Merli impagabili [336]

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Merlo maschio: la femmina non ha il becco giallo  e le piume danno sul marrone. Fotografia di Ernesto Giorgi ©

Revisione 16 mar 2019 Chi ha la fortuna di avere un giardino con degli alberi alti e frondosi, non avrebbe bisogno di leggere queste poche righe, dedicate ad un amico carissimo: il merlo (turdus merula). Se poi si ha anche la fortuna di avere una siepe fitta, ad esempio di bosso (buxus sempervirens) o di lauro (laurus, chiamato anche alloro),  potrà dire di avere parecchie probabilità di far felice il nostro amico merlo per il suo primo nido di febbraio.

Ancora meglio se, nel vostro giardino, ci saranno delle piante di nandina domestica, con le loro bacche rosse, di cui i merli sono abbastanza ghiotti ma il record lo ottereste piantando nel vostro giardino un sorbo degli uccellatori (sorbus aucuparia) e in questo caso avrete il giardino pieno, veramente pieno, non solo di merli ma di qualsiasi tipo di uccelli, senza contare che vi trovereste in giardino anche tre o quattro gattoni che vengono là, forse solo per curiosare…

I gatti e gli uccellatori sono sempre nei pressi dei sorbi, perché gli uccelli non riescono a resistere alle bacche di quest’albero e ci stanno sempre sopra, a mangiare e a cantare. I gatti aspettano un movimento sbagliato di qualche incauto volatile per fare una bella merenda.

Solitamente, la coppia di merli costruisce tre nidi a stagione. La prima la fanno in febbraio e siccome gli alberoni come gli aceri sono ancora spogli, fanno il nido nella vostra siepe di lauro o di bosso a un metro da terra. Lavorano infaticabilmente portando bastoncini e rametti per il loro nido. Se c’è un gatto nei paraggi, il merlo emette un grido disperato, fortissimo, inconfondibile e qualche rara volta la coppia cerca anche di aggredire il felino.

Le uova sono azzurrine. Una volta schiuse le uova, il canto è commovente. Vi consiglio di ascoltare e vedere questo collegamento, dove si sente il canto del merlo.

Il secondo nido, per la seconda covata, viene fatto di solito su un acero (acer saccharinum) o qualcosa di simile, verso metà maggio e comunque non prima di giugno, abbastanza in alto ma non troppo e quindi il pericolo del gatto c’è ancora. Inoltre, l’albero prescelto deve avere il tronco verticale per diminuire il pericolo gattesco. Nel mio giardino ho anche un albero di Giuda (cercis siliquastrum) col tronco inclinato: troppo facile per un gatto e quindi nessun merlo vi ha mai fatto né farà il nido: sarebbe una pazzia. Insomma, non è tutto così idilliaco come si vorrebbe. Col tempo e in milioni di anni i merli han dovuto imparare anche la verticalità dei tronchi d’albero.

Il terzo nido, per la terza covata, viene fatto in agosto, preferibilmente sui cedri, che sono di quattro tipi:

  • Cedro del Libano (cedrus libani). Con rami piuttosto distanti l’uno dall’altro e rami piuttosto lunghi e discendenti nel portamento. Foglie color verde tendente al giallo scuro.
  • Cedro dell’Himalaya (cedrus deodara). Maestoso, tranquillo, altissimo e foltissimo, forse il miglior rifugio. Verde scuro.
  • Cedro inverso (cedrus deodara inversa). Come il precedente ma a cinque metri di altezza si piega improvvisamente e torna verso il basso.
  • Cedro dell’Atlante (cedrus atlantica). Sembra arrabbiato, gesticolante, ha i rami che puntano verso l’alto, argenteo-celeste, impenetrabile ai gatti.

I cedri quindi si differenziano per sfumature di colore, per portamento e per tipi di aghi. Tali conifere sono altissime, frondose, con rami possenti che costuiscono l’ideale per nidificare. Hanno il difetto di avere le radici piuttosto deboli e quindi un vento eccezionale potrebbe atterrare l’albero e quindi anche il nido, con soddisfazione dei gatti. Il gatto difficilmente sale sino a venti metri da terra e per questo motivo ci sono anche degli scoiattoli (sciurus vulgaris) soprattutto se nei pressi avete piantato due arbusti di nocciolo (corylus avellana). Piantatene sempre almeno due, perché il nocciolo ha bisogno di un suo simile nei paraggi (impollinazione diversa, leggetevi la voce cultivar) per fare molte nocciole: una specie di ibridazione. Gli scoiattoli ringrazieranno.

Negli ultimi tre giorni di gennaio (i giorni della merla) è tradizione di tenere i gatti chiusi in casa, non per tenerli al caldo ma per evitare che si mangino tutti i merli, i quali, col freddo intenso, vengono sui davanzali sia per cercare qualcosa da mangiare, sia perché il davanzale è almeno un paio di gradi più caldo del giardino all’aperto (di solito,dalla parte interna sotto il davanzale c’è un termosifone che scalda la battura in marmo).

Il merlo vi fa da sveglia: il suo canto s‘inizia alle primissime luci dell’aurora e poi, all’alba, per un’ora buona, non canta più: sarà andato altrove a bersi un caffè? Per me, dove vadano per mezz’ora circa dopo il primo concerto, è sempre stato un mistero. Poi, i merli tornano e vi allietano la vita coi loro canti e coi loro lavori. Il lavoro di prendersi i vermiciattoli dal terreno è impressionante: sono velocissimi nella ricerca e una volta afferrato il lombrico si fermano, col lombrico in bocca, guardandosi attorno come per dire: “Sono stato davvero bravo…”

Non esiste, secondo me, nessun musicista che faccia improvisazioni jazz come un merlo: non c’è melodia popolare né sinfonia di autore rinomato che abbia la varietà, talora la dolcezza, talora la gioia, presenti nel canto del nostro amico pennuto.

Io sono dell’opinione che, dopo quattro ore, anche Beethoven possa stancare: il merlo, invece, è talmente fresco che non stanca mai.  

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