Pazzia Parte Prima [315]

vangoghDi solito, si pensa che un uomo equilibrato, messo assieme ad un pazzo, lo possa far rinsavire. Molto probabilmente, invece, succede proprio il contrario. Come la cattiveria è più potente della bontà, così la pazzia è più potente della saggezza. La pazzia di un malato è come un tarlo che si insinua nella mente saggia di un sano. Se prendiamo il Devoto – Oli, alla voce ‘pazzia’, recita: “Qualsiasi forma di alterazione, permanente o temporanea, delle facoltà mentali”.

Questa definizione, esattissima nella sua essenza, in verità non ci dice niente. Se abbiamo di fronte un pazzo, quali cose dovrebbero cambiare in lui perché non fosse più da considerare alterato? E una volta individuate, queste facoltà anormali, chi ci dice che tale pazzo non sia più tale, nel senso che non esista più il pericolo che la pazzia si manifesti nuovamente?

Sono talmente tante le variabili… il pazzo non ha una linea di condotta prestabilita, è imprevedibile e ciò costituisce il nucleo della sua malattia.  Ha una gamma infinita di scelte, di possibilità, di atteggiamenti e il savio, che gli sta vicino, è sottoposto ad ogni genere di comportamenti e lui, il savio, per rimanere nei canoni della saggezza, non può che avere dei comportamenti limitati. Questo, sino a quando il savio non ce la farà più e si troverà di fronte ad un’alternativa: impazzire anche lui oppure interrompere il rapporto col pazzo vero.

La stessa sequenza si verifica tra un cattivo e un buono, perché il cattivo è, a sua volta, una sorta di pazzo, che per inventare nuove cattiverie può pescare dall’infinito assieme di possibilità che giacciono al di fuori della realtà del buono. Ad esempio, il buono, per sottolineare ed evidenziare la sua bontà, può trattare il gatto di casa in alcuni modi, buoni per l’appunto ma tale numero di atti buoni è piuttosto ridotto.

Per contro, in quanti modi un cattivo può maltrattare il gatto di casa? secondo me, in un numero pressoché infinito di modi, di cattiverie, di mostruosità. Prima o poi, anche il buono non ce la farà più e diventerà cattivo, non nei confronti del povero gatto ma del perfido che gli sta accanto: sarà contagiato dalla cattiveria e la ritorcerà contro il vero cattivo ma ad un osservatore improvvisato apparirà cattivo pure lui.

Molte volte, la cattiveria si diffonde come una peste e una volta che si sia diffusa, per determinati atti, diventa normalità, quasi bontà.

Ad esempio, non fanno molto effetto i gattini appena nati messi in un sacco e gettati in acqua ad annegare, tanto, sono nel sacco chiuso e nessuno li vede e questa, purtroppo, è un’opinione diffusa e trova anche delle giustificazioni: occhio non vede, cuore non sente…

Sarà felice un gattone castrato? mah… sai, l’ho fatto castrare, altrimenti avrebbe creato problemi… ti spiegano che castrare il gatto fa molto moderno: non so se va bene anche al gatto ma è comunque una grossa e infame cattiveria.

[segue nella Parte Seconda]

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