Merli impagabili [336]

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Merlo maschio: la femmina non ha il becco giallo. Fotografia di Ernesto Giorgi ©

Chi ha la fortuna di avere un giardino con degli alberi alti e frondosi, non avrebbe bisogno di leggere queste poche righe, dedicate ad un amico carissimo: il merlo (turdus merula). Se poi si ha anche la fortuna di avere una siepe fitta, ad esempio di bosso (buxus sempervirens) o di lauro (laurus, alloro), si potrà dire di avere parecchie probabilità di far felice il nostro amico merlo per il suo primo nido di febbraio.

Ancora meglio se nel vostro giardino ci saranno delle piante di nandina domestica, con le loro bacche rosse, di cui i merli sono abbastanza ghiotti ma il record si ottiene piantando nel vostro giardino un sorbo degli uccellatori (sorbus aucuparia) e in questo caso avrete il giardino pieno, veramente pieno, non solo di merli ma di qualsiasi tipo di uccelli, senza contare che vi troverete in giardino anche tre o quattro gatti che vengono là, forse solo per curiosare…

I gatti e gli uccellatori sono sempre nei pressi dei sorbi, perché gli uccelli non riescono a resistere alle bacche di quest’albero e ci stanno sempre sopra, a mangiare e a cantare. I gatti aspettano un movimento sbagliato di qualche incauto volatile per fare una bella merenda.

Solitamente, la coppia di merli fa tre nidiate a stagione. La prima la fanno in febbraio e siccome gli alberoni come gli aceri sono ancora spogli, fanno il nido nella vostra siepe di lauro o di bosso a un metro da terra. Lavorano infaticabilmente portando bastoncini e rametti per il loro nido. Se c’è un gatto nei paraggi il merlo emette un grido disperato, fortissimo, inconfondibile e qualche rara volta la coppia cerca anche di aggredire il felino.

Le uova sono azzurrine. Una volta schiuse le uova, il canto è commovente. Vi consiglio di ascoltare e vedere questo collegamento, dove si sente il canto del merlo.

Il secondo nido, per la seconda covata, viene fatto su un acero (acer saccharinum) o qualcosa di simile, non prima di giugno, abbastanza in alto ma non troppo e quindi il pericolo del gatto c’è ancora. Inoltre, l’albero prescelto deve avere il tronco verticale per diminuire il pericolo gattesco. Nel mio giardino ho anche un albero di Giuda (cercis siliquastrum) col tronco inclinato: troppo facile per un gatto e quindi nessun merlo vi ha mai fatto il nido. Insomma, non è tutto così idilliaco come si vorrebbe. Col tempo e in milioni di anni i merli han dovuto imparare anche la verticalità dei tronchi d’albero.

Il terzo nido, per la terza covata, viene fatto in agosto, preferibilmente sui cedri, che sono di quattro tipi:

  • Cedro del Libano (cedrus libani). Con rami piuttosto distanti l’uno dall’altro e rami piuttosto lunghi e discendenti nel portamento. Verde tendente al giallo scuro.
  • Cedro dell’Himalaya (cedrus deodara). Maestoso, tranquillo, altissimo e foltissimo, forse il miglior rifugio. Verde scuro.
  • Cedro inverso (cedrus deodara inversa). Come il precedente ma a cinque metri di altezza si piega improvvisamente e torna verso il basso.
  • Cedro dell’Atlante (cedrus atlantica). Sembra arrabbiato, gesticolante, ha i rami che puntano verso l’alto, argenteo-celeste, impenetrabile ai gatti.

I cedri quindi si differenziano per sfumature di colore, per portamento e per tipi di aghi. Tali conifere sono altissime, frondose, con rami possenti che costuiscono l’ideale per nidificare. Il gatto difficilmente sale sino a venti metri da terra e per questo motivo ci sono anche degli scoiattoli (sciurus vulgaris) soprattutto se nei pressi avete piantato due arbusti di nocciolo (corylus avellana). Piantatene due almeno, perché il nocciolo ha bisogno di un suo simile nei paraggi (impollinazione diversa, leggetevi la voce cultivar) per fare molte nocciole: una specie di ibridazione. Gli scoiattoli ringrazieranno.

Negli ulimi tre giorni di gennaio (i giorni della merla) è tradizione di tenere i gatti chiusi in casa, non per tenerli al caldo ma per evitare che si mangino tutti i merli, i quali col freddo intenso vengono sui davanzali sia per cercare qualcosa da mangiare, sia perché il davanzale è almeno un paio di gradi più caldo del giardino all’aperto.

Il merlo vi fa da sveglia: il suo canto s‘inizia alle primissime luci dell’aurora e poi, all’alba, per un’ora buona, non canta più: sarà andato altrove a bersi un caffè? Poi, i merli tornano e vi allietano la vita coi loro canti e coi loro lavori. Il lavoro di prendersi i vermiciattoli dal terreno è impressionante: sono velocissimi nella ricerca e una volta afferrato il lombrico si fermano, col lombrico in bocca, guardandosi attorno come per dire: “Sono stato davvero bravo…”

Non esiste, secondo me, nessun musicista che faccia improvisazioni jazz come un merlo: non c’è melodia popolare nè sinfonia di autore rinomato che abbia la varietà, talora la dolcezza, talora la gioia, che sono presenti nel suo canto.

Io sono dell’opinione che, dopo quattro ore, anche Beethoven possa stancare: il merlo, invece, è talmente fresco che non stanca mai.  

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