Riflessioni di alcuni veneti 12 [375]

sottomarino
Riva degli Schiavoni – Venezia – Sottomarino – 1960 – Ernesto Giorgi ©

Il verde e le menti: La frequenza di boschi nelle vicinanze può sviluppare una certa misticità e una certa tendenza alla contemplazione. Altrimenti, c’è la tendenza alla razionalità e al commercio, nel quale commercio si comprende anche l’industria, che non è altro che un commercio con una certa trasformazione.    

E’ il caso di Venezia, che per la contemplazione minima necessaria all’equilibrio psichico dei suoi notabili usava la Riviera del Brenta oppure la zona di Codroipo con Villa Manin a Passariano ed altri soggiorni, muniti di molto verde boschivo.

Oloturie: Alcuni non sono altro che tubi digerenti parlanti. Sfintere anale e sfintere esofageo.

Villania e disprezzo: Bisogna fare attenzione a non cadere in disgrazia. “Ovviamente”, direte voi. Mia nonna aveva un proverbio molto efficace: “Dàghe al càn che tùti ghe dà ‘dòss…” [Dagli al cane, ché tutti gli danno addosso]. Bisognerebbe sempre guardare gli animali per vedere se certe nostre abitudini o modi di fare vengano dalla notte dei tempi. In tal caso, se anche gli animali lo fanno, risulta molto difficile cambiare gli esseri umani stessi, circa un certo argomento, prima che trascorrano novecentomila anni circa. E in effetti, quando in un pollaio una gallina si ferisce è praticamente spacciata. Le altre galline non tralasciano occasione per beccarla sulla ferita, la quale dopo un giorno è talmente vasta da portare la povera bestia alla morte. “Cervello da gallina”, direte voi: come quelli che danno addosso al cane.

L’evoluzione: Schifati dalla condizione umana, permeata di corruzione e disonestà, alcuni intellettuali inventarono la sinistra, attribuendo alle condizioni umane osservate l’appellativo di ‘destra’ o di ‘centro’. Mentre prima c’erano corrotti e disonesti, con le nuove idee di sinistra invece di corrotti e disonesti vennero alla ribalta disonesti e corrotti. Come salvarsi? A destra, no…. a sinistra, no…. , al centro, nemmeno… resta da esplorare sopra e sotto, davanti e dietro: bisognerebbe tuttavia procedere a tale esplorazione in modo cauto e guardingo.

Italiani all’estero: L’italiano che ha dovuto andare all’estero per lavoro, nonostante quella italiana sia la settima economia mondiale, è stato sradicato, ha perso affetti, la piazza del paese, gli amici, i conoscenti. Parlo in particolar modo di scienziati e laureati, dove il fenomeno non è solo evidente ma anche odioso. Qualcuno dovrebbe essere responsabile di un simile disastro. Io, che ho vissuto in parte a Venezia e in parte in terraferma, ne so già qualcosa ma quando mi trovavo all’estero avevo un nodo in gola permanente, come se io fossi stato in più, come se io non meritassi di stare sulla faccia della Terra. Senza radici: chi non lo ha provato, può tentare di capirlo ma in realtà non lo può capire.

 

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