Notte 2 [380]

notteLa notte è come un enorme coperchio che scende su di noi e racchiude tutto dentro di sé. Essa contiene tutto. La nostra città, la nostra provincia, l’Italia e l’Europa tutta.

Non le si può sfuggire, se non rimanendo sempre a bordo di un aereo che viaggi da un continente all’altro, a tutta velocità. Questa sensazione può generare ansia e vedremo perché.

C’è chi attende volentieri la notte e chi meno. Da tempo immemorabile l’uomo preistorico temeva che il giorno non tornasse più. Chi può sapere se domani tornerà il sole? Timore insensato, perché se non torna non puoi farci niente. Ma il cervello umano non pensa a queste cose ed è terrorizzato all’idea dei cambiamenti. Se finora è successo questo e quest’altro e sono sopravvissuto, perché mai cambiare? In ogni cambiamento, non è forse implicito un certo rischio? I bambini sono molto abitudinari: provate solo a modificar loro la prima colazione col caffelatte.

L’uomo preistorico, oltre a non sapere niente (quasi come noi…) non sapeva nemmeno che nel profondo più profondo del cervello aveva tre grandi paure:

  1. La paura di cadere. La più recente. Deriva dal fatto che noi a livello della parte del cervello chiamata neopallio (che avevamo in parte già quando eravamo primati, scimmie) riviviamo il fatto che cadere, nella condizione di una scimmia, con i carnivori in agguato, significava morire. Quindi la paura di cadere è una paura che ci consente di sopravvivere. I bambini appena nati hanno ancora un istinto di questo genere che viene chiamato Grasping Reflex e un altro ancora che viene chiamato Riflesso di Moro.
  2. La paura dei rettili. Di media antichità. Questa è la grande paura del sistema cerebrale detto limbico, cioè la paura che ha il mammifero di essere sbranato da un rettile.
  1. La paura del buio. La più antica. Quest’altra è la grande paura del nucleo più profondo del nostro cervello, detto nucleo rettiliano, cioè la paura del rettile che di notte dormiva un sonno NREM (Non-rapid eye movement sleep), cioè un sonno senza sogni. La sua vita attiva era di giorno e non di notte, come i mammiferi che non dovrebbero aver paura del buio. Ma la contraddizione dipende dal fatto che difficilmente la natura getta via qualcosa.

Queste paure sono rimaste in noi e la natura non le ha buttate via. Riviviamo le condizioni dei nostri antenati durante il sonno. Quando noi abbiamo paura del buio, pertanto, siamo come dei rettili. Sembrano cose terrificanti ma è proprio così. Non può essere la paura del mammifero perché il mammifero è nato con la notte, ha prosperato con la notte ed ha affermato sé stesso con la notte. Noi infatti abbiamo bisogno di occhiali da sole e non di occhiali da notte. Noi ci scottiamo al sole, noi non siamo ancora adattati alla luce, noi abbiamo il pelo: siamo fatti, in poche parole, per la notte e per confonderci con le foglie. Abbiamo visto che le nostre tre grandi paure sono paure di natura strettamente encefalica e connesse con questi tre stadi evolutivi di cui abbiamo appena detto.

Mentre le prime due paure le riviviamo, con la nostra civiltà, praticamente solo in sogno, la paura della notte è ancora molto presente, anche se è la più antica delle tre.

Ci sono delle persone che si sono fatte, diventando adulte, una certa (quasi completa) ragione della paura del buio e certe altre, magari perché spaventate nell’infanzia, che questa ragione non se la sono fatta, anzi: alcune di queste persone provano un’ansia indescrivibile e sono terrorizzate dal buio.

C’è gente che invece, non avendo paura del buio, vive la notte in una condizione di superiorità, quasi per pochi eletti. Alcuni amano la notte perché la considerano più rischiosa.

E poi ci sono gli innamorati, i ladri, i malfattori ed altre categorie poco raccomandabili che amano la notte. L’unica categoria forse innocente è quella degli innamorati, categoria che si deve nascondere da critiche famigliari ma talvolta anche per altri motivi…

I giorni vengono distinti fra loro, ma la notte ha un unico nome. (Elias Canetti)

Molte volte succede, di notte, di pensare ai propri problemi e di trovare apparentemente la soluzione. Poi, il giorno ci fa ricambiare idea. Il giorno è il padre del lavoro e la notte è la madre dei pensieri.

Forse, come diceva Ovidio, le persone di notte sembrano più belle: si notano meno i loro difetti.

Se l’amore è cieco, tanto meglio si accorda con la notte. (William Shakespeare).

Quando pensi di avere tutte le risposte, la notte ti cambia tutte le domande. (Charlie Brown, di Schulz)

Non esiste notte tanto lunga che impedisca al sole di risorgere.

E concludo con il testo della canzone di Salvatore Adamo, La notte, che mette in rilievo poeticamente quanto sinora detto, per non parlare della musica (click per sentire la canzone), dolcissima e bellissima:

Se il giorno posso non pensarti,  la notte maledico te

e quando infine spunta l’alba c’è solo il vuoto intorno a me.

La notte tu mi appari immensa, invano tento di afferrarti

ma ti diverti a tormentarmi, la notte tu mi fai impazzir.

La notte… mi fai impazzir, mi fai impazzir

E la tua voce fende il buio, dove cercarti, non lo so…

Ti vedo e torna la speranza, ti voglio tanto bene ancor,

per un istante riappari, mi chiami e mi tendi le mani

ma il mio sangue si fa ghiaccio, quando ridendo ti allontani.

La notte… mi fa impazzir, mi fa impazzir

Il giorno splende in piena pace e la tua immagine scompare,

felice, tu ritrovi l’altro, quell’altro che mi fa impazzir.

La notte…  mi fa impazzir, mi fa impazzir. (ad libitum)

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