Giocare [325]

giocare
Gattino che gioca.

Revisione 23 gen 2019 – Un animale fa due cose:

  1. Assolve alle funzioni vitali. Quando l’animale assolve alle funzioni vitali, diciamo che vive: mangia, dorme, fugge dai pericoli, caccia per procurarsi il cibo, si riproduce, si riposa il tempo necessario. I grandi istinti sono l’istinto di conservazione e l’istinto di procreazione, che comprendono tutte le funzioni vitali dell’animale.
  2. Si esercita ad assolvere meglio (in futuro) le sue funzioni vitali. In questo caso, veramente, non sta facendo niente e, noi uomini, a questi esercizi migliorativi, abbiamo messo un’etichetta: l’animale sta giocando. Ora parleremo di questo.

Guardate un cane: noi diciamo che non si stanca mai di giocare. Il cane prova e riprova in continuazione, ad esempio a riportare un bastoncino al padrone. Più prova e riprova e più il suo istinto lo rassicura. Egli non ha i controlli di efficienza che hanno gli esseri umani e non ha altro modo per sentirsi sicuro che andare per tentativi.

Considerate un gatto che ‘gioca’ col topo: in realtà, si sta esercitando e il gatto vorrebbe che l’esercitazione non finisse mai. Noi lo definiamo crudele:

Carògna! No te bàsta copàrlo, ti vol ànca fàrlo sofrìr, pòro sòrze…[Carogna! Non ti basta ucciderlo, vuoi anche farlo soffrire, povero topo…]

Prima di tutto il gatto non ha ben chiaro il concetto di vita e di morte come lo abbiamo noi esseri umani che, unici, lo abbiamo appreso nel Paradiso Terrestre (si dice…) e, seconda cosa, il gatto deve esercitarsi per sopravvivere. Molte volte si sente dire che il gatto è crudele ma il gatto è di una pigrizia folle perché, come tutti i pigri, è intelligente e quindi non spreca mai energie inutilmente. Tuttavia, è intelligente a modo suo (non a modo nostro…) e tutto quello che fa, gli è necessario per sopravvivere. Certamente, graffia il divano ma dovrà pur tenersi gli artigli affilati: siamo noi che pretendiamo di farlo vivere nell’appartamento. Chi è più cattivo: il gatto che si fa le unghie sul divano o la padrona che lo vuol tenere in casa? Magari anche castrato, così ha meno gattitudine a disturbare? (Si perdoni il gioco di parole, per tenermi in esercizio…)

Fin che l’animale gioca tanto, vivrà tanto.

Noi siamo come gli animali ma non solo da quando lo ha detto Darwin, anche da prima… sono poche, pochissime, le cose che ci distinguono dagli animali. Tra le altre:

  • La consapevolezza della nostra futura fine: un po’ va accantonata, altrimenti non si avrebbe voglia di fare niente.
  • La ghiandola pituitaria: siccome non l’hanno trovata negli altri animali, hanno detto che nell’animale uomo conteneva l’anima… sembra impossibile che si sia potuti arrivare a questo.
  • Il sorriso, il ridere: si dice che lo abbiano solo gli esseri umani ma non è vero. La mia teoria sul sorriso degli esseri umani l’ho descritta benissimo altrove: sarebbe forse da rileggere. Sembrerebbe che almeno i primati (scimpanzé eccetera) siano capaci di ridere.

Ecco perché si dice che una bella risata allunga la vita: perché chi ride dice: “Da questo momento, mi conserverò meglio e avrò più probabilità di sopravvivere perché in natura, anche tra gli animali, vale il principio Più si sa e meglio si sopravvive’.

Se veramente non ci fosse più niente da imparare al mondo e non ci fossero cambiamenti, la vita sarebbe una tragedia. E questo perché, in realtà, si impara solo nei cambiamenti e invece nella staticità, ovviamente, non s’impara. Per cui:

Ti savèssi, quanto insùlsa che sarìa ła vìta
e quànto stùfa de tùto che sarìa ła zénte
se łe ròbe no cambiàsse mài…
no ghe sarìa gnénte da imparàr…
se dòpo del giórno no ghe fùsse ła nòte,
se dòpo del frédo no ghe fùsse ‘nca’l càldo,
se dòpo ‘l lavóro no ghe fùsse łe fèste,
se ti fùssi sémpre ti sóło, sénsa mài ‘na compagnìa,
se fùsse sémpre pióva… o sémpre nùvoło… o sémpre sól;
pénsa, pénsa, po’… se te tocàsse in sòrte de vìvar par sémpre…

[Se tu sapessi, quanto insulsa sarebbe la vita
e quanto stufa di tutto sarebbe la gente
se le cose non cambiassero mai…
non ci sarebbe niente da imparare…

se dopo il giorno non ci fosse la notte,
se dopo il freddo non ci fosse anche il caldo,
se dopo il lavoro non ci fossero feste,
se tu fossi sempre solo, senza mai una compagnia,
se fosse sempre pioggia… o sempre nuvoloso… o sempre sole;
pensa, pensa, poi… se ti toccasse in sorte di vivere per sempre…]

[Parafrasi di un brano di Shakespeare, che lo aveva scritto in inglese:
How dull life would be and how tired of everything people
would get, if there were no changes…]

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