Paolo Busetto [361]

carroarmatoAnno scolastico 1954 – 1955, quarta classe elementare, scuola Armando Diaz, Fondaménta dell’Osmarìn (del Rosmarino), Venezia. Paolo Busetto è il mio compagno di banco. Un bravo ragazzo semplice, come tanti altri, se non avesse avuto una dote formidabile: aveva dieci in disegno ed io avevo sei ma in proporzione lui dovrebbe aver avuto 200 almeno.    

Dieci, per uno come Paolo, era un’offesa mortale, oppure tutti gli altri 35 scolari avrebbero dovuto avere al massimo uno, forse due i più bravi. Un talento naturale e sovrumano.

Quando il maestro teneva lezione di storia e parlava magari di Carlo Magno, ecco che Paolo, in tempo reale, disegnava un monarca seduto in trono, con una corona e con due o tre notabili che lo circondavano. Il tutto con una rapidità impressionante e con una maestria degna di un Raffaello o quasi. Non so che fine abbia fatto ma sicuramente come professione avrà scelto qualcosa attinente alla sua dote naturale eccelsa.

Nel 1955 al cinema proiettavano quasi tutti films della seconda guerra mondiale: americani contro i tedeschi oppur americani contro i giapponesi e noi ragazzi eravamo appassionati di questo. Lui ti costruiva in due minuti una scena di battaglia migliore dei cartelloni pubblicitari apposti fuori dal cinema.

Voleva disegnare a suo piacimento e non gradiva che gli venissero chiesti disegni, però… per un paio di biscotti ripieni di marronata ti faceva un disegno di formato A4, con un carro armato americano che avanzava verso un nido tedesco di mitragliatrici. Non di più.

Pàolo, fàme ànca un aèreo che mòła zó i paracadùte…” [Paolo, fammi anche un aereo che sgancia i paracadute…]

“Vògio n’antro biscòto co ła marmełàta de castàgne…” [Voglio un altro biscotto con la marmellata di castagne…]

“No ghe n’ho più…” [Non ne ho più…]

“Mài paùra, ło vànzo…” [Mai paura, lo avanzo… (me lo darai)]

E così saltavo la merenda…

Poi mi portavo a casa i disegni ma non c’era confronto coi momenti in cui Paolo li creava: erano momenti incantati, perché Paolo Busetto era anche un rumorista eccezionale. Mentre disegnava il carro armato che avanzava, imitava con la voce lo sferragliare dei cingoli e poi quando disegnava i tedeschi che usavano le mitragliatrici, simulava la ripetizione dei colpi in modo tale che sembrava di essere al cinema. Mentre disegnava l’aereo che sganciava i paracadute, imitava tutti i rumori possibili e immaginabili. Io ero letteralmente a bocca aperta: assistevo in tempo reale a delle scenografie meravigliose con tanto di audio.

Non disegnava quasi mai a colori e preferiva una matita nera molto grassa, una 4B o una 5B.

Nella mia stanza, a casa, mi studiavo i suoi disegni e cercavo di copiarli il più fedelmente possibile. Ma non c’era verso. Ad esempio, per un militare che sparava, Paolo creava una nuvola di fumo attorno alla bocca del fucile e solo la nuvola di fumo dava un senso di vita pulsante a tutto il disegno. Il disgno fatto da me, pur se copiato con una pazienza infinita, pulsava irrimediabilmente non di vita ma di niente: era un disegno morto, fatto da un incapace.

Chissà come avrà usato il suo talento sovrumano.

Se qualcuno avesse qualche notizia su Paolo Busetto, classe 1943, sarei contento di esserne informato.

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