Giudicare [313]

bilanciaDue che si conoscevano (ma non troppo) si trovano in un’enoteca e parlano del più e del meno. Poi, si alzano dal tavolo, pagano ed escono assieme, camminando lungo un viale alberato. Uno dei due è un personaggio che chiameremo Riservato, R… e l’altro lo chiameremo Chiacchierone, C…

C: “Io sono sposato, ho una piccola industria e ci tengo molto alle relazioni sociali perché lo ritengo conveniente per la mia professione di imprenditore.”

R: ”Anch’io sono sposato, ho una piccola industria ma trovo che aver relazioni sia problematico, perché molta gente è disonesta.”

C: “Sono affari loro… tutti hanno le loro motivazioni… io ad esempio, non pago le tasse e preferisco fare un po’ di elemosina ai poveri… se mi trovano, so quali rotelle ungere…”

R: “Io invece, siccome pago tutte le tasse, non sono in condizione di fare elemosine di nessun genere.”

C: “Beh… se io pagassi tutte le tasse, non potrei avere il tenore di vita che ho e non potrei essere benvoluto dai poveri, insomma farmi giudicare positivamente. Non si sa mai nella vita… In realtà, bisogna pensare prima di tutto a sé stessi e alla propria famiglia: questa è la legge del sopravvivere…”

R: “Beato te che sei contento. Purtroppo, mio padre m’ha insegnato a comportarmi onestamente e se non pagassi le tasse non mi sentirei a posto con la coscienza, anche se so perfettamente che i politici sprecano quasi tutto. Spero sempre di trovare un partito di galantuomini ma sembra che la realtà attuale sia molto diversa…”

Passano due sacerdoti, A e B, che vedono i due industriali in conversazione.

A: “Vedi quei due? Uno è C, quello biondo: quello è un benefattore della nostra Chiesa, un sant’uomo, viene sempre a Messa ed è un tipo molto simpatico. Quando mi trova, vuole assolutamente offrirmi il caffè e non ha la puzza sotto il naso: mi parla allegramente, mi fa sentir bene. L’altro giorno il consiglio comunale mi ha chiesto un’opinione su di lui in vista di un certo finanziamento ed io ho risposto che si tratta di un’ottima persona.”

B: “Si, lo conosco, l’altro invece, quello moro, R, è un musone che non tira mai fuori né una parola né il becco di un quattrino: piuttosto che venire a Messa, tende a venire di pomeriggio, quando in chiesa non c’è nessuno. Comunque è molto educato, questo sì, ma niente di più.”

A: “Se fossero tutti come C, a mio giudizio, il mondo sarebbe di gran lunga migliore…”

B: “Sono d’accordo, proprio d’accordo… anche secondo me, non c’è paragone fra C ed R…”

Il buon Dio, che dall’Alto dell’Alto più alto ha sentito tutto, si rivolge avvilito a San Pietro e, guardandolo amaramente, dice: “Pièro, gàstu sentìo, i dó prèti che parlàva dei dó industriàłi… quéli no i gà capìo pròpio gnénte… i giùdica da quàtro pałanche… ma go paùra, da séno, che gavémo sbalià tùto Nuiàltri dó, Mi quàndo che gò fàto el móndo e ti co ti gà fàto ła Sànta Romàna Cèsa Catòłica Apostòłica… e sì che Me Fìo el se gà ànca fàto copàr par lóri… che no sìa el càxo de fàr tùto da nóvo… cóme quéła vòlta de Noè… ” [Pietro, hai sentito, i due preti che parlavano dei due industriali… quelli non hanno capito proprio niente… giudicano da quattro palanche… ma ho paura, seriamente, che si abbia sbagliato tutto Noi due, Io quando ho fatto il mondo e tu quando hai fatto la Santa Romana Chiesa Cattolica Apostolica… e sì che Mio Figlio si è fatto anche uccidere per loro… che non sia il caso di fare tutto di nuovo… come quella volta di Noè…]

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