Pianto [343]

piantoDiciamo subito che a tutt’oggi non è chiarissima la ragione del pianto. Per semplicità, definiamo il pianto come la risposta ad una emozione, sia negativa che positiva. Dopo aver pianto, in genere ci si sente meglio: ciò significherebbe che il pianto è una valvola di sfogo per liberare le tensioni psichiche dovute all’emozione stessa.

Il fatto che una donna pianga di più di un uomo (cosa non dimostrata scientificamente) veniva interpretato come una maggior debolezza della donna rispetto ad un uomo (piange sempre, come una femminuccia) ma probabilmente le donne scaricano meglio le tensioni psichiche.

Un bambino che non piangesse mai veniva visto come un piccolo mostro. Una madre, che ricorda di aver pianto e che giudica sé stessa ovviamente una brava persona, non può capire un bambino che non piange e teme che diverrà un uomo cattivo. Si raccontava di nonne che bastonavano di santa ragione, senza motivo, i bambini che non piangevano, per evitare che diventassero cattivi. Sono di quelle cose che si possono definire delle mostruosità fatte a fin di bene. Probabilmente ottenevano l’effetto opposto: il bambino picchiato senza motivo non poteva certo amare questo mondo.

In realtà chi non piange mai molto probabilmente si tiene dentro il risentimento. Pietro Aretino (scrittore italiano, 1492 – 1556, Lettere, Libro V, 45), dice: “Poco dura la doglia che finisce in lagrime, e assai lungo è il termine del patire che si rimane nel cuore.”

Ma ci sono dei casi in cui non si può non piangere: Dante, nell’Inferno XXXIII, 42 fa dire al conte Ugolino che ha visto i quattro figli morire di fame (e poi li mangerà a sua volta,  sempre per la fame):

E se non piangi, di che pianger suoli?” Se non piangi in una situazione disperata come questa, quando mai piangerai, di che cos’altro piangerai?

L’uomo forte quindi non piange abitualmente. Lo fa solo in situazioni estreme e in ciò si differenzierebbe da donne e bambini. Ecco di nuovo un aspetto stoico. O di coraggio, al quale contrapponiamo la paura, foriera di lacrime.

El valor espera; el miedo va a buscar… [Il coraggio aspetta; la paura si mette subito alla ricerca di qualcosa] J.Bergamin, scrittore spagnolo, 1897 – 1923.

A ve dìghe mi che l’è in gran cuòr ch’el se méte a muzàr [Ve lo dico io che ha  gran coraggio colui che si mette a scappare] Dove i sentimenti non sono chiari. (Ruzante, commediografo veneto, 1496? – 1542, Parlamento de Ruzante che jèra vegnù da càmpo.)

Ci sono delle persone che sono state considerate coraggiose perché avevano troppa paura per scappare o per piangere. (Thomas Fuller, storico inglese, 1608- 1661).

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