Pescando [356]

branzino
Branzino o spigola o pesce lupo (Dicentrarchus labrax) da 42 centimetri. – Può arrivare a 103 cm. e a dodici chili di peso – 1971 – Ernesto Giorgi ©

Una delle grandi passioni dei veneziani è la pesca con la canna.     

Pescano anche con la fiocina, con la rete e in tanti altri modi ma la pesca con la canna e con l’amo è la preferita. Nelle giornate festive (e nei pomeriggi di sabato) e nei mesi da maggio ad agosto c’erano migliaia di pescatori sulla Riva degli Schiavoni, sulle Fondamente Nove e al Lido. Ai nostri giorni sono molto diminuiti perché nel dopoguerra gli abitanti del centro storico son passati da 180 mila a 50 mila scarsi.

Se uno ha bisogno di riflettere o vuole rilassarsi, non può mettersi con le mani in mano in una fondamenta, senza far niente: sarebbe chiacchierato dai conoscenti e dai parenti tutti. Con una canna in mano, invece, può far finta di far qualcosa ed anche la moglie spesso non avrà nulla da obiettare. Inoltre, nella pesca in mare o in laguna, non è necessaria alcuna licenza, il che è molto economico, soprattutto se non si pesca niente o quasi, come di solito succede.

Il fatto è che il pesce andrebbe pescato prima dell’alba o quanto meno dopo il tramonto ma se uno, in realtà, come dicevamo, vuole isolarsi dal resto del mondo e stare tranquillo un paio d’ore, del pesce non gl’importa un gran che e preferirà le ore più assolate. Tuttavia, nessun pescatore vi confesserà una cosa del genere.

La cassetta con gli attrezzi comporta una certa spesa: ad esempio, le forbici con la punta a paletta per togliere l’amo al pesce stupido che ha abboccato; su 100 forbici del genere, vendute nei negozi appositi, penso che 95 non siano mai state usate ma avere un’attrezzatura semi-professionale può dare un certo tono distinto: se non si può esibire il pesce, si potrà almeno esibire l’attrezzatura. I pesci non amano farsi pescare, anche se non lo dicono perché sono pressochè muti, così come i loro potenziali pescatori ed è forse per questo che si trovano bene assieme, intendo i pesci e i pescatori. Anche i gatti si adeguano al mutismo e non miagolano mai. Dove c’è un pescatore, ci sono sempre almeno due o tre gatti.

Dal comportamento del gatto di turno si capisce l’andamento della pesca. Se vedete il gatto che continua a leccarsi i baffi (le vibrisse, in verità) con aria soddisfatta e pasciuta, qualcosa è stato pescato, tuttavia quel qualcosa non avrebbe superato l’effetto moglie (cóme al to sòlito, ti ga pescà un pòche de monàe, come al tuo solito, hai pescato un poche di stupidaggini) e quindi il pescatore preferisce dare tutto al gatto piuttosto che mal figurare al ritorno in casa. Se il gatto è malinconico e sembra che pensi ad Arthur Schopenhauer, può significare due cose: il pescatore non ha pescato niente (probabilissimo) oppure ha pescato qualcosa che non vuole dare al gatto, come un branzino, una grossa sogliola, un rombo, un dentice, un’orata o quanto meno un grosso cefalo (sono ipotesi di eventi rarissimi, incredibilmente rari), una cattura tale, cioè, da far fremere il pescatore all’idea di portarla a casa, sbatterla sul tavolo della cucina e dire alla moglie esterrefatta: “Eco! èco còssa che pésca to marìo, no zìzole, che die vòlte no ti crédi…” [Ecco! ecco cosa pesca tuo marito, non giuggiole, che alle volte tu non creda chissà che….].

Ci sono pescatori che i va prìma a pescàr un sànto… [che vanno prima a pescare un santo]. Dicesi di chi di solito non pesca assolutamente niente e va in una chiesa qualsiasi a pregare Sant’Andrea, protettore dei pescadóri de àqua sàlsa [pescatori di acqua salata] intonando: “Sant’Andrea, ti podaréssi fàrme pescàr calcòssa de bón, magàri ‘na vòlta sóła, sinò me mugèr ła farà nòme àltro che tórme in gìro…” [Sant’Andrea, potresti farmi pescare qualcosa di buono, sennò mia moglie non farà altro che prendermi in giro…]

Il motivo della  protezione si spiega col fatto che Sant’Andrea, uno dei dodici apostoli, fratello di Simon Pietro, era pescatore ed era presente alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, il noto miracolo di Gesù.

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Chiesa di Sant’Andrea della Zirada, a Santa Croce, Venezia.

A Venezia, nel sestiere di Santa Croce, c’è la chiesa di Sant’Andrea della Zirada, del 1331, una volta frequentata assiduamente dai pescatori, attualmente ancora consacrata ma non più aperta al culto.

Esiste poi il problema di cosa mettere sull’amo. I pescatori più facoltosi spendono patrimoni per comperare nei numerosi negozi specializzati le esche più incredibili: tutte garantitissime, tutte con pesca assicurata. Roba che viene essenzialmente dal Giappone. Forse perché i giapponesi sono cacciatori di balene e balenottere, dove le balenottere sono più grandi delle balene, così come la botte è più grande del bottone e il pulcino è più grande della pulce.

Ma non tutti sono disposti a rovinarsi per comperare una scatoletta ermetica giapponese da 10 grammi garantiti. Questi sparagnini li vedete a Sant’Elena, inginocchiati sull’erba che cercano lombrichi. Piu economico ma… molte volte i merli glieli rubano al volo.

Nota bene: la storia di quello che pescava con enorme successo, perché sull’amo metteva cinque lire, in modo che i pesci potessero comperarsi quel che volevano, è una miserabile fandonia che non trova riscontro nella realtà. Io ho provato ma non si pesca assolutamente niente.

Chiuderò, parlandovi della Gàra all’ingòsso.[Gara dell’ingozzare]

Si prendono dei pezzi di spago da due metri circa e si batte una estremità con due pietre, sinché la stessa si spappola. Quando lo spago è pronto, bisogna attendere che la laguna sia calmissima. Si cala in acqua lo spago, che deve essere fradicio, altrimenti galleggerebbe.

Il pescatore deve avere la sensibilità di sentire il pesce che mordicchia lo spago. Allora, con un gesto rapidissimo ed improvviso, si tira fuori dall’acqua lo spago, col pesce ingozzato, cioè che ha ancora i denti piantati nello spago stesso. Se il movimento è ampio, il pesce viene tirato sulla riva. Fate attenzione ai gatti perché vorrebbero rubarvi tutte le catture. Se per caso il gatto vi frega, dovete dichiarare l’accaduto agli altri concorrenti: “Vardé che el gàto biànco me ga fregà un pésse péna ciapà! Che po’ no végna fóra stòrie co’ fémo i cónti!” [Guardate che il gatto bianco mi ha fregato un pesce appena preso! Che dopo non vengano fuori storie quando faremo i conti].

Vince chi fa più catture:  non si va a peso, così si risparmia anche sulle bilance. Si tratta di una pesca difficilissima.

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