessiva lo crea e così dicasi per la nostra pelle. Ci siamo un poco abituati alla luce. Il gufo, no: resta abituato al buio. Una mattina avevo in giardino un gufo, appollaiato su di un cedro libanese, che sembrava morto ma non lo poteva essere perché sarebbe stato disteso per terra. Allora presi un ombrello e mi avvicinai per toccarlo appena. Come il manico dell’ombrello lo toccò, fece il suo verso ‘Uh! uh!’ ma non si mosse, sempre con gli occhi chiusi. Allora capii che si era perso, che non ci vedeva a causa della luce eccessiva e che era come paralizzato, indifeso, incapace di ritrovare la cavità dell’albero o il rudere che costituiscono la sua tana.

 Andai al lavoro e tornai alla sera con ancora un poco di luce, al tramonto: era ancora là. Dopo un’altra mezz’ora, col buio più completo, si sentì improvvisamente un batter d’ali e il gufo se ne andò. Con l’evoluzione, la natura ha voluto fare anche i gufi, pur diversi da noi: anche queste sono le cose per cui vale la pena di vivere.

Di notte, nel silenzio, si possono aprire gli scuri o scendere in giardino e guardare le stelle, o meglio, la luce delle stelle di una volta, luce che ci sta raggiungendo in questo momento.

Mi ricordo una storia raccontatami da un agricoltore che una notte era uscito in cortile per il caldo, si era steso sull’erba guardando le stelle e si era addormentato. C’erano i grilli. Nel sogno, parlava con un gufo.

Gufo: “Ciao. Che bella notte.”

Agricoltore: “Bellissima… ma tu parli…”

Gufo: “Parlare nei sogni degli altri è la mia specialità.”

Agricoltore: “E nei tuoi sogni cosa sogni?”

Gufo: “Un mondo senza sole, dove avrei più tempo per andare a caccia…”

Agricoltore: “Ma di notte, non guardi le stelle, non ascolti i grilli…”

Gufo: “Non sono i grilli che cantano, non sono i grilli che fanno ‘criii…criii’, questo verso lo fanno le stelle, mandando la luce. I grilli lo hanno imparato, lo ripetono e voi credete che siano i grilli, ma il canto originale viene dalle stelle…”

Agricoltore: “Bello, bellissimo, tanto bello che non vorrei più svegliarmi…”

Gufo: “Per questo il sonno assomiglia alla morte: una pace senza risveglio con le stelle che fanno ‘criii…’ solo per te, che apprezzi…”

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