Sacrario [370]

grappa
Il Sacrario del Monte Grappa.

Quanti morti. Tanti. Fossero soltanto qualche decina e non centinaia di migliaia, sarebbero comunque un’enormità: giovani che hanno gettato la vita per un ideale e dopo nemmeno cento anni quasi nessuno, in fondo al cuore, se ne ricorda più.      

Forse, a parole, ce ne ricordiamo ancora ma tutte le volte che qualche non politico o politico disonesto ruba, si fa corrompere o corrompe, è come se costui sputasse seicentomila volte (ma i Morti sono di più) sulle loro tombe.

Sono morti a vent’anni, uno per uno, dilaniati dalle bombe o sotto le raffiche delle mitragliatrici. E, pensate un poco, non volevano morire, come tutti noi. Ma il sapiente cretino dice: “Sono stati obbligati ad andare al fronte, non hanno alcun merito.”

Ebbene, ammesso che sia vero e non lo è per tutti, meritano forse per questo di essere morti invano? Troppo lungo sarebbe l’elenco di chi andò in guerra volontario, per un ideale oggi vilipeso.

Morire per sentirsi, dopo alcuni anni, disprezzati, ridicolizzati, infangati da coloro che sono attualmente al potere in un’Italia che si fa beffe delle tradizioni e dei valori delle nostre genti. Se ci fosse un Dio, queste cose andrebbero castigate.

Solo per questo il politico dovrebbe pensarci prima di consegnare l’Italia agli extra comunitari. Pensate che i Morti siano in pace, nel Sacrario del Grappa, a Redipuglia, vedendo quello che sta succedendo?

Da una parte, baruffe di bottega e disonestà, dall’altra, morire a vent’anni.

E poi a Roma, sull’Altare del Milite Ignoto, depongono le corone di fiori.

Basterebbe una legge sola: un comitato di anziani non politici che decidano se il comportamento dei politici renda o meno onore ai Morti in Guerra.

Se poi sono stati obbligati a morire, come dice il cretino di turno, a maggior ragione vanno rispettati.

Sul Grappa, come a Redipuglia, per un secolo, i sopravvissuti e i figli dei sopravvissuti sono venuti a rendere onore ai Caduti. Ora, se ci troviamo in due di noi sul Grappa, dovremmo chiederci l’un l’altro: “Ma è per questo, che hanno combattuto e perso la vita? Per la Cicciolina in Parlamento?  Per le leggi sugli omosessuali? Per far entrare terroristi, ladri, assassini e stupratori?”

Ma c’era Dio, che controllava le battaglie sulla carta geografica e giocava a Risiko coi Morti veri. Ma almeno Lui, a differenza dei politici, può fare quello che vuole.

Perché oggi voglio ricordare i Morti del Grappa?

Perché oggi non ricorre assolutamente alcun anniversario.

Sono da ricordare ogni giorno, tranne che negli anniversari ufficiali, dove il politico si riempie la bocca di parole inutili, novelle bestemmie irripetibili.

Basterebbe estrarre ogni anno un nome a sorte tra i politici e toglierlo per sempre dalla politica in onore dei Morti. Almeno questo. Non ho coraggio di dire ‘i nostri Morti’, con l’aggettivo ‘nostri’: mi sembra di non esserne all’altezza e che molti di noi non meritino di usare tale aggettivo.

Per chiudere, un’osservazione fatta da un noto scrittore, ma non ricordo chi: un Paese, che non ricorda la propria Storia, vale zero.

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