Barattoli [312]

BormioliSulle Grave di Papadopoli, lungo il Piave, si può trovare ogni tanto uno strano pescatore, un certo Pietro Buratin, ingegnere idraulico laureato a Padova, il quale mette nelle acque del fiume, legata ad una lenza, una piccola retina contenente uno specchietto e… aspetta. Accanto a sé, d’in su la riva, per dirla col poeta, ci sono una cinquantina di barattoli in vetro, alcuni aperti ed altri ermeticamente chiusi.

Su ogni barattolo c’è un’etichetta con scritto Riflessione n. 01, …02… e così via. La mia curiosità era massima e così mi sono permesso di chiedere all’ingegnere idraulico cosa mai stesse facendo. Mi rispose che era una cosa riservata… riservatissima… che non si poteva dire… strascicando la voce e facendomi capire che si trattava di una cosa molto importante…

Lo assicurai che, essendo io uno scrittore, se mi avesse chiarito l’arcano avrei provveduto a fargli pubblicità, che era esattamente ciò che a parole lui non voleva. Una volta resosi conto che le sue parole avrebbero avuto un’eco sicura, prima chiese un’ecografia (garanzia scritta di una buona eco, di una buona pubblicità) e poi si accontentò della famosa assicurazione verbale ed esordì:

Buratin: “Caro lei, il Piave non è solamente Sacro alla Patria ma ha anche un’altra dote unica ed incredibile: aggiorna le riflessioni, i proverbi, i detti e le sentenze popolari inseriti a monte, modificandoli in base all’andazzo dei tempi e restituendoli, appunto modificati, più a valle. Non è stato facile scoprirlo ma ci siamo riusciti, il sottoscritto assieme al filosofo Pavel Jan, che dal nome e cognome tradisce le sue origini magiare. Il sistema è il seguente: Jan si mette a Belluno, sul Piave, o meglio sul cosiddetto Ponte nelle Alpi e lascia cadere un pizzino nel fiume con su scritta una riflessione. Tale riflessione può essere un proverbio, un detto, una massima, ciò che si vuole, basta che sia un qualcosa di tradizionalmente accettato. Il pizzino segue le acque del nostro fiume, passa presso Celarda, poi Quero, poi Segusino, poi nei pressi di Valdobbiadene, segue il Montello per poi arrivare qui, alle Grave di Papadopoli. Insomma nel passaggio da Jan a Buratin il pizzino sembra che venga letto dal Fiume Sacro, assimilato, e digerito. Poi il Piave fa una riflessione e modifica il pizzino in modo acconcio, cambiando ciò che c’è da cambiare (mutatis mutandis) e rendendolo, dopo la riflessione, adatto ai luoghi comuni e al sentire dei nostri giorni. Trattandosi di una riflessione del Piave, le posso garantire che solo un’altra riflessione può attrarre il pizzino ed è ciò che faccio io, perché mettendo uno specchietto nella retina una riflessione ha pur luogo ed il pizzino abbocca, o meglio, si lascia andare nella retina, al che si percepisce un bagliore, naturalmente riflesso. Non appena il mio occhio subisce l’abbaglio della nuova riflessione, immediatamente estraggo la retina che ora contiene il pizzino, afferro con una apposita pinza il pizzino stesso, lo metto in un barattolo di vetro e lo chiudo ermeticamente. La pinza, a chiarimento, è un oggetto metallico e non il dolce invalso nei giorni della Befana.”

Io: “Bene, ingegnere, si può avere un esempio del pizzino che passa da Jan a Buratin? Forse per i nostri lettori potrebbe essere utile…”

Buratin: “Il pizzino numero 01, scritto ieri sera, recitava ‘Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino’. Il pizzino modificato dal Piave, in ossequio ai costumi attuali, è: ‘Tanto va la gatta al lardo, fin che riesce a rubarlo, perché ha pochissime probabilità di essere presa.” Oppure il pizzino numero 03: ‘Prìma o dòpo, l’onestà te pàga co i intarèssi…” [Prima poi, l’onestà ti ripaga con gli interessi] e stato modificato dal Piave in ‘Prìma e ànca dòpo, l’onestà no te pàga pròpio gnénte e te tóca pagàr passóra i intaréssi…’ [Prima e anche dopo, l’onestà non ti paga proprio niente e per soprammercato devi pagare gli interessi]

Io: “Ho capito… molto bello. Me ne dica un altro e poi basta…”

Buratin: “Le dirò il numero 24. I nostri vecchi sapevano che ‘Co mànca el gàto, i sórzi bàgola’ [Quando manca il gatto, i topi esultano] ma il Piave ha cambiato il pizzino nel seguente modo: “I sórzi bàgola ànca co ghe xe el gàto, parché qualchedùn lo gavarà pùra pagà’ [I topi esultano anche quando c’è il gatto, perché qualcuno lo avrà pur pagato (corrotto)].

Cari amici, possiamo divertirci ad inventare le Riflessioni del Piave, Fiume Sacro alla Patria… riflessioni modificate al volo, in base alle esigenze moderne…

N.b.: Per chi non lo sapesse, l’espressione ‘passàr da Jàn a Buratìn’ è un’espressione popolare della sinistra Piave che si usa dire per descrivere una presa in giro, una perdita di tempo inutile. “El me à fàt passàr da Jàn a Buratìn”: letteralmente, ‘mi ha fatto credere di essere Gianni e mi sono accorto di essere Burattino’, mi ha preso in giro, mi ha turlupinato, mi ha cambiato la realtà sotto agli occhi, si è approfittato della mia buona fede.

P.s.: Buratin: nomen omen, [il nome è un presagio], anche per la saggezza popolare.

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