Oche [384]

RedentaPinese
Ernesto Giorgi – 1960 ©

Nella foto, la signora Redenta Pinese di Ormelle alle prese con un’oca bellicosa, nel 1960. Le oche sono bellicose per carattere?  Sarà anche vero, però lo sono di più in certi periodi dell’anno, quando nel cielo osservano le loro consorelle selvatiche impegnate in una formazione triangolare. Subito dopo aver osservato il volo del gruppo selvatico, le oche, starnazzando, cercano di volare anche loro, nell’intento di unirsi al gruppo migratorio.     

Dopo un poco desistono ma la loro bellicosità, per un giorno o due, risulta aumentata. Lo stesso succede con i cani quando sentono i lupi, per non parlare degli uccelli in gabbia, anche se questi ultimi hanno tutte le giustificazioni del mondo. All’esame obiettivo tra il fisico di un’oca domestica e quello di un’oca selvatica, le differenze risultano impercettibili e quasi tutte dovute all’alimentazione, che in un caso è imposta dall’uomo e nell’altro caso, invece, non lo è.

L’oca, dunque, dopo migliaia di anni di addomesticamento, subisce ancora il fascino degli esemplari selvatici e ritrova una sua dignità: un desiderio profondo, struggente di libertà, di indipendenza, in una parola, di condizione arcaica naturale. Noi misuriamo il tempo col nostro vissuto, diciamo un secolo ma in tale lasso di tempo nulla, proprio nulla cambia. L’ultima evoluzione genomica risale a duecentomila anni fa, ovvero siamo cambiati quasi di niente in questo periodo. Se calcoliamo in vent’anni una generazione, ognuno di noi ha (200000/20) = dieci mila antenati. Abbiamo ancora, all’alza bandiera, il sacro brivido che l’orda primitiva provava e che corrisponde all’orripilazione, cioè ai peli che si alzano, come i gatti, per far paura all’orda avversaria. Un po’ come la danza maori dei rugbisti neo-zelandesi.

Dovranno passare ancora centinaia di migliaia di anni perché noi si cambi un poco, non diversamente dalle oche.

C’è da riflettere profondamente su certe azioni che comportano condanne severe. In quale misura una persona, come un’oca, è influenzata dalla propria storia biologica? Il mondo che abbiamo costruito è un mondo fittizio, dove sette miliardi di individui si scontrano in continuazione ma vengono da abitudini che vedevano un milione o due di abitanti in tutta la Terra.

In quale misura ci uccidiamo l’un l’altro inconsciamente, come tanti ratti che non sopportano il sovraffollamento in una gabbia?

E le guerre, che arrivano sempre al momento opportuno? C’è molto da meditare.

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