Capo naturale [338]

CesareParleremo in questo articolo dei legami che ci sono tra il capo naturale, la coscienza e l’autorizzazione. Questi tre elementi sono importantissimi nella costituzione e nell’organizzazione delle società umane e la loro realizzazione pratica ne costituisce invariabilmente (e quasi sempre ripetutamente) la struttura portante.

Le implicazioni portano a delle gravi considerazioni sulle situazioni politiche attuali in tutta Europa. Il capo naturale, come abbiamo visto altrove, è colui che viene unanimemente riconosciuto come legittimo occupante del ramo più elevato (il secondo: il primo è occupato da ognuno di noi) dell’Albero degli Uomini di una comunità. Il perché occupi tale posto è già stato chiarito in tale articolo.

In un’organizzazione complessa, il capo dovrebbe delegare alcuni veri numeri due, altolocati nell’Albero degli Uomini ma questo non sempre è possibile, per le ragioni più varie; s’iniziano così gli abusi, la poca organizzazione e il malcontento popolare: vediamo come.

Il capo, primamente, quando la società umana viene costituita, agisce secondo coscienza e, nelle dispute, nei diverbi, applica le decisioni che ritiene opportune: data la sua popolarità, il processo sociale sta in piedi e funziona perfettamente. Un poco alla volta, continuando a decidere, il capo crea delle regole sue, le quali vengono applicate tuttavia con discrezionalità a seconda del contesto. Quando, per la complessità sopravvenuta, autorizza i numeri due ad occuparsi di particolari materie, il capo deve fornire un corpo di leggi fondamentali, esattamente come fece Dio fornendo i dieci comandamenti a Mosè. Ma mentre Mosé era in grado, secondo coscienza, di risolvere casi ambigui e magari a cavallo tra due comandamenti, gli altri, immediatamente sotto Mosè nella gerarchia, non è detto che avessero la stessa coscienza e la stessa capacità.

Una legge non può prevedere tutte le sfumature degli argomenti contemplati e quindi l’autorizzazione del capo può non essere usata bene dal sotto-capo.

Riassumendo, i numeri due agiscono non secondo coscienza come fa il capo (né lo potrebbero fare perché sarebbero contestati dal popolo) ma agiscono in base all’autorizzazione ricevuta, cioè in base alla legge che sappiamo essere sempre imperfetta per definizione. La legge non può prevedere tutto, non è una coscienza: questo è riservato al capo (ad esempio, la grazia). Il numero due può scegliere tra le leggi esistenti quella che più si avvicina alla fattispecie del caso in esame. Se il capo subentrasse sempre con la sua coscienza ciò sarebbe in effetti un ostacolo alla crescita della società. La crescita della società implica quindi inevitabilmente delle leggi inadatte ai casi particolari. Non è possibile fare in continuazione nuove leggi e il magistrato che si dimena in questo guazzabuglio dovrebbe essere il più vicino possibile alla coscienza del capo e non applicare le leggi secondo la propria coscienza.

Il problema del legislatore è un altro aspetto della stessa questione: il parlamento dovrebbe fare leggi che rispecchiano l’opinione della maggioranza dei cittadini e pertanto non dovrebbero essere possibili premi di maggioranza per rinforzare un gruppo di deputati.

Gli arbìtrî del nazismo sono ancora sotto gli occhi di tutti: gente che ha sostenuto di non essere autorizzata ad agire secondo coscienza (vero o falso che sia) ma di dover invece applicare (in quanto autorizzata) delle leggi: la responsabilità morale inesistente, quindi.

Si sentono ancora dire delle cose incredibili: in Francia, in questi giorni (11 dicembre 2015) in occasione delle elezioni che stanno per essere vinte dalla destra, il premier socialista Valls ha detto che la vittoria del Front National può portare alla guerra civile. Mi sembra di capire che la maggioranza dei cittadini in questa occasione avrebbe sbagliato. Dovevano votare per Valls e per la sinistra… altrimenti lui non accetterà… se vince la destra, la rivoluzione ci sarà solo se la sinistra non accetterà il voto. Alla faccia della sinistra democratica… saranno quindi loro i rivoluzionari: se lo avessero detto prima, nessuno si sarebbe permesso di contraddirli e di votare a destra. Non tutti, quindi, sono stanchi di verità irreversibii, immarcescibili e così via.

In tal caso, una rivoluzione ci vorrebbe comunque, con un nuovo capo, con nuova coscienza e con nuove autorizzazioni… oppure la sinistra accetterà che la gente le abbia votato contro? Essendo quelli della sinistra gli illuminati depositari della Verità, come andrà a finire? La democrazia, dopo questa sparata, si è allontanata di duecento anni almeno.

Proclama implicito del democratico di sinistra Valls: “Popolo bue, siamo in democrazia sin che votate per noi ma se votate contro, allora siete degli stupidi che non capiscono alcunché: in tal caso la democrazia non ci interessa più e faremo la rivoluzione”.

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