Usanze a Venezia 12 [330]

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Venezia – 28 dicembre 1980 – Riva degli Schiavoni – Il Luna Park di ogni Natale – Un trenino del Far West – Ernesto Giorgi ©

La prima festa grande di dicembre, a Venezia, è la festa di San Nicola di Bari, che cade il sesto giorno del mese. In città si dice San Nicołò ed è l’unico giorno, secondo la tradizione, che prevede, nella notte tra il quinto e il sesto giorno, i regali per i bambini.

Gesù Bambino non portava assolutamente niente, non c’era la tradizione e per completezza diciamo che la maràntega (Befana, da Epifana > Epifania {che significa Manifestazione, esibizione della Divinità} e maràntega > dal latino mater antiqua) portava solo cose commestibili da mettere nella calza (agrumi, torroncini, caramelle) ma in cambio voleva assolutamente una fetta di dolce sul piatto e mezzo bicchiere di vino, con la sua brava tovaglia e tanto di tovagliolo. Alla mattina, il tovagliolo era sporco di vino e nel piatto erano rimaste le briciole e una goccia di vino.

Se per caso la Befana metteva anche un pezzo di carbone vero, la colpa era senz’altro dei genitori: “Mi so’ stà bón, ghe gavaré mésso màssa póco vin e ‘dèsso ła maràntega ła sarà in ‘smàra…” [Io sono stato buono, avrete messo troppo poco vino e adesso non ci rivolgerà neanche la parola…]

San Nicołò è un santo molto serio: a differenza della maràntega, non chiede piatti e bicchieri, porta i balocchi e che sia finita. Mi ricordo che da bambino discutevo coi miei coetanei della differenza tra i due personaggi.

Poi San Nicola è diventato, nei paesi nordici, Saint Nikolaus, da cui la contrazione Santa Klaus, spostato inopinatamente dal sei del mese al venticinque. Per spostarsi, lo hanno dotato anche di una slitta con le renne.

Nessuno, o quasi, faceva l’albero natalizio: si faceva il presepe e basta, senza Bambinello e senza i re magi. Il Bambino veniva aggiunto furtivamente, durante la notte tra la vigilia e Natale, dai genitori; i magi venivano aggiunti quando passava la Befana.

L’8 del mese è la Fèsta de ła Madòna per antonomasia. Alla mattina, dopo la Messa, i bambini dovevano sapere bene l’Ave Maria. Nei primi anni ‘50 bisognava saperla sia in latino che in italiano.

Il 13 dicembre si deve andare nella chiesa di Santa Lucia (vicina alla stazione ferroviaria che si chiama per l’appunto Stazione di Venezia Santa Lucia), immergere la mano nell’acquasantiera, segnarsi e bagnarsi gli occhi con l’acqua benedetta per evitare problemi ed infermità alla vista.

Nel mese di dicembre, i piatti della tradizione sono:

  • Risotto con le vongole (pevaràsse)
  • Branzino al forno in piè, accortocciato coi suoi sapori in un foglio di alluminio e messo al forno in una teglia con le patate, in modo che i tuberi lo tengano in piedi.
  • Anguilla in tutti i modi (bisàto) tranne che marinata o in saór: questi due modi si fanno d’estate.
  • Fritto misto di pesce con verdure conservate e fatte alla griglia oppure in umido.
  • Cappelletti non ripieni o ravioli (o tortellini) ripieni di formaggio (ricotta) o verdure alla vigilie, altrimenti anche di carne. Sempre in brodo.
  • Cappone lesso con rafano (cren) o mostarda vicentina (con le mele cotogne) o cremonese (con la bagna). Per i palati delicati, si mescola la mostarda col mascarpone.
  • Musetti: l’8 dicembre e il 26.
  • Narànse a féte col cacào da Cołùssi.
  • Castagne glassate, cioè marrons glacées da Rosa Salva.
  • Fugàssa co’na sbrofàda de mascarpòn. [Focaccia con una spalmatura di mascarpone]
  • Oca infumegàda [Oca affumicata con ginepro o con faggio, come lo speck] (all’ungherese)
  • Bacałà (stoccafisso) in tutti i modi.

Sulla Riva degli Schiavoni, dal 6 dicembre sino a febbraio almeno, c’è un Luna Park mastodontico, veramente notevole, che parte quasi dal Danieli e che arriva quasi sino all’inizio della Riva Sette Martiri. Sono quasi due chilometri di giostre, auto-scontri, bancarelle di dolciumi per la felicità dei vostri figli.

Un’atmosfera incantata si ha con la nebbia fitta, quando si vede solo la baracca più vicina e i rumori sono attutiti e sembra di essere in un film di Fellini.

Nel mese di dicembre, per tradizione, in moltissime chiese ci sono dei concerti apprezzabilissimi, come nella chiesa della Pietà, sulla Riva degli Schiavoni, chiesa cara ad Antonio Vivaldi. Se non vi piacciono i concerti, vi piaceranno i quadri infiniti ed infinitamente belli esposti nelle chiese. E di chiesa ce n’è una ogni cinquanta metri.

Se siete amanti dei cicchetti, tàpas, tapìtas e così via, è d’obbligo per voi recarvi in Via Garibaldi.

La vigilia di Natale pesce, pesce e ancora pesce. Brodèto, che non è u primo ma un piatto unico. Con pane raffermo. Scòrfano rósto, bèo gràndo. [Scorfano arrosto, bello grande]

Da notare che il giorno di Santo Stefano se màgna i avànsi e se zóga a tómbola. [Gli avanzi del cibo di Natale].

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