Lancette [349]

lancette
Torre campanaria del Duomo di Oderzo – 1961 – Ernesto Giorgi ©

San Benedetto da Norcia (Norcia, 480?- Montecassino, 547) è un santo importantissimo per aver fondato l’omonimo ordine dei Benedettini. Attualmente è Patrono d’Europa. Verso il 540 compose la Regola dei Benedettini, destinata a rivoluzionare la vita degli europei tutti e dei cristiani in particolare. La massima fondamentale è ora et labora (prega e lavora). La rivoluzione dipende dal fatto che le Regole di San Benedetto furono le prime a stabilire minuziosamente l’evoluzione della giornata lavorativa dei monaci, contrariamente alle regole degli altri ordini monastici, molto approssimate, quanto meno nella misurazione del tempo.      

Per regolare la vita di una comunità, la misurazione del tempo è indispensabile e gli orologi ne sono il mezzo. Ma quella volta non c’erano.

Gli orologi dell’epoca erano essenzialmente le meridiane solari e le clessidre. I Benedettini cominciavano la giornata molto presto e tutti contemporaneamente. La prima ora finiva con una opportuna clessidra per tutti contemporaneamente e subito dopo cominciava la seconda ora e così via. Una vita collettiva ferrea, col senso del tempo ferreo, caratteristiche che prima non c’erano. E parliamo di millecinquecento anni fa. Sembra impossibile ma fino a poco tempo fa nei paesini si viveva con regole antecedenti alle regole benedettine.

Ancora negli anni 1950 – 1970, nelle campagne si usavano molto poco gli orologi e gran parte della vita quotidiana veniva svolta basandosi sulle ore di luce. Così pure per i lavoro nei campi. E’ talmente vero che, anche nei conventi benedettini, i soli che non dovevano rispettare la Regola erano i frati ortolani  ed i frati contadini. Avevano costoro, per le preghiere, un’unica ora alla sera, dopo il tramonto: quando non potevano lavorare la terra.

 Mia nonna, morta nel 1967, consumava il primo pasto quando il sole era al massimo nel cielo (la posizione era capita dal sole tra due alberi di noce, che costituivano il suo mezzogiorno circa), cominciava a preparare il secondo pasto co’l sól a mónt [quando il sole è al tramonto]: si cenava alle nove di sera d’estate e alle cinque di sera d’inverno. D’inverno, dopo cena, anche per risparmiare sulla legna, si partecipava ad un filò in una stalla, riscaldata ‘a bestia’ [a calore animale].

Ovviamente, a mezzogiorno suonavano le campane (usanza dopo la battaglia di Lepanto, 7 ottobre 1571, di cui le campane meridiane costituiscono memoria) ma come sapere, prima di mezzogiorno, l’ora? Si sarebbe potuto, ovviamente e negli ultimi tempi, guardare una sveglia ma c’era l’abitudine di guardare la posizione del sole, drìo dełe noghère [dietro agli alberi di noce]. Ovviamente, per quanto riguarda la poizione del sole, ognuno avrà avuto un suo proprio punto di riferimento. Quindi, 1500 anni dopo San Benedetto, nelle comunità agricole c’era molto ‘lavora’ ma il tempo non era propriamente comune: si usava la luce.

IL primo campanile al mondo con l’orologio (1386) sembra che sia a Chioggia ed è quello della chiesa di Sant’Andrea, sita nell’omonimo campiello. I precedenti campanili potevano avere delle meridiane che funzionavano ovviamente solo quando c’era il sole. La meridiana, pur in versione rudimentale, si trova in Egitto, 3500 anni prima di Cristo, cioè la bellezza di 5500 anni fa. Per le campane, c’è un campanello trovato vicino a Babilonia e che risale ad oltre mille anni prima di Cristo. Per certo Salomone nel 950 a.C. aveva numerose campane, nel tetto del suo tempio, per allontanare gli uccelli. In Asia un poco dopo furono fatte delle campane senza battaglio, percosse sul bordo con l‘estremità di un palo di legno, sospeso orizzontalmente con delle funi.

Quindi, in realtà, le lancette degli orologi campanari servivano più come prestigio che per avvertire la popolazione. Orologi che magari misuravano con la loro presenza gli anni e i secoli ma non le ore, che nessuno guardava, tranne forse i gatti, quando sentono i rintocchi delle campane ma sono talmente saggi che non danno nessuna importanza al tempo che passa. Il tempo è nelle mani di Dio ed è sua proprietà: quest’affermazione, incredibilmente, è stata il fondamento del peccato di usura.

Le campane servono per chiamare la gente a Messa: questo sì. C’era un rituale ben preciso, in tre tempi, senza orologio, rituale preso dai metodi benedettini:

  1. Suonano due campane contemporaneamente o addirittura tre: La Messa è annunciata! Finite di prepararvi per la cerimonia! (il suono durava tre minuti circa, possente, penetrante anche troppo, impossibile non averne contezza).
  2. Una campanella piccola suona argentina: Mettetevi in cammino verso la chiesa! Arrivate un poco prima piuttosto che un poco dopo! Non è da cristiani arrivare in chiesa dopo el bòt, il botto, di cui diremo ora al successivo punto tre (la campanella suonava per mezz’ora circa).
  3. El bòt, il botto: un minuto di rintocchi solenni con la più grossa campana della torre campanaria. Chi entrava co’l bòt e, Dio no vòppie, ‘nca dòpo…. [col botto e, Dio non voglia, anche dopo] era guardato ironicamente dagli altri fedeli e guardato molto male dai celebranti: una nomèa di mezzo apòstata gli rimaneva appiccicata per un pezzo. Inoltre, bisognava ricordarsi che il sindaco, per ogni richiesta avanzata dal soggetto in odore di apostasìa, chiedeva un giudizio morale al parroco, il quale aveva ben donde per esprimere un giudizio poco lunsighiero: ‘E’l rìva tànte vòlte dòpo ’l bòt...’ [Arriva tante volte dopo il botto].

C’erano quelli, poi, che (udite! udite!) non andavano neanche a Messa! Anime perse! Gente indemoniata! Gente ovviamente senza Dio! Reprobi! E chi avrebbe potuto mettere mai una buona parola, che dico, mezza parola… per siffatti energumeni senza timor di Dio?

E il gatto… non capisce, con la sua saggezza infinita, queste cose…. egli non ha una buona opinione del prete e del cappellano, perché d’inverno, col freddo e con la pioggia, lo sbattono fuori senza pietà (cristiana, naturalmente). Il gatto capirebbe di essere allontanato d’estate ma d’inverno…. è proprio una carognata.  

Il cerimoniale delle campane, campanella e bòt si verificava almeno tre volte per ogni festività religiosa (se non era religiosa, come il primo maggio e ferragosto, i preti la facevano diventare, guai lasciare le pecorelle esposte allo smarrimento):

  • Messa prima. [più o meno alle 7 di mattina]
  • Messa granda. [più o meno alle 9 di mattina]
  • Messa ultima. [più o meno alle 11 di mattina]

Il cerimoniale si ripeteva al pomeriggio, per il vèspro [vespero] che s’iniziava alle quindici, tranne che nei mesi veramente caldi in cui poteva iniziarsi alle sedici.

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