Finanza [366]

WallStreetSE NON SIETE INTERESSATI ALLA FINANZA E A CIO’ CHE SUCCEDERA’, DIVENTA INUTILE LEGGERE IL PRESENTE SCRITTO.     

Premessa: interrogato da parecchi di voi su cosa stia succedendo nel mondo della finanza, rispondo ricordando che, nel 2007, in previsione della situazione mondiale delle borse, attuale e futura, ho venduto la mia azienda di analisi finanziarie, a far data dall’Aprile 2008. Ho scritto poi un romanzo, La nube di Oort, di cui riporto il capitolo 21 sulla finanza, ambientato a Davos nel 2044, dove viene chiarito il perché della mia decisione. Non ritengo necessario rispondere ulteriormente a domande sull’argomento. Il metodo del romanzo consente di scrivere liberamente molte cose. Comunque, ogni riferimento a fatti o persone reali è ovviamente da considerarsi assolutamente casuale.

La nube di Oort – Ernesto Giorgi   

Dal capitolo 21 – LA REAZIONE DEL MONDO FINANZIARIO.

                        Per disprezzare il denaro bisogna appunto averne, e molto. Cesare Pavese (scrittore italiano, 1908 – 1950), Il mestiere di vivere, 2/2/1938.

Davos, Svizzera, 20 ottobre 2044.     

Prende la parola Fernando Terra, 69 anni, trader di borsa, laureato in matematica e psicologia a Padova, presidente dell’FTWA, Financial Traders World Association.

Il padre, Chiaro Terra, da alcuni anni deceduto, era un trader di fiducia.

Ora le intermediazioni sono curate da Fernando e da suo figlio Giacomo, il quale è pure presente al simposio.

Dopo anni di successi, Chiaro aveva dovuto spostarsi a Ginevra, da Venezia, per avere la possibilità di svolgere la sua professione. In territorio elvetico i regolamenti non erano più permissivi di quelli italiani: il vantaggio era che non venivano fatte differenze tra i vari operatori.

Ovviamente, esisteva qualche forma di clientelismo e qualche forma di nepotismo, ma il tutto in misura accettabile per uomini di mondo. Il giro di conoscenze che si potevano creare, rispetto all’Italia, era infinitamente maggiore.

Chiaro diceva sempre che dopo il trasferimento dall’Italia alla Svizzera gli sembrava di essere un canarino uscito dalla gabbia.

Parlava poi con rabbia della situazione italiana. Spesso, durante le cene tra conoscenti che si tenevano in riva al lago Lemano, Chiaro diceva: “Pensate: ho creato software finanziario di rilevanza mondiale. Mi trovo nella situazione che io, italiano, col mio software, fornisco delle previsioni alle banche svizzere che le usano per clienti italiani.  Tutto italiano, tranne le banche svizzere, che si tengono buona parte dei guadagni. E noi italiani potremmo essere come gli svizzeri, se non più avanti…“

Girava cifre enormi. Poi, vedendo il suo successo, a lui si erano accodati sauditi, indiani, sudafricani, sudamericani e altri asiatici in generale. Non avendo una forte propensione al rischio, era ignorato dagli statunitensi ed era per la stessa ragione apprezzatissimo dagli ebrei e dalle compagnie di assicurazione svizzere.

Le banche svizzere, poi, stravedevano per la sua prudenza e lungimiranza. Dicevano: “Non è uno che si illude. Sulla piazza da decenni, non ha mai avuto problemi. Ha un sesto senso per prevenire gli imbroglioni. Non si può spiegare come fa: quando dice che sarebbe meglio non fidarsi, ci si accorge entro breve che aveva ragione. Un uomo da ascoltare”.

Per questi motivi fu fatto, a suo tempo, presidente dell’FTWA.

Il figlio Fernando era come il padre. Forse più esperto, perché era partito dalla piattaforma concreta di Chiaro, mentre Chiaro a sua volta era partito da zero. Fernando aveva poi sostituito il padre nella presidenza.

Fernando Terra: “Cari signori, cari membri del FTWA che mi onora con la carica di presidente, signori giornalisti, auditori, osservatori e presenti tutti. Come sapete, queste nostre assemblee annuali a Davos hanno segretezza assoluta e questo per unanime decisione.

I giornalisti stessi, qui presenti, sono i 22 migliori professionisti di cronaca finanziaria, apprezzati a livello mondiale e non divulgheranno quanto diremo: useranno lo spirito dei nostri discorsi per loro informazione e preparazione personale, se lo riterranno opportuno.

Nei limiti del ragionevole, quanto diremo difficilmente uscirà da queste pareti. Questo dipende da tutti noi. E apro il mio intervento.

Dalla crisi del 2008, come tutti sappiamo, non siamo ancora riusciti a far riprendere completamente le economie mondiali.

 I margini per l’intermediazione finanziaria si sono ormai ridotti enormemente e ci troviamo in una situazione paradossale: la nostra funzione professionale è ormai inesistente.

Quasi tutti gli investitori e anche molti di noi non credono più nel futuro della nostra professione. Troppe le approssimazioni e troppi gli errori che si sono succeduti.

Vi ricordo che le affermazioni che ora esporrò nuovamente sono in discussione ormai da ben 36 anni. Si tratta di affermazioni del tutto velleitarie e che stridono contro la realtà. Esse sono:

  1. Nel 2008 abbiamo avuto una situazione che non era prevedibile.
  2. Ci attendevamo una ripresa.
  3. La deflazione ha distrutto ogni e qualsiasi possibilità di sviluppo dell’economia.
  4. Molti di noi si trovano oggi in situazioni di emergenza per cui, per sopravvivere, devono prendere dal cliente anche quello che non si dovrebbe, in attesa di tempi migliori.

Per commentare questi quattro punti, devo aggiungere che la famiglia Terra ha una rispettabilità indiscussa, creata da mio padre, e io cerco di proseguire con lo stesso spirito. Così mi auguro che possa fare in futuro anche mio figlio.

Questa rispettabilità ci deriva da un’onestà che ormai siamo obbligati comunque a mantenere, perché ormai ci conviene.

Per quest’onestà, mi vedo obbligato a cancellare i quattro punti sopra indicati e a riscriverli nel modo che ora esporrò, pur sapendo che parecchi di voi, come prima impressione, mi giudicheranno fuori dal mondo.

In definitiva, i quattro punti saranno ridotti ad uno solo che possiamo definire incompetenza:

Il punto numero uno dipende dal fatto che non c’era preparazione sufficiente.

Il punto numero due dipende dal fatto che non c’era preparazione sufficiente.

Il giudizio sul punto numero tre dipende dal fatto che non c’è tutt’ora una preparazione sufficiente.

 Il punto numero quattro dipende dal fatto che non tutti noi siamo stati veramente, profondamente, onesti: la nostra disonestà è stata la causa della crisi e ora, essendoci la crisi, si tende a giustificare la disonestà come unico mezzo per sopravvivere.

Dirò di più: nei primi anni di questo secolo, una strana forma di pazzia ha preso il mondo finanziario. 

Leverages spaventosamente alti, rischi incredibili, ragionamenti per tangente, stipendi folli e menefreghismo assoluto nei confronti della clientela.

Tutto questo l’abbiamo voluto noi: ora, al termine del 2044, ne stiamo pagando ancora le conseguenze.

Come dicevo per il punto quattro, ancora oggi qualcuno, adducendo la scusa della necessità di sopravvivere, continua a cercare di turlupinare quei pochi clienti che sono rimasti.

Dal tempo di Mozart si sente il ritornello, opportunamente modificato: «così fan tutti…»

Ebbene, tolto il punto numero quattro, che riguarda la disonestà, rimangono i primi tre, che riguardano tutti l’impreparazione.

I fatti hanno dimostrato che le teste d’uovo uscite dalle università non erano proprio tali.

Io arrivo anche a capire: certi personaggi, usciti da scuole dal nome altisonante, si cimentano col mercato e, purtroppo, si accorgono di non sapere niente, di essere assolutamente impreparati, di non cavare il ragno dal buco. Fra scuola, stages e altre cose del genere si trovano prossimi ai quarant’anni e con un’alternativa:

  1. Abbandonare tutto, dichiarare che la scuola non ha loro insegnato niente, piangere e trovarsi disoccupati. Oppure…
  2. Barare per vivere, cercando polli da spennare.

Ebbene: barare, non sarà più possibile, per mancanza di clienti. Scompare quindi la seconda possibilità e resta solo la prima, quella di abbandonare tutto e piangere, immersi nella disoccupazione. Ho finito”.

Scoppiò l’inferno. Alcune voci dicevano che aveva ragione, altre che aveva torto. Improvvisamente, chiese la parola un esponente di una grandissima banca svizzera, il quale salì sul palco e disse:

“Io personalmente ringrazio il presidente Fernando Terra per la schiettezza e per l’onestà delle sue espressioni. Su una cosa sola mi permetto di dissentire: quello che ci è stato insegnato è stato fatto in buona fede ed ancora non ci sono degli studi concreti…”

Fernando: “Mi permetto di interromperla dottor Zahner, perché lei in realtà, sta affermando che siamo vittime della situazione che si è creata. O lei non ha capito niente oppure è in mala fede: deve rendersi conto che il mondo di cui lei parla è finito, non c’è più. Lo dico in tedesco: quale che ne sia la ragione, fertig, finito! per sempre!

 La sua banca, dal punto di vista dell’intermediazione finanziaria, è morta e lei tra un po’ forse morrà anche fisicamente per ictus cerebrale. Non ha ancora capito? Io, non vorrei morire, né fisicamente, né come professione, se possibile.

Se un chirurgo uccide tutti i pazienti, deve assolutamente cambiare lavoro, anche se la colpa della sua poca professionalità può essere attribuita ai suoi vecchi insegnanti.

Come può dire che siamo vittime della situazione che si è creata? L’abbiamo creata noi! Le persone come lei sono il vero pericolo! Vivete nel mondo dei sogni! Sono passate decine e decine di anni!

Ora le dimostrerò che le cose non stanno come lei avrebbe voluto dire, se io, maleducatamente, non l’avessi interrotta: la casta internazionale finanziaria, alla quale apparteniamo, ha preso il comando della situazione da oltre un secolo.

Le università si sono adeguate, ripetono sempre gli stessi insegnamenti, noncuranti dei risultati che sono stati conseguiti dai loro ex-allievi.

Per dare un esempio analogo nella medicina, verso il 1975 ci si è accorti che l’Helicobacter Pilori era la causa prima dell’ulcera e che la cura doveva consistere principalmente in antibiotici.

Nonostante questo, nel 2020 si eseguivano ancora molte operazioni chirurgiche col sistema precedente: un gap di quasi cinquant’anni. Lo stesso è successo in finanza.

Quasi mai una casta accetta di cambiare e, se lo fa, ne darà esecuzione in tempi biblici: non si vorrebbe cambiare nemmeno ora.

Quanti nelle vostre organizzazioni hanno dato le dimissioni, giacché dalla crisi del 2008 non si riesce ad uscire?

 Ora che i chirurghi hanno ucciso tutti i pazienti? Quanti di voi hanno seriamente approfondito il perché di tutto questo? Si aspetta che qualche santo risolva il problema.

Si ripetono pappagallescamente i soliti stereotipi: chi l’avrebbe potuto mai dire…

Ebbene, se nessuno lo poteva dire, questo non è un buon motivo per rubare i soldi e la fiducia dei risparmiatori.

Se nessuno lo poteva dire, allora tutti devono cambiare lavoro: qui si pensa invece che non lo debba cambiare nessuno.

Il mal comune non è mezzo gaudio, come dice il proverbio: è una disfatta generale e basta.

L’universalità dell’ignoranza non fa sì che l’ignoranza stessa si trasformi in conoscenza: rimane comunque ignoranza.

 Siamo come un gruppo di chirurghi che hanno ucciso tutti i pazienti e vorremmo continuare ad operare: per fare vittime nuove?  Basta! Dobbiamo cambiare.

Dobbiamo accettare che gli impreparati e i disonesti se ne debbano andare, anche se questo suona orribile, perché dovranno essere licenziati anche direttori generali raccomandatissimi: quel mondo è finito, o meglio, lo abbiamo fatto finire.

Alcuni di voi stanno pensando che, se potessimo tornare indietro, ci comporteremmo diversamente: mi dispiace, ma non sono d’accordo.

Da quello che ho visto e che sto vedendo anche oggi, debbo dirvi che la mia convinzione è che, se tornassimo indietro, si ripeterebbe tutto come prima.

Per evitare discussioni inutili e per focalizzare il nostro discorso, parleremo ora di alcuni criteri seguiti dai Terra nell’analisi dei mercati.

Ci accorgeremo che avremmo dovuto rivedere le nostre conoscenze, perché certamente quanto sarà detto era noto a tutti, o quasi. Non si è voluto prenderne atto! Troppa fatica!

Ora darò la parola a mio figlio Giacomo. Prima che lui parli, tuttavia, vi voglio dire un’ultima cosa: molti i chiamati e pochi gli eletti.

Che ci piaccia o no, chi continuerà a fare questo lavoro lo farà perché dovrà avere una preparazione e una capacità che vanno oltre lo smanettamento di un computer.

Molti invece sono nel settore finanziario perché anche il mediocre tra i mediocri sogna che si possano ripetere i guadagni di 36 anni fa. Prego, Giacomo: a te la parola”.

Il brusio era fortissimo e la situazione era estremamente tesa: i presenti capivano che qualcosa si doveva pur fare.

Dalla crisi del 2008 erano trascorsi per l’appunto 36 anni… Giacomo Terra accese un proiettore, dove si vedeva lo schema qui riportato in figura.

BORSAGiacomo: “Intendiamo dimostrare che i sistemi correnti sul trading e sulla borsa sono sbagliati, che comunque continuano ad essere diffusi, propagati ed accettati come se fossero veri e che nessuno ha la voglia di affrontarli criticamente, anche perché le soluzioni giuste sono già conosciute: ma a nessuno importa, perché se la casta va al rialzo, nessuno vuole fare l’eccentrico. Inoltre la casta va sempre e solo al rialzo. Quindi tutti vanno sempre e solo al rialzo.

Mi rendo conto di come le mie parole possano essere giudicate eccessivamente dure: se tuttavia non siete d’accordo, alla fine dovreste spiegare il perché del vostro dissenso.

L’opinione di mio padre e mia è che, nell’ipotesi migliore, per non dire di peggio, si accettino queste cose per mediocrità, menefreghismo e per dare un’immagine compatta della casta.

Una prima osservazione è quella del massimo e del minimo arrotondato. Quando si studia economia, ci insegnano che i compratori aumentano ma, arrivati a un certo punto, su cento compratori, uno diventa venditore, poi due, poi tre e così via sino a quando i venditori non siano, come numero, superiori ai compratori.

L’esposizione stessa è assolutamente sciocca e contiene un errore all’origine: non sono i compratori che diminuiscono, perché in un modello del genere i compratori e i venditori devono necessariamente essere in numero sempre uguale.

Se aumentano, devono aumentare entrambi e viceversa. Quella che cambia è la fretta. Un mercato sale sino a quando i compratori hanno più fretta dei venditori e scende quando i venditori hanno più fretta dei compratori.

Questo non è mai stato detto apertamente ai clienti e, se fosse detto, sarebbe già un passo avanti per la loro comprensione del tutto.

Poi, comunque, ci si accorgerebbe che nemmeno questo è vero. Se fosse vera quest’ultima ipotesi, nel punto A dovremmo vedere i mercati muoversi lungo la linea tratteggiata, come pure nel punto B e così pure nel punto C.

Questi, come sapete perfettamente, vengono chiamati massimi arrotondati e minimi arrotondati. E invece, nella stragrande maggioranza dei casi, tra l’ottanta e il novanta per cento dei casi appunto, ci troviamo di fronte a una realtà di massimi e di minimi che non sono arrotondati.

Ma nessuno di noi si preoccupa di dare la benché minima spiegazione del perché, non solo alla clientela, ma nemmeno a sé stesso.

Si accetta supinamente quanto ci è stato insegnato a scuola, decine e decine di anni fa: in realtà, ciò che è diverso da quanto abbiamo appreso a scuola è come se non esistesse.

Un’obiezione intelligente potrebbe essere che gli addetti ai lavori queste cose le sanno perfettamente: sono spiegazioni date ai clienti, ché tanto non capirebbero discorsi più dettagliati. Al che si risponde:

  1. Non tutti gli addetti ai lavori sanno queste cose.
  2. Ammesso che le sappiano, non ci si cura di migliorare la preparazione dei clienti, perché così potranno essere manipolati più facilmente. E invece poi i clienti si vendicano della disinformazione sospendendo le operazioni.

Il comportamento del mercato per arrivare al punto A, per esempio, dimostra che la stragrande maggioranza aveva fretta di comperare ed aveva creato sui prezzi una notevole pressione.

Poi, tutti assieme, improvvisamente, come se avessero una molla comune, hanno avuto fretta di vendere: e pur di vendere sono stati disposti a farlo perdendo anche cifre consistenti.

Alcuni di noi, a posteriori, hanno addirittura il coraggio di dare al cliente una spiegazione qualsiasi, a caso, la prima che viene loro in testa.

Vediamo un esempio: dato che ogni giorno ci sono centinaia di notizie positive e centinaia di notizie negative, basta prenderne una qualsiasi, a caso, tra le negative, per spiegare il tutto.

 Prendiamo la notizia «c’è stato un aumento dei prezzi delle materie prime» e diamola come vera al cliente: il povero tapino ci crede e, la volta seguente, quando le materie prime aumenteranno, egli si aspetterà, coerentemente, un forte ribasso, il quale magari non si verificherà.

Allora il cliente interroga il grande finanziere… interrogato, il Solone risponde che questa volta il mercato non è sceso perché la notizia era scontata.

Al che il cliente dirà: «maestro, tu sai tutto, quando mai diventerò come te?» e il maestro penserà: «Anche questa volta l’ho turlupinato, speriamo bene per la prossima…» e invece il cliente, capita l’antifona, non si farà più vedere. Chi semina disinformazione raccoglie miserie.

 In realtà, questo sedicente maestro non sa niente di niente. Ha trovato sino ad ora talmente tanti allocchi che nemmeno si perita di studiare e migliorare sé stesso per evitare che in futuro queste situazioni ridicole si possano ripetere. Fin che ci sono allocchi in giro, vive di espedienti.

 C’è di più: nel grafico, vista la traslazione da 100 a 300 e poi il ritorno a 200, la gente, col meccanismo della molla comune di cui parlavamo prima, si ficca nell’inconscio che i prezzi arriveranno a 361.8: poi vedremo il perché di questi numeri; non sempre si verifica, ovviamente, ma molto spesso succede e noi sappiamo quindi di avere buone probabilità che a 361.8 s’inizi un ribasso violento. Questo perché il tempo, nell’inconscio, non esiste.

Ripeto: il tempo, nell’inconscio, non esiste.

I partecipanti comperano e, anche se siamo a 361 tondi, l’inconscio non calcola che manca pochissimo per arrivare a 361.8 e quindi continua a comperare. C’è gente che compera a 361.5 e poi, arrivati a 361.8, scatta un allarme nel loro cervello: «vendi, vendi, vendi…»

Se chiedete a questo qualcuno il perché, nel senso di sapere per quale motivo stia vendendo ciò che aveva comperato anche solo pochi minuti prima, vi darà le risposte le più esilaranti, del tipo: «C’è stata due minuti fa la notizia X, notizia ribassista».

Non vi parlerà mai di una molla comune.

 A quel punto, se voi obiettate che una notizia analoga c’era stata anche il giorno prima, per cui almeno non avrebbe dovuto fare gli ultimi acquisti, vi dirà che quella del giorno prima era da considerarsi scontata: quest’ultima, invece, anche se uguale, non era scontata… praticamente, ripeterà una delle storie che gli ha raccontato un intermediario ignorante e disonesto.

 Tornando all’esempio, sta di fatto che, di colpo, tutti hanno una fretta dannata di vendere. Quindi, i cervelli sono molto simili; il tempo per l’inconscio non esiste e vedendo i punti A e B possiamo stimare il punto C.  La linea orizzontale a 361.8 era stata da noi tracciata subito dopo il punto B e dipende dalla serie di Fibonacci: prezzo A meno prezzo B, questa differenza moltiplicata per un numero che è uno dei numeri di Fibonacci diviso il suo precedente, mi dà 361.8.

In questo caso la formula si può esprimere con

 ((A-B) * 55/34)+B = ((300-200)*55/34)+200 =  361.8

Ovviamente, vengono tracciate più linee, scelte in base a una rosa di rapporti su numeri di Fibonacci e bisognerà stare all’erta quando i prezzi si avvicineranno ad ognuna di queste linee.

Supponendo che il nostro esempio si dimostri vero, un attimo prima di raggiungere il punto C sarà conveniente vendere. Poi, magari, il rialzo potrà proseguire: in tal caso si può acquistare di nuovo e attendere la prossima linea, se c’è.

Esistono quindi dei prezzi che possono essere predefiniti, indipendenti dall’asse temporale, dove aumentano enormemente le probabilità di inversione del mercato in prossimità degli stessi.

Ebbene, la casta finanziaria attuale di tutto questo non tiene conto: lo vede col più grande fastidio, perché il cliente non deve vendere mai…

Parlandovi della serie di Fibonacci, non dico una novità, ma nessuno si chiede il perché di questo e comunque nessuno approfondisce argomenti di questo tipo. Eppure, questo tipo di fenomeni sono il pane quotidiano: si verificano quattro o cinque volte in una giornata di borsa.

Questo nostro modo di operare, da me ora suggerito, tuttavia costerebbe fatica.

Allora, se è così chiaro, perché il nostro operatore non vende o non suggerisce al suo cliente di vendere?

Semplicemente, ripeto, perché non si deve vendere mai!

Seguendo questa regola, si sa cosa fare, sempre: lo sa anche il deficiente appena assunto.

L’operatore fallimentare rimane al rialzo perché tutti i suoi compari-concorrenti rimangono al rialzo, spiegando al cliente che come è andata su finora può andare su ancora.

Anche se per caso sa del 361.8, non si adopera per chiudere le posizioni perché si farebbe troppa fatica e comunque andrebbe contro la casta: sempre al rialzo! La borsa deve solo salire!

Poi, quando scende… se il cliente parla, si potrà dire che anche tutti i concorrenti-compari erano al rialzo: si dirà che nessuno aveva previsto, perché era difficilissimo, era roba da esperti.

Si preferisce fare quel che fanno tutti gli altri gestori: sempre e solamente al rialzo. Invece di vedere un panorama di gestori tutti diversi, tutti in concorrenza, vediamo una casta che si comporta sempre e comunque in modo uniforme.

 Così si abolisce la competitività e si evita che il cliente abbia un motivo per andare da un compare-concorrente. Ma non si evita che il cliente se ne vada da tutti per sempre, giudicando la nostra casta come composta da delinquenti, fanfaroni ed incapaci.

Già è difficile fare previsioni a breve. Alcuni di noi invece hanno la pretesa di fare le previsioni a 15 giorni o a un mese addirittura.

Si passa cioè da un estremo all’altro: se faccio previsioni a breve devo operare in continuazione ma se le faccio a un mese, per un mese non ci penso più, anche se sono sbagliate, tanto i quattrini sono del cliente.

Se poi per caso il cliente guadagna, compro e vendo in continuazione perché in questo caso le commissioni che metto in tasca valgono di più che non la fedeltà alla casta.

Follie. Follie pure. L’importante è confondere il cliente, fargli capire che lui non sa e che noi sappiamo.

Ripeto ancora che, se quando perdiamo, perdono tutti, potremo sempre dire al cliente: “Situazione difficilissima, infatti tutti hanno perso…”

Ma il cliente, prima o poi, pensa: “Siete tutti d’accordo oppure siete tutti incompetenti oppure ancora entrambe le cose”.

Cosa ho detto di nuovo? Niente. Queste cose le sapevate già, ma di etica, di serietà, non se ne parla comunque.

 Parliamo ora della crisi del 1929: ci siamo sentiti dire che per i prossimi mille anni c’è una probabilità su milioni che si ripeta una situazione simile a quella del 1929. In tal modo il cliente beve e continua ad investire.

E invece, nel 1987, in due ore e mezza, il mercato americano ha perso quasi il 30 per cento. Nel 2000, l’indice Nasdaq è passato in qualche mese da oltre 6000 a circa 700. Nel 2008 gli esperti, i Soloni, hanno perso cifre tra il 40 e il 70 per cento. Quindi sono solo bugie. Stupide idiozie per tranquillizzare il cretino che investe. Fatelo guadagnare, invece: ma bisogna essere capaci di farlo.

Nel 1929, nel grande passaggio dall’agricoltura all’industria, tutti avevano puntato sulle industrie, ma queste crollarono del 90 per cento circa. Nel 2000, nel grande passaggio dall’industria alla rivoluzione mediatica, tutti avevano puntato sulle aziende mediatiche, ma queste crollarono…. indovinate… forse del novanta per cento? Sì, esattamente: questo si spiega molto meglio con l’esempio delle ferrovie in Inghilterra.

Nel 1900, il governo inglese indisse un’asta per due compagnie ferroviarie, le quali avrebbero ricevuto in appalto la gestione delle linee ferroviarie stesse. Un centinaio di compagnie si candidarono e la gente comprò le azioni di tutte le cento aziende, a prezzi folli. Ovviamente, come prestabilito dal governo, solo due vinsero la gara e le altre 98 scomparvero coi soldi degli investitori. Il bello è che furono coinvolti anche gli intermediari…

Nel 2000, col Nasdaq, successe la stessa cosa. Tutti comperarono le azioni delle telecomunicazioni. Un’esplosione di prezzi. Se uno entrava in un sito, la società che gestiva il sito era autorizzata dagli analisti (udite!) ad aumentare di 3000 dollari la valutazione dell’azienda stessa. Se poi lo stesso individuo entrava in un altro sito concorrente, anche quella società aumentava di 3000 dollari: ed anche gente del nostro settore ci credette! incredibilmente, anche loro! era forse un’idea geniale, anche se disonesta, per turlupinare i babbei, ma che ci credessero anche gli addetti ai lavori che avevano inventato la bugia, francamente mi sembra eccessivo.

Se entravo in dieci siti diversi, facevo aumentare di trenta mila dollari il valore stimato del settore! e lo sapevamo tutti! si adduceva, con sussiego, che queste erano le nuove tecniche per valutare le società delle telecomunicazioni…

Il dissesto delle ferrovie inglesi non era servito a niente, non aveva insegnato niente.

Nessun gestore se la sentì di rimanere fuori dalla competizione. Stravolti dal guadagno facile, tradirono indegnamente i loro clienti e questa è disonestà ma, colmo dei colmi, tradirono anche sé stessi e questa è imbecillità. Quindi, come diceva mio nonno, l’avidità genera disonestà in un quadro d’imbecillità. Come i lemmings, tutti al suicidio.

 La borsa giapponese è passata da 38957 del 1989 ed è scesa successivamente sino a 3900. Tanto per cambiare, ancora il novanta per cento. 

Se comperate una pizzeria, i dati statistici storici ci dicono che sareste disposti a pagarla mediamente tredici volte gli utili, in modo che in tredici anni, coi profitti, recuperereste i vostri quattrini. Questo succede mediamente dal 1790, da quando esiste il mercato di Wall Street. Pagare meno caro sarebbe un affare, pagare più caro non sarebbe conveniente.

Ebbene, tutti voi sapete che prima della crisi del 2008, se uno avesse comperato le 500 azioni dello Standard & Poor’s, avrebbe recuperato i suoi quattrini, con gli utili, dopo 70 anni.

 Pensate, settant’anni! E lo sapevate tutti! Ma il giocattolo non poteva rompersi, bisognava continuare!

Sui giornali si leggeva, come al tempo della borsa giapponese nel 1989, che il calcolo del rapporto tra prezzo pagato ed utili sperati non si usava più, era un criterio obsoleto…

Tornando allo Standard & Poor’s, non era un’azienda sola, che forse poteva decuplicare gli utili: era l’indice delle 500 principali aziende americane: solo dei pazzi furiosi potevano concepire prezzi del genere e credere che le maggiori 500 aziende americane avrebbero decuplicato gli utili.

 Era possibile quindi un crollo pari a $100:70 = $X:13, cioè $18.57 di valore residuo.

Le principali azioni americane potevano cioè perdere benissimo l’81 per cento circa: anzi, notate bene, solo così facendo il mercato avrebbe ripreso aspetti interessanti.

Non bastava ancora: la gente portava in banca azioni comperate a $100, che in realtà potevano valere $19, e in cambio ricevevano anche $70 di finanziamento per comperare immobili e così via.  Non più di 70, mi raccomando, per prudenza.

Come poteva andare a finire? Esattamente com’è andata: male. Ma noi sapevamo queste cose? Certo… ma l’ingordigia proibiva di stare fuori dal mercato: fanno tutti così…

Ma chi poteva prevedere una cosa del genere?

Anche questo non è vero.

Nel 1954 c’erano 500 aziende che facevano parte dello Standard & Poor’s: nel 2007, il 57 per cento di quelle aziende non c’era più, sostituito da altre aziende.

Queste cose vengono tenute nascoste il più possibile! Le 500 aziende dello Standard & Poor’s sono una presa in giro! Quelle che falliscono vengono sostituite da altre, col minor rumore possibile. E così per gli altri indici. Quante sono rimaste delle grandi compagnie aeree del secolo scorso?

Nelle proiezioni, nessuno tiene mai conto di questo.

Altro esempio sui fondi: se esamino un campione di cento fondi esistenti nel 2044, otterrò una bella classifica, per cui uno proietta nel futuro e decide se investire o meno. Ma LTCM non c’è più! Quello è fallito miseramente. E gli altri che non ci sono più?

 Un miscuglio, quindi, di bugie dove io capirei che il tutto fosse fatto per imbrogliare la clientela ma è ancora peggio perché alla disonestà va sempre aggiunta l’imbecillità: a queste idiozie, a furia di sentirle ripetere, ci credono anche gli addetti ai lavori.

Le leggi occidentali e giapponesi dicono alle banche, con la legge del Minor Valore:

«Se hai comprato un’azione per cento dollari e il valore si riduce a $18, la devi mettere in bilancio per $18. Se il capitale che ti resta non ti sarà sufficiente per fare la banca, devi chiudere».

Queste leggi ci sono perché un risparmiatore, leggendole, si faccia un’idea di serietà: ma non vengono applicate! Questo è il cuore della nostra recessione!

 Le banche giapponesi, ad esempio, nel 2000, non avevano alcuna intenzione di chiudere.

Data la propensione truffaldina e la poca serietà, fecero pressioni sul governo, il quale decise: «La situazione è grave: consentiamo alle banche di mettere a bilancio le azioni al prezzo di acquisto» che tradotto in piccolo-borghese, suona:

«Cari cittadini, volevamo raggirarvi ma, essendo d’accordo noi con le banche, perché anche noi siamo in combutta, per raggirarvi ancora meglio preferiamo nascondere tutte le perdite e valutare le azioni come se i prezzi non fossero scesi, come se molti di coloro che dirigono le banche fossero delle persone intelligenti e non degli idioti, altrimenti il sistema truffaldino in corso dovrebbe saltare. Pertanto, per non farlo saltare, nemmeno questa volta applicheremo la legge». Ecco che la legge del minor valore non fu MAI applicata, perché la situazione era grave ogni volta!

 Queste cose, signori, le sapete benissimo, tutti: queste leggi sono fatte solo per gettare fumo negli occhi dell’investitore e quando veramente dovrebbero essere applicate, non lo si fa.

 Sono leggi perfettamente inutili, tranne che per il vero obiettivo: fare demagogia.

La banca che ha turlupinato la clientela, esponendosi con titoli che si ripagheranno in settant’anni, comprando immobili a prezzi semplicemente ridicoli perché per ogni transazione i dirigenti ci guadagnavano, sta per fallire: e allora, che intervenga lo Stato! la banca è troppo grossa per fallire… questa si chiama impunità.

Anche qui sta il cuore della recessione. La gente paga le banche speculative: se le cose vanno bene, ci guadagnano il manager, il politico, il burocrate e se invece le cose vanno male, paga il babbeo contribuente.

Dice: «Ma c’è una soluzione?» ovviamente, sì.

 Soluzione: siccome rischiamo di sentirci dire che la banca X è troppo grossa per fallire e quindi che le sue perdite le dovrebbero pagare i cittadini, (come successo dopo il 2008) bisogna assolutamente evitare che la banca X diventi troppo grossa. Come bere un bicchier d’acqua: ma non c’è la volontà, perché allora non si può rubare.

Se almeno si ridesse e si dicesse: «Ancora una volta abbiamo cercato di turlupinare il parco buoi… questa volta ci è andata male, ci rifaremo la prossima volta…»

Si pretende invece di fare anche la figura delle vittime.

Pensavamo di non pagare mai: e invece, questa volta, stiamo pagando. Ben ci sta.

Riprendendo il ragionamento della banca troppo grossa, questa dovrebbe poter raggiungere d’ora innanzi solo una dimensione per cui, anche se fallirà, non importerà niente a nessuno.

Il perché questo non sia fatto dovrebbe essere una domanda retorica e troppo superficiale per poter essere posta in questa assemblea, ma penso di dare la risposta comunque: se la banca non diventasse grossa, si potrebbe rubare comunque agevolmente, ma non consistentemente e rapidamente.

Per accontentare nelle loro manovre truffaldine i signori finanzieri, i prezzi di borsa quindi dovrebbero andare sempre su, sempre su, e il mercato non dovrebbe mai venire giù. Se il mercato va su e c’è l’euforia, posso rifilare al risparmiatore, per il prezzo di cento dollari qualcosa che ne vale 18 e poi foraggiare chi dovrebbe controllare.

Nel tragitto da 18 a 100, forse anche qualche piccolino ci potrebbe guadagnare: anche in questi pochi casi, tuttavia, bisognerà penalizzarlo, bisognerà comperare e vendere il suo portafoglio in continuazione, applicando commissioni e commissioni ancora, per mangiargli comunque quel poco che aveva guadagnato.

La truffa è veramente bella quando è spietata e non ha nessun genere di compassione. Lì si vede il vero grande truffatore, dotato di pelo sullo stomaco. Questa è la vera sfida!

Negli anni attorno al 1970, mio nonno Chiaro gestiva il fondo d’investimento di una grossa compagnia assicurativa italiana.

Un giorno, ricevette una telefonata dal suo omologo di un’altra compagnia assicuratrice italiana, ancora più grossa. Il discorso fu: «L’anno scorso il vostro fondo ha reso il 7.5% e il nostro ha reso il 7%. Quest’anno invertiremo: voi il 7% e noi il 7.5%».

Mio nonno, nel suo candore, andò immediatamente nell’ufficio dell’amministratore delegato, ripeté la telefonata ricevuta e disse: «Mi sono dannato l’anima e noi quest’anno siamo già al 9%. Inoltre, siamo a dicembre…»

La risposta fu: «Dottor Terra, è da oltre cento anni che ci dividiamo l’orticello con la compagnia che le ha telefonato. Ora lei chiami l’Agente di Cambio e gli ordini di comperare e vendere sino a quando il nostro risultato si ridurrà al 7%.

Dato che l’Agente di Cambio ci storna una parte delle commissioni, faremo un ulteriore buon guadagno e manterremo i rapporti di buon vicinato con la compagnia che le ha telefonato: cane non mangia cane.

Inoltre, il bilancino del fondo viene appositamente pubblicato ogni tre mesi e quindi gli investitori sono aggiornati al 30 settembre e non conosceranno mai i guadagni di ottobre e di novembre. Inoltre, questi fondi li abbiamo dovuti fare perché sono di moda, ma creano problemi nella gestione dei cartelli. Le polizze vita a reddito fisso non creavano questi problemi. Faccia come le ho detto. In ogni caso, dottor Terra, mi meraviglio che lei non l’avesse già capito».

Mio nonno disse: «Vergognatevi. E mi devo vergognare anch’io che, come dice lei, non ho mai capito niente di tutto questo: sono uno stupido come voi, ho buttato via alcuni anni di vita con dei delinquenti. Siete delinquenti e pertanto siete stupidi, e anch’io sono uno stupido ma non tutti gli stupidi sono delinquenti».  E se ne andò per sempre.

Anche se farà ridere, ci tengo a precisare che quella compagnia, certamente per puro caso, è scomparsa e invece la famiglia Terra è ancora sulla piazza.

Tutto questo per dire che l’umanità deve cambiare: la situazione finanziaria attuale ce la siamo voluta noi per disonestà.

Io condivido quello che diceva mio nonno. Un mondo di clienti imbecilli, d’intermediari imbecilli, la sagra degli imbecilli, dove il computer non serve a niente, se non in rarissimi casi: altrimenti, serve solo per gettare il fumo negli occhi, per far vedere che il computer risolve tutto, come una nuova sfera di cristallo atipica.

Se i clienti sapessero le miserie intellettuali che ci sono dietro quelle sfere di cristallo, non risparmierebbero mai più, oppure non ci affiderebbero più un centesimo.

Un altro excursus necessario, a mio avviso: nel 1995 mio nonno fu chiamato a Ginevra, per un colloquio con una grossissima banca svizzera.

Entrare e rimanere stupefatto fu una cosa sola: computers a non finire con segretarie che andavano e venivano con aria eterea, come vestali. L’immagine classica dell’efficienza e della capacità previsiva. All’ospite erano offerti cioccolatini, caffè, penne a sfera griffate…

Mio nonno entrò nella stanza dei dirigenti che l’avevano convocato e si sentì dire: «Carissimo Terra, noi ci riuniamo una volta ogni tre mesi: è il nostro Comitato di Gestione.

Lei ci dovrebbe fornire un software che ci faccia una seria previsione di tre mesi in tre mesi: non facciamo questioni di prezzo».

Mio nonno rispose: «Vorrei tradurre nel mio linguaggio, per vedere se ho capito bene: mi avete detto che non avete voglia di far fatica se non ogni tre mesi; che questa opinione è sacra, infatti ha addirittura il nome di Comitato di Gestione; che i vostri computer non servono a niente, perché vorreste oracolare soltanto ogni tre mesi; che nel passato avete fatto sempre così: se voi dicevate che l’azione X sarebbe andata su, di solito diventava una profezia auto-avverante mentre ora i piccolini, col loro computer e con i loro soldi, hanno la pretesa di fare con la loro testa, con vostro grande disappunto. Quello che mi chiedete è ridicolo oltre che impossibile, siete fuori dal mondo che comunque è cambiato. Per quanto riguarda il prezzo, qui sta il vostro errore principale. Se io avessi una cosa del genere, prima di tutto sarei Dio e secondariamente il prezzo sarebbe più alto del valore della vostra banca. Tanti auguri e buona fortuna a tutti».

Ora che, dato lo stato delle cose, la disonestà sarà abolita d’imperio, non resta altro che studiare seriamente le operazioni di borsa, con vera modestia.

Ho dimostrato che ci sono delle cose di cui nessuno tiene conto: ad esempio, prendete un manuale di trading e troverete una spiegazione approssimativa di come si possa riconoscere un gap in un grafico, ma non troverete la spiegazione del perché il gap stesso si formi e cosa ne pensi la gente che contribuisce alla creazione grafica del gap.

Ma sinora non aveva avuto importanza: bastava dire quattro stupidaggini disoneste sul gap per ammaliare il cliente: ora… beh, ora si rischia la vita professionale.

Il mondo finanziario attuale sta in piedi solo se la gente continua a comprare. Se c’è una fase ribassista, come abbiamo visto prima, il sistema attuale mostra dei cedimenti e le autorità intervengono per cercare di evitare le vendite stesse.

Se uno non è meno che scemo, capisce che è meglio non comprare, perché quando dovesse arrivare il momento di vendere, potrebbe anche essere costretto a tenersi le posizioni.

L’ordine implicito dato alla clientela è il seguente: comprate e non vendete, cari clienti, siate intelligenti quando comoda a noi e siate stupidi quando ugualmente comoda a noi.

A questo punto è chiaro che io vorrei fare un’operazione tale che non mi blocchino la contro-operazione di chiusura: siccome bloccano le vendite, quando ho venduto, ho venduto e l’acquisto in chiusura non me lo bloccheranno mai. Pertanto la persona intelligente dovrebbe aprire tutte le operazioni con una vendita: in questo modo è sicuro che non gli bloccheranno gli acquisti.

Bisogna mettersi in testa che il sistema è stato fatto per investitori scemi che si fanno imbrogliare, per far sì che comperino a 100 quello che vale 18.

Analogamente, sui futures dobbiamo farci un discorso chiaro: o vanno bene sempre o non vanno bene mai. Non si può vederli come strumenti utili quando il mercato va su e vederli come strumenti dannosi quando il mercato va giù.

Analogamente, altra cosa che mi viene dal cuore, la madre di tutte le disonestà: quando il mercato scende del 3 per cento, si sente dire dai media che sono stati bruciati mille miliardi di franchi. Quando il mercato sale del 3 per cento, si dovrebbe sentir dire che sono stati creati dal nulla mille miliardi di franchi. Ma temo che quest’ultima frase, mai sentita, sia alla base di tutte le falsità.

Tutto il mercato mondiale va fermato, esautorato, ricostruito su prospettive di correttezza.

Ma ci sono anche implicazioni economiche e non solo finanziarie. Ed ecco cosa intendo dire. Quello che forse gli svizzeri hanno capito meglio degli americani è la differenza tra redditi di lavoro, d’industria e redditi finanziari.

Come potete pretendere che uno lavori nella sua azienda per guadagnare il 4 per cento in un anno, quando, investendo in finanza, si può guadagnare tre volte di più? O quanto meno glielo si promette?

Allora, giustamente, il nostro industriale chiude l’azienda e passa alla finanza, ma da quel momento c’è un’azienda in meno.

E quindi le possibilità per la finanza di investire nelle aziende diminuiscono di una unità. Un giro vizioso.

Tali comportamenti riguardano solo l’oggi e non tengono in nessun conto le implicazioni future: «Per intanto, io e il mio socio, rubacchiamo… per intanto, spenniamo anche questo pollo trovato oggi… noi siamo il gatto e la volpe e lui è Pinocchio… lo so che non può durare… comunque, non saremo noi gli sciocchi che rimarranno col cerino acceso in mano… per adesso, continuiamo e poi vedremo.»

Ma ora, cari partecipanti, questo tanto atteso ed esorcizzato momento del redde rationem è arrivato veramente.

I Proci, alla fine, dovettero fare i conti con Ulisse: fino a quel momento, non vollero demordere… fino alla fine.

Attendo le vostre osservazioni”.

Non ci furono applausi, ma nemmeno alzate di mano. Silenzio assoluto. Silenzio assoluto per un minuto almeno.

Poi, un gestore di un fondo di investimento si alzò e disse:

“Penso che sia come ha detto Terra. Dobbiamo ripensare tutto, tutto, tutto, senza furbizie. Dobbiamo capire che il termine stesso, furbizia, va eliminato dai nostri vocabolari. Dovremo rassegnarci ad accettare la realtà. Dovremo cambiare perché la menzogna e la frode sono dappertutto. Io, voglio cambiare. Come una droga…ì è stato tutto proprio come una droga. Forse perché stiamo perdendo ogni cosa, non ci resta altro che partire da zero e ricominciare.

Quello che è successo negli Stati Uniti con le casse di risparmio negli anni attorno al 2000 è incredibile. Quello che è successo negli anni successivi è ancora più incredibile. Abbiamo distrutto l’economia di un pianeta e la fiducia di quei pochi che ancora ci credevano; quei pochi che ci credevano ancora… li abbiamo trattati da gonzi. Ma i gonzi, alla fin fine, siamo noi. Le scuole hanno pure parecchie responsabilità, ma siamo sempre noi a non aver mai protestato contro la preparazione delle nuove leve.

 Premi Nobel per l’economia che gestiscono fondi secondo principi sbagliati, inventati: e il Premio Nobel non faceva altro che avvalorare delle stupidaggini. Tutti noi lo sapevamo e tutti comunque abbiamo investito, nell’orgia di un qualcosa che stava tra la finzione, il beau geste fine a sé stesso e l’onnipotenza. Forse per vedere se eravamo comunque capaci di uscirne, per una sfida con noi stessi, come i ragazzi che hanno appena preso la patente ed escono apposta velocemente dallo stop, senza guardare, per vedere l’effetto che può fare un’idiozia del genere.

Cose così, che succedono essenzialmente perché l’umanità è composta da un numero pauroso d’imbecilli. Siamo usciti dallo stop mentre sopraggiungeva un autotreno: ecco la realtà. Siamo finiti sotto l’autotreno. Gente che si droga, che corre in macchina, alcolizzata, che compra armi e uccide, che si rovina per avere un’automobile che è quasi uguale a quella che aveva prima, solo più lunga di cinque centimetri e con l’ultima versione del navigatore.

Gente, come noi, che è ancora all’età della pietra e ci metterà venti mila anni per portare il proprio cervello al livello dell’evoluzione tecnologica attuale: non duecento anni o duemila, ho detto venti mila anni. L’imbecillità di finte democrazie, dove alcune caste comandano e vorrebbero continuare a farlo. John Fitzgerald Kennedy eliminato per la benzina. Da un pazzo per ordine di un delinquente. Pazzo eliminato a sua volta da un altro pazzo. Il tutto organizzato da altri ancora più delinquenti, appartenenti a lobbies assassine.  Assassinio protetto dal segreto di Stato per la ragione di proteggere qualcuno e rallentare l’evidenza di ciò che è vergognoso, quando invece la conoscenza sarebbe potuta servire alla gente per capire chi han votato, ma questo sarebbe stato proprio ciò che non si voleva. E questo nel paese più democratico del mondo”.

Dopo queste frasi, si sedette con un’aria afflitta e triste.

Un altro: “Non vorrei essere presuntuoso, ma penso di aver capito una cosa: viviamo in una civiltà dove il conto si cerca di farlo pagare agli altri. Sempre, comunque ed ovunque.  L’immoralità è totale e la mia sensazione è che chi non fa così sia considerato un povero sciocco. Devo dire che questo è stato il mio problema: inizialmente ero troppo onesto e guadagnavo poco. Mia moglie mi scherniva e mi chiedeva come facessero gli altri a guadagnare.  Ho dovuto darmi da fare anch’io, per non sembrare ridicolo. Disonesto per non sembrare fuori dal coro. Eppure, per me sarebbe bello tornare al mio periodo iniziale: all’onestà”.

Si levò un applauso di approvazione. Un altro: “Una civiltà ipocrita che nasconde quello che è per dar da vedere quello che non è, per far pagare solo ad alcuni i prezzi che dovrebbero essere pagati dai responsabili. Effettivamente, è uno schifo. E poi andiamo in chiesa. Anche in quel luogo, tuttavia, pochi sono coloro che sono degni di portare certi paramenti sacri. E anche là… fai quel che ti dico, ma non guardare quel che faccio.

Ecco: ci vuole l’esempio. Ci vorrebbe sempre e solo l’esempio. Ma anche questo non sarebbe sempre sufficiente.  Nel caso di LTCM, i notabili e le autorità davano incredibilmente l’esempio contrario: un non-esempio.  Il caso LTCM, secondo me, è stato ancora peggio della disonestà: tutti hanno partecipato ed hanno dato l’esempio sbagliato… sembra una nemesi… stupidi e disonesti. Con LTCM eravamo nella pazzia totale, nell’arroganza completa. Un delirio per tutti. Forse alcuni aspetti di questi fenomeni possono dipendere, oltre che dall’ignoranza, anche dall’inconscio collettivo, ma non mi sembra che sia il caso di argomentare su questo. Stiamo parlando di noi e dobbiamo continuare a farlo, riconoscere questo disastro, altrimenti ci immergeremo di nuovo nell’auto giustificazione”.

Fernando Terra: “Come presidente, mi permetto di dare un suggerimento che si potrebbe forse attuare, anche perché altrimenti morremmo tutti comunque.

Suggerisco di redigere un documento dove riconosciamo che è mancata una preparazione seria, che ci saranno necessari non meno di dieci anni per sistemare tutto e per rivedere le nostre teorie sul comportamento dei risparmiatori.

 Inoltre, che ci assoggetteremo ad uno o più collegi indipendenti da noi, che ci giudicheranno, non tanto sull’onestà, perché i disonesti moriranno, quanto sulle nostre capacità.

 Vi ricordo che se tutti sono al rialzo, nella situazione di oggi uno non potrebbe mettersi al ribasso, anche se è convinto che sarebbe la cosa giusta da fare, perché se avrà torto sarà deriso dagli altri e nei suoi confronti ci sarà comunque il più feroce ostracismo; perché se avrà ragione, la nostra casta non accetterà mai di riconoscere che tutti gli altri hanno sbagliato e nei suoi confronti ci sarà, esattamente come nel punto precedente, ancora il più feroce ostracismo.

Le persone capaci, oggi, non hanno motivo di esserci, non sono accettate: sinora, sono state solo un problema.

 Sino ad oggi sono bastati degli esecutori di ordini, che dovevano comportarsi come veniva suggerito dalla casta: sempre al rialzo e basta. I Proci dell’ egualitarismo finanziario.

Ci vuole assolutamente un giudizio esterno. Debbono essere dati dei voti in base ai risultati conseguiti dalle varie gestioni e i peggiori dovranno necessariamente chiudere e passare i loro clienti ai gestori migliori: oggi, un discorso del genere, fa inorridire. Ma è per quest’ultimo motivo che ci siamo ridotti così: l’incompetenza genera la fame.

Dobbiamo dire al pubblico che, continuare nelle condizioni attuali, sarebbe un suicidio perché dal 2008 non abbiamo ancora capito cosa stia succedendo. Ovvero, lo avevamo capito, ma c’erano delle resistenze ad accettarlo e quest’ultima frase potrebbe essere il fulcro per cambiare il futuro.

Questo è il momento di introdurre la sincerità, anche perché siamo comunque obbligati a farlo. I vantaggi sarebbero:

  1. Evitare di morire professionalmente, il che non è poco.
  2. Creare la fiducia nei clienti, i quali capirebbero che si tratta di una vera svolta ed anche questo non sarebbe poco.
  3. Riqualificare il personale con tecniche serie e professionali, che sarebbero utili e foriere di guadagni.
  4. Coinvolgere le università in questo progetto e farle cambiare: anche questi istituti ne uscirebbero migliorati.

La nostra categoria sarebbe comunque la prima ad aver additato una strada che potrebbe essere successivamente seguita da medici, avvocati, notai, magistrati, politici e da tutti gli altri ordini. Queste categorie dovranno accettare la realtà, come stiamo facendo noi, e dovranno usare il nostro approccio per un miglioramento dell’umanità.

Preparatevi, in ogni caso, a resistenze enormi che comunque scemeranno lentamente anno per anno. Anche ragionando egoisticamente, prima ci decideremo ad applicare tutto questo e minori saranno i rischi per il nostro futuro”.

Dopo due giorni, sui principali giornali finanziari del mondo, fu pubblicato in una pagina completa l’annuncio relativo, recante il titolo:

FTWA

Dichiarazione sulla situazione finanziaria, sulle responsabilità passate ed impegni per il futuro.

In calce, c’erano le firme di tutti i presenti, eccettuati i giornalisti e gli osservatori.

La pubblicazione della Dichiarazione FTWA ebbe un effetto notevole. Era il primo esempio di cambiamento futuro proclamato da una categoria che aveva ancora, nonostante tutto, un grandissimo prestigio. Quelle che stupivano ancora di più erano le risposte che erano state date ai giornalisti da coloro che erano presenti a Davos e che pure avevano sottoscritto la Dichiarazione.

 I firmatari affermavano che il vecchio mondo, per tutti i membri FTWA, indistintamente tutti, era finito: morto e sepolto; che il cambiamento era veramente sentito e che tutti i partecipanti erano fermamente decisi ad applicare i contenuti della Dichiarazione stessa.

Dieci anni di astensione dai mercati finanziari, con ripensamento di metodi e procedure, con il coinvolgimento delle Università. Le Università, in varie manifestazioni ed assemblee, si dichiararono a loro volta completamente d’accordo. I mercati sarebbero rimasti abbandonati, se non chiusi, per i dieci anni successivi.

Qualche piccola organizzazione, che per cercare di darsi un tono volle dissentire da FTWA, fu coperta dal ridicolo. L’idea si fece largo, come previsto, anche nelle altre categorie e s’iniziò tutto un fermento d’idee: c’era poco da perdere.

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