Bellezza [326]

Willendorf
La venere di Willendorf, statuina preistorica di 25000 anni fa.

La bellezza, da un punto di vista antropologico, è il richiamo, provvisto da madre natura, che un sesso lancia all’altro per propiziare l’accoppiamento. Negli esseri umani, il depositario principale della bellezza è il sesso femminile ma negli animali bisessuati non sempre è cosi: basti citare l’esempio del pavone maschio, talmente più bello della femmina da non aver confronto e da sembrare quasi un altro animale.

 Limitiamoci a parlare degli esseri umani, anche se bisogna pur dire che il serpente pitone troverà senz’altro affascinante lo sguardo freddo, assassino ed inespressivo della pitonessa. Ogni riferimento ad altri tipi di pitonessa è un caso voluto dal caso.

Pur parlando di esseri umani, il concetto di bellezza muliebre (della donna) è cambiato nel tempo e non di poco. Ad esempio, la statuetta (Willendorf) dell’illustrazione ha circa 25000 anni: le donne belle erano abbondantemente in carne. Essa non è la sola: ce ne sono parecchie altre, di statuette. Chiaramente, i canoni della bellezza muliebre sono cambiati nel tempo. Quando non c’era da mangiare, i canoni della bellezza erano per i corpi abbondanti. Anche in Italia meridionale, sino a poco tempo fa, grasso era bello e non solo per le donne.

Anche l’abbronzatura ha molto da dire sui canoni della bellezza. Nel 1900 l’abbronzatura era una caratteristica dei contadini e i canoni riguardavano una donna eterea, magrissima che non doveva aver preso i raggi del sole nel modo più assoluto, per dimostrare che lei era una privilegiata desiderabile, che non aveva bisogno di lavorare come una contadina. Poi, arrivarono i bagni di sole e il concetto di donna bella, alla moda, cambiò: ora doveva essere abbronzatissima, in tutto il corpo e non solo nelle braccia e nelle gambe, come poteva esserlo una contadina; questo dimostrava agiatezza e privilegio sociale.

Insomma, la donna desiderabile doveva avere dei privilegi: di abbondanza se c’era carestia, di bianchezza per distinguersi dalle contadine, nel primo ‘900 o, recentemente, di abbronzatura totale per dimostrare che poteva permettersi i bagni di sole.

Ci sono poi altre osservazioni da fare. Una donna bella (a seconda del canone imperante) è sempre desiderata: ovvero, sono definite ‘belle’ le donne desiderate. Siccome nessuno desidera una persona bugiarda, ne discende che una persona desiderabile non può essere bugiarda e si conclude che le donne belle sono a priori degne di fede. Vediamo le dicerie sulla bellezza: il diavolo usa le donne belle come suo strumento di provocazione e non mai una donna brutta, che già a priori riscuote meno fiducia. Le donne belle piacevano anche agli ecclesiastici che, per non riconoscere di aver ceduto ai sensi e di aver mancato all’Ordine Sacro, le indicavano come streghe da bruciare, streghe che li avevano circuiti con la magia nera, che avevano sopraffatto la loro santità con l’aiuto del diavolo, trovando d’accordo gli altri preti ed anche le donne brutte.

Quanti delitti miserabili sono stati commessi in nome della bellezza, in realtà per pura, inconfessabile lussuria…

Se łe dòne fùsse de òro, no łe vałarìa un bèsso. [Se le donne fossero d’oro, non varrebbero un nichelino] meglio di carne, quindi…

Ti pól fàrghe ła guàrdia a un sàco pién de peòci ma no a ‘na bèła dòna. [Puoi fare la guardia ad un sacco pieno di pidocchi ma non ad una bella donna] Troverà il modo di eludere la tua sorveglianza…

Chi che spósa ła dòna bèła gòde do vòlte… el giòrno che ła spósa e el giórno che ła mór. [Chi sposa la donna bella gode due volte… il giorno in cui la sposa e il giorno in cui lei muore] Inizialmente, il proverbio sembra dire come il marito della donna bella sia doppiamente felice: poi, ci si accorge che la doppi felicità è limitata a due giornate.

Dòne bèłe, gnénte scarsèłe. [Le donne belle non hanno tasche.] Le tasche non sono necessarie perché la donna bella spende tutto.

Cavàło biànco o dòna bèla, pensièri in scarsèła. [Cavallo bianco o donna bella, avrai molti pensieri in tasca]. Il perché del cavallo bianco resta per me un mistero.

A ła dòna bèła el diàvoło el ghe bàła su ła travèrsa. [Il diavolo balla nel grembiule della donna bella, vi gironzola attorno] La donna bella si trova esposta a continue tentazioni.

Par sposàr na beła dòna, bisògna pensàrghe tànto e decìdar mài. [Per sposare una bella donna, bisogna pensarci parecchio e mai decidere]

Dòna bèła, seménza par i còrni. [Una donna bella è il seme per far crescere le corna].

E diceva Aristotele (filosofo greco, 384 – 322 a.C.) citato da Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi, Aristotele, V, 18: “La bellezza è in assoluto la miglior lettera di raccomandazione”. Dopo aver considerato quest’ultimo passo, si può concludere che, da allora, non molto sia cambiato.

Il drammaturgo spagnolo A.Casona (1903 – 1965) conferma la nostra ipotesi, dicendo: La belleza es una otra forma de la verdad. [La bellezza è un’altra forma della verità].

E il poeta dialettale romano G.G.Belli nei Sonetti (La Bellezza) dice che la bellezza è un dono di Dio maggiore della ricchezza, perché una donna ricca non può diventare bella ma piuttosto una donna bella può diventare ricca.

Conoscete una donna bella che sia anche intelligente? Quale ingiustizia! Ha già tutto… Vittorio Buttafava (scrittore italiano, 1918 – 1983)

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