Pratt [360]

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“Pratt-corto1”. Licensed under Fair use via Wikipedia – https://en.wikipedia.org/wiki/File:Pratt-corto1.jpg#/media/File:Pratt-corto1.jpg

Anni ’60. Mi occupo di organizzazione di industrie del mobile ed ho l’incarico di allestire un paio di campagne pubblicitarie. Mi rivolgo ad uno studio grafico di Conegliano, lo studio di U., per dei suggerimenti sul come preparare le due campagne stesse. Si tratta di cucine componibili, quindi non è un tema semplice: per emergere dalla concorrenza con un’immagine chiara ci vuole qualcosa di rivoluzionario.   

Improvvisamente, suggerisco che una storia o dei disegni a fumetti potrebbero  forse  fare al caso mio. Il proprietario dello studio grafico, U., mi dice che esiste un italiano, tornato dall’Argentina, che disegna in modo fantastico, che ha già pubblicato parecchie cose di avventura e che, secondo U., dovrebbe avere in futuro un successo travolgente. Si tratta di Hugo Pratt, che attualmente abita al Malamocco, al Lido di Venezia.

Dico che per me va bene avere un incontro e Pratt, interpellato al telefono, dice che in linea di massima potrebbe essere interessato.

Ci rechiamo quindi al Malamocco, in una casa situata in riva al mare. Il posto giusto per il disegnatore del futuro personaggio ‘Corto Maltese’, per meditare sulle storie salate che era in procinto di creare.

Entriamo in casa e Pratt ci chiede se abbiamo macchine fotografiche: le pareti della casa sono rivestite di meravigliose tavole a colori, tutte tavole che avrei visto nella carta stampata degli anni successivi e che allora erano sconosciute. Hugo Pratt temeva, giustamente, che con le macchine fotografiche rubassimo qualche tavola geniale, perché in effetti le tavole erano bellissime, molto più belle di quelle che in seguito sarebbero state pubblicate sui rotocalchi e sui giornali.

Le tavole erano bozzetti e tavole vere e proprie: Corto Maltese, anfratti di Venezia con marinai del secolo scorso, cow-boys e pellirosse di tutti i tipi, personaggi alla Sandokan che lottavano contro mostri immaginari, meravigliose ragazze in India adagiate su altrettanto meravigliose portantine, spadaccini e soprattutto militari della prima e della seconda guerra mondiale con divise perfette nei particolari e corrispondenti assolutamente al vero.

Pratt, del suo mondo, sapeva tutto. Quando disegnava un incrociatore tedesco della prima guerra mondiale non poteva dare inizio all’opera se non aveva una documentazione esaustiva della nave da guerra originale, se non sapeva perfettamente com’erano le divise e i gradi, dall’ammiraglio sino al marinaio semplice. Ho passato ore ad ascoltare come si potessero distinguere, durante la Grande Guerra, le truppe tedesche dalle truppe austro-ungariche  e come le truppe austriache si distinguessero a loro volta dalle ungheresi per alcuni particolari delle mostrine.

Il grande Hugo Pratt, mentre spiegava gli argomenti delle mostrine, non poteva esimersi dal tratteggiarle con accuratezza sulla carta da disegno. Poi, siccome voleva colorarle per distinguere le austriache dalle ungheresi, andava cercando nei portamatite i pastelli adatti fin che trovò un verde e un marrone acconci.

Guardando l’orologio, ci disse che avrebbe fatto una pastasciutta avventurosa e la tratteggiò su di un foglio con una matita grassa scura.

Compresi allora che l’uomo viveva in un mondo suo, dove solo gli artisti possono entrare o qualcosa del genere, dove la pastasciutta disegnata vale forse di più della pastasciutta vera. Un mondo dove il rapporto tra la sua vita e la su arte era costituito esclusivamente dalla fantasia. Un mondo che per tutti noi è praticamente sconosciuto.

La pastasciutta avventurosa, come diceva lui, erano degli spaghetti conditi con una salsa argentina piccantissima, con peperoncino, tabasco ed altre cose diaboliche. La pasta fu anaffiata con un vino rosso di Mendoza, pure argentino, che non era troppo adatto per il palato italiano.

Durante l’abbuffata, Pratt spiegò tutto ciò che voleva disegnare di Corto Maltese. Al momento non riuscii a focalizzare bene tutto l’argomento ma quando il personaggio comparve nei fumetti, ricordai con piacere molti particolari preannunciati.

Finita la pastasciutta e bevuta una herba mate, una specie di the argentino, mi disse che per le mie cucine aveva pensato ad una storia di una massaia che si trovava molto male con una vecchia cucina tradizionale e che poi passava ad una cucina componibile di marca X, con dovizia di particolari disegnati. Ci salutammo e Pratt disse che avrebbe mandato un preventivo, regalandomi sei tavole originali enormi a colori di un personaggio pellerossa che poi non ho più visto in circolazione, il Penobscot pure man.

Siccome il preventivo che poi arrivò fu dieci volte circa la cifra che io potevo spendere, capii che Hugo Pratt era destinato a diventare un grande o che perlomeno sapeva di valere moltissimo e, con mio sommo rincrescimento, non se ne fece niente.

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