Parole [320]

parole“El gèra cussì de sèsto, el parlàva cussì ben che, par no fàrghe màssa spècie a ła zènte, sul so discòrso el ghe zontàva sèmpre dó o trè monàe…” [Era così ammodo, parlava così bene che, per non impressionare troppo la gente, nel suo discorso aggiungeva sempre due o tre sciocchezze].

Purtroppo, invece, nella maggioranza dei casi non è così. La gente parla solitamente per redimersi. Anche i politici e i governanti. Ovvero, vediamo come ragiona colui che sproloquia:

Nissùn me consìdera par quéło che son davéro… i créde tùti che sia móna ma stavòlta ghe fàsso védar mi chi che so’…” [Nessuno mi considera per quello che sono davvero… credono tutti che io sia uno sciocco ma questa volta farò vedere io chi sono…].

 E naturalmente, come si può immaginare, fa un altro sproloquio, quando invece uno sciocco che tace può essere considerato savio e a questo proposito gli aneddoti sono infiniti, come i proverbi.

Le parole, checché se ne dica, sono enormemente più importanti dei fatti. Anche un gatto può essere creatore di un fatto ma non può parlare. Quindi solo l’uomo parla: facciamo in modo che la nostra parola sia un’elevazione per la nostra persona e non un modo per sprofondare nel ridicolo. Inoltre, mentre noi siamo benevolenti e tolleranti nei confronti di noi stessi, ovvero disposti a perdonarci, non sempre gli altri lo sono altrettanto. Oltre che essere importanti, le parole sono più numerose dei fatti e quindi abbiamo molte più probabilità di dire una parola sbagliata rispetto al fare altrettanto coi fatti.  Quindi, per evitare il ridicolo, molte volte è meglio tacere. Dice Leopardi: “Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono” (Pensieri, IC).

Cerchiamo quindi di apparire per quelli che siamo veramente.

Non bisogna avere atteggiamenti arguti, se non siamo all’altezza o in giornata buona. Diceva Lichtenbergh (Scienziato tedesco, 1772-1829) “L’arguzia va adoperata con cautela, come tutte le sostanze corrosive”. Inoltre, Shakespeare ha detto che “La brevità è l’anima dell’arguzia.” (Amleto, 2,2) Quante persone abbiamo conosciuto che, accortesi che una battuta ha avuto successo, ci vogliono torturare ripetendola e ripetendola ancora? Per non parlare della satira, difficilissima da padroneggiare: consiste nel mettere in risalto le virtù del soggetto in modo tale che le stesse appaiano risibili difetti.

Una nota particolare va a chi vorrebbe fare del semplice umorismo, senza finire per questo nella difficile satira o nella un po’ meno difficile arguzia. La prima regola dell’umorista è, prima di tutto, non prendere sul serio sé stessi.

Quanti ne abbiamo conosciuti? Si atteggiano ad umoristi, dispiegano ironia verso Tizio, Mevio, Caio e Sempronio ma non accettano la più piccola ironia su loro stessi. Non siate così. Stolto chi non comincia da sé stesso.

Questo non significa essere seriosi, significa solo vedere sé stessi come ci vedono gli altri.

Il riso solleva lo spirito ed è sempre stato osteggiato dai bigotti. Chi ride, ha risolto un problema, si conserverà meglio, ha meno paura di prima e in quel momento non soffre o soffre meno. Ha anche, inevitabilmente, meno fede. Il riso uccide la paura, e senza la paura non ci può essere la fede. (Il nome della rosa, Umberto Eco).

Un altro suggerimento: non c’è un altro essere umano uguale a noi e soprattutto nessuno vorrebbe essere uguale a qualche altro. Quando ci troviamo a contatto occasionale coi nostri simili, dovremmo ricordarcelo. Gli uomini lottano per questo scopo: per essere unici, per essere diversi dagli altri. Una persona vorrebbe sentirsi dire da te, con le tue parole, che tu sai che è unica e diversa da chiunque altro. Te ne sarà grata per sempre e per sempre si ricorderà di te.

Non è ancora finita, purtroppo, l’ipocrisia dell’uguaglianza. L’uguaglianza va intesa nel senso della Rivoluzione Francese, cioè che a priori i diritti e i doveri siano uguali ma non si può arrivare all’aberrazione, ad esempio, di far mangiare alla gente lo stesso identico cibo perché sono uguali.

In vero, questa è la tendenza dell’Unione Europea: così si semplifica, dicono… si eliminano così le differenze individuali… latte in polvere per tutti… formaggio di plastica per tutti per razionalizzare la produzione industriale e per far guadagnare di più le grandi organizzazioni… con le parole, l’UE sta creando le premesse per i fatti che verranno. Come volevasi dimostrare: parole! Le più importanti premesse attuali dei fatti futuri. Quando l’idea del latte in polvere sarà passata e per questo saranno state spese innumerevoli parole, il fatto di produrre il formaggio relativo sarà uno scherzo.

Ultima osservazione. Le parole implicano una certa coerenza e non si possono modificare eccessivamente e troppo frequentemente, soprattutto quando sono impliciti dei giudizi o dei valori.

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