Regole [358]

sub
Palinuro (Salerno) – 1982 – Apparecchio Nikonos da immersione marina, obiettivo Nikkor 50 mm. – Ernesto Giorgi ©

Le regole vanno seguite, senza eccezione. Io sono ancora al mondo per questo motivo. L’insegnamento che si può ricavare da questo scritto potrebbe essere utile soprattutto per i giovani lettori. Durante il corso di sub, l’istruttore continuava a ripetermi che bisogna avere con sé due coltelli.           

Se uno è destrimane, deve avere un coltello allacciato al polpaccio della gamba destra ed un altro, uguale, allacciato all’avambraccio sinistro. Uguali perché ci si impratichisce prima nell’uso e così tutto risulta più facile. Se uno è mancino, deve invertire i due coltelli.

Ebbene, a qualcuno potrà sembrare un eccesso di pignoleria ma io mi sono salvato la vita seguendo le istruzioni dei coltelli.

Dunque, ecco l’episodio: sono nel mar Egeo, in Grecia, nel 1970. L’acqua, anche con fondali bassi, è di un blu scuro come da noi non ce ne sono, forse lo è all’Isola del Giglio ma molto al largo. Inoltre, è un poco più fredda delle nostre acque.

La mia attrezzatura da pesca subacquea consiste in una tuta in neoprene (gomma) da 5 millimetri, completa di cappuccio, pinne, maschera e boccaglio, guanti rivestiti di gomma con i cilindretti a ventosa per afferrare meglio pesci scivolosi, come nelle racchette da ping-pong. Quattro chili e mezzo di piombi, sistemati in una cintura in vita, per assicurare il galleggiamento neutro, con sopra una rete per mettervi i pesci eventualmente catturati e per mettervi quattro arance e due tubi di latte condensato. E naturalmente i due coltelli come detto dall’istruttore. Inoltre, ho con me il pallone si segnalazione da sub (erano i primi palloni e non erano ancora obbligatori), bianco e rosso. Un arpione di ricambio, lungo dieci centimetri circa, infilato sotto la manica sinistra. Un orologio sul polso sinistro, sopra la tuta. Un fucile da sub al quale è legato con una sagola (cordoncino) da tre metri e mezzo un’asta d’acciaio lunga un metro, sulla quale è avvitato un arpione. L’asta di ricambio non si può portare perché troppo ingombrante.

Partenza alle sei del mattino dalla spiaggia dell’albergo, il quale è situato vicino a un anfiteatro di roccia e ritorno alle otto di sera. Le arance dissetano e il latte condensato fornisce una notevole energia. Niente bombole, per due motivi:

  1. Mai andare con le bombole da soli.
  2. Moralmente, è riprovevole andare a pesca subacquea con le bombole: i pesci intrappolati negli anfratti non avrebbero scampo e sarebbe insomma una battaglia impari.

Mi metto al lavoro ed esploro un tratto di roccia di duecento metri circa, col sole alle spalle, poi vedremo perché. Ad ogni tana che potrebbe ospitare una cernia nera (epinephelus caninus), prendo un riccio con la mano guantata, lo taglio in due e lo deposito davanti alla tana. Dopo duecento metri attendo qualche minuto per consentire alle cernie di decidersi ad uscire dalle tane e torno indietro per vedere il risultato. A questo punto ho il sole di fronte e la mia ombra viene proiettata indietro e non verso la tana, quindi l’ombra non spaventerà la cernia.

cernia
Cernia gigante da 341 chili.

Eccone una… bella grossa, peserà dodici chili almeno ma ce ne sono anche da tre quintali e passa. Una capovolta verso il fondo a 5 o 6 metri, due colpi di pinna e punto il fucile. Si tratta di un bersaglio facile da colpire ma difficilissimo da recuperare.

Sparo quando la cernia mi guarda, cioè mi sta di fronte e non di fianco: se si spara quando è girata di fianco, l’animale sente l’arpione in arrivo e scarta da una parte o dall’altra, evitando il colpo. Sparandole di fronte, la cernia scarta, presentando inevitabilmente il fianco. La centro sul fianco: la cernia si rifugia immediatamente nella tana, trascinandosi dietro l’arpione e l’asta d’acciaio da un metro, dov’è avvitato l’arpione.

Entrata nella tana,la cernia allarga le pinne e fa forza sulle pareti della tana per evitare di essere trascinata fuori. Inutile tirare, deve stancarsi. A questo punto si deve abbandonare il fucile collegato all’asta, mettendolo di traverso alla tana, in modo che il pesce non se lo porti nel profondo della tana stessa. Si lascia il fucile sul posto e si risale per respirare.

Ma… la sagola che collega l’asta con l’arpione al fucile si è attorcigliata sul coltello assicurato alla gamba destra! Il coltello per tagliare la sagola non può più essere estratto e io sono collegato alla sagola che non posso tagliare: praticamente, sono morto a cinque metri sott’acqua, legato come un salame. Mi restano venti o trenta secondi prima di aver bisogno di respirare di nuovo. Non ho tempo di slacciare le due cinghie che assicurano il coltello al polpaccio, perché la sagola è attorcigliata anche attorno alla caviglia: insomma, praticamente sono morto.

Mi prende l’ansia ma poi mi ricordo dell’altro coltello sull’avambraccio sinistro: in un istante, una tragedia imminente si trasforma in un gioco perché taglio la sagola all’altezza della caviglia e del polpaccio, mi libero dal vincolo e risalgo verso la cara, buona, aria respirabile.

Dopo due minuti, mi immergo nuovamente ma la cernia è andata nel profondo della sua tana, probabilmente a morire, portandosi dietro l’arpione, l’asta e il pezzo di sagola.

Ho un arpione di ricambio ma non l’asta d’acciaio e neanche una sagola di riserva e così la giornata di pesca si è conclusa.

Se possibile, da quel giorno ascolto ancora più attentamente chi ne sa più di me. Conviene.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...