Tempo [347]

tempo
Il tempo fugge irreparabilmente.

Dice il Devoto – Oli: ‘Nozione che organizza la mobile continuità di stati in cui s’identificano le vicende umane e naturali, ricollegandola a un’idea di successione o di evoluzione’.

Il termine viene dalla radice indoeuropea TEM, tagliare, ritagliare e quindi originariamente valeva come divisione (del tempo). Quasi la stessa parola, tempio, sta ad indicare un ritaglio tra cielo e terra in cui l’officiante celebra i suoi riti. Temporale è anche l’aggettivo che designa la vita terrena, un ritaglio del tempo. Anche temperare viene da tempo e significa tagliare (ad esempio il vino con l’acqua). Il termine temperino è quello che meglio ha conservato il significato originale di tagliare. Anche tondere ha la stessa radice oltre che lo stesso signicato, così come tosare, che significa tagliare la lana. Il verso di Cecco Angiolieri (1260? – 1312, nella poesia ‘S’i fossi foco’), e cioè il verso ‘a tutti tagliarei lo capo a tondo’, gioca sul termine  tondo, che ha qui un doppio significato di circolare e di taglio.

Quante cose nella parola tempo! Ma anche il tempo atmosferico ha il significato di ritaglio della realtà atmosferica, parte della situazione contingente.

La definizione del Devoto – Oli è complessa e farraginosa: ciò dimostra che il concetto di tempo, anche se intuitivo, sfugge ad una definizione semplice e questo perché il concetto stesso, andando oltre ad una prima intuizione, non è semplice da assimilare. Infatti, Aurelio Agostino d’Ippona (filosofo, vescovo e teologo romano, 354 – 430, semplicemente noto come Sant’Agostino), in modo chiarissimo afferma: ‘Che cos’è il tempo? Se nessuno me lo domanda, lo so. Se voglio spiegarlo a chi me lo domanda, non lo so più.’

La sensazione degli anni che passano è forse uguale per tutti? Non lo so. Si può tuttavia farsene un’idea pensando al passato di ognuno di noi.

Nel periodo che va dalla nascita sino alla fine dell’adolescenza molti di noi hanno sperimentato il senso che il tempo non passi mai. A partire dai vent’anni circa, quasi tutti noi abbiamo sperimentato la sensazione che il tempo sia poi trascorso molto più velocemente.

Ci potrebbero essere delle persone che continuano ad avere, anche a quarant’anni, la sensazione che il tempo passi molto lentamente ed altri che sin dall’infanzia hanno sempre avuto, per sempre, la sensazione che il tempo passi velocissimo.

Ed ammesso che esistano queste persone, diverse circa la sensazione del tempo, potrebbe anche  darsi che l’evoluzione biologica sia effettivamente più lenta per chi ha per sempre la sensazione di tempo lento e che sia più veloce per chi ha la sensazione di tempo veloce.

Chissà… forse nella fase anabolica (fase costruttiva dell’organismo, sino a 22 anni circa) il tempo ci sembra scorrere lentamente per poi cambiare radicalmente nella fase catabolica (distruttiva, dai 22 anni in poi).

Diceva Albert Einstein: Quando un uomo siede vicino ad una ragazza carina per un’ora, sembra che sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa accesa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora. Questa è la relatività.

E poi, sempre Einstein: Il tempo è un’illusione.

Comunque, l’affermazione che il tempo sia soggettivo non è destituita di fondamento. Dice Stephen Hawking (matematico e astrofisico inglese, 1942 – vivente, noto per essere malato di SLA): Nella teoria della relatività non esiste un unico tempo assoluto, ma ogni singolo individuo ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo.

Presentiamo un’altra massima di Sant’Agostino, uno dei massimi pensatori mondiali di tutti i tempi: Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell’anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro.

Bertrand Russell (filosofo inglese, matematico, docente universitario, III° conte di Bedford, 1872 – 1970), commentando la massima di Sant’Agostino ora esposta, così dice: Il presente, come il punto, non è un’entità quantificabile. Essendo inconsistente è un’ astratta unità del pensiero. Il passato è il nostro maestro, il futuro il nostro esaminatore. Chi vive del presente fonda la sua esistenza su di un’illusione.

Ma questo tempo, non ha critica alcuna? Citiamo allora un detto veneziano che ci metterebbe al di sopra, con ironia, del tirannico tempo:

Vècio xe’l demònio, el témpo e chi che mór… [Vecchio è il demonio, il tempo e chi muore].

Ed ecco l’originale carpe diem (cogli l’attimo fuggente) forse poco conosciuto di Dante, dal Purgatorio XII, 84):

Pensa che questo dì mai non raggiorna. [Pensa che questo giorno mai non tornerà].

Per quanto triste, non si può fare a meno di riportare il contrasto umano fra speranza e morte, così come lo riporta il Ramayana, poema epico indiano antico: ‘… si rallegrano gli uomini vedendo avvicinarsi una nuova stagione ma col volgere delle stagioni si consuma la vita dei viventi’.

E a proposito della soggettività del tempo, riportiamo un brano di Aspettando Godot, di Samuel Beckett (scrittore irlandese, 1906 – 1989).

Vladimir: Questo ci ha fatto passare il tempo…

Estragon: Ma sarebbe passato in ogni caso.

Vladimir: Si… ma non così rapidamente.

Vorrei concludere con due righe citate a memoria, mi sembra di Alessandro Baricco: una coppia di coniugi è in riva al mare, appoggiata ad una balaustra, e contempla assorta le onde, col volo dei gabbiani. Poi, ad un certo punto,

Lei: “Ma che cosa stiamo aspettando?

Lui, dopo aver riflettuto a lungo: “Che sia troppo tardi…

Ma invece non concludo e aggiungo, da T.Stoppard (drammaturgo inglese, 1937, Rosencrantz e Guildenstern sono morti, II):

L’eternità è un pensiero terribile. Voglio dire: dove andrà a finire?

E dato che ci sono, colgo l’occasione per raccontare di nuovo una fiaba che racconterete ai vostri bambini quando vi chiederanno dell’eternità (se volete, naturalmente), già scritta ne IlPiave in Orcolàt 6 maggio 1976.

‘C’è una montagna, di nome AUGRG, alta come l’Everest, lunga dall’Europa fino al Giappone e larga dall’Africa sino alla Norvegia: una cosa enorme, veramente enorme. C’è anche un uccellino CIP piccolo piccolo, uno scricciolo o una cinciallegra, fate voi. Ogni tanto, dopo aver mangiato un lombrico, l’uccellino CIP va alla montagna AUGRG per strofinarsi il becco: così se lo pulisce e se lo affila. Quanto ci vorrà perché l’uccellino CIP, pulendosi il becco, consumi tutta la montagna AUGRG? Ci vorrà tanto, tanto, tanto… ebbene, cari bambini, quando l’uccellino CIP avrà consumato tutta la montagna AUGRG ma proprio tutta, allora e solo allora sarà passato un piccolo attimo dell’eternità.’

Si tratta di una storia Yazidi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...