Storiografia dei veneti 7 [386]

Le origini cristiane, dal 150 al 513 d.C.

originiDel periodo delle persecuzioni ai tempi di Roma, al di là della martirologia non sempre attendibile, rimane ben poco. Ad esempio, c’è una leggenda che riguarda San Marco e la sua evangelizzazione della zona di Aquileia. Sembra tuttavia che tali leggende siano state create non prima del VII° secolo, come quella di San Prosdocimo e di Sant’Apollinare di Antiochia.    

Dal 150 al 250 abbiamo solo tradizioni non documentate; dal 250 in poi abbiamo notizie certe dei principali proto – episcopati, come quello di Padova.

 Il primo fatto storicamente certo è Sant’Ermagora, vescovo e poi martire (ovviamente per mano romana) in quel di Aquileia, nel 250 circa. Sempre nella stessa zona abbiamo i santi Felice e Fortunato, san Crisogono, il cui sarcofago si trova a San Canziano di Isonzo e così altri, come Santa Giustina a Padova e San Mauro a Parenzo. I due centri ecclesiali più importanti erano Aquileia e Verona. Ad Aquileia abbiamo come conferma dei mosaici cristiani che vanno fatti risalire al 280 d.C.

I grossi problemi finiscono improvvisamente nel 311, quando Costantino concede ai cristiani la più ampia libertà.

Subito dopo, i vescovi si sviluppano rapidamente e prima del 400 possiamo elencare sicuramente i seguenti vescovadi: Altino, Concordia, Padova, Parenzo, Trento oltre a Verona ed Aquileia, già citati.

Tra le nuove diocesi, la più attiva e numerosa è sicuramente quella di Concordia, con parecchi militari cristiani di origine siriana, dislocati appunto a Concordia. Dopo l’editto di Costantino, parecchi militari abbracciano la nuova fede ed entrano a far parte delle ecclesie più vicine al loro acquartieramento.

Vicenza comincia a cristianizzarsi con qualche decennio di ritardo e nel IV° secolo la comunità più importante è comunque quella di Aquileia, la quale è diventata anche centro propulsore di vita monastica e di cultura cristiana.

 Mentre il cristianesimo, in tutte le diocesi, si è sviluppato con l’editto di Costantino ma gli usi e le consuetudini prevalenti sono romane, ad Aquileia abbiamo ormai il prevalere della nuova cultura: quella cristiana. I vescovi di Aquileia, Fornaziano e Cromazio, scrivono in latino dei trattati per convincere l’orbe romano non solo a farsi cristiano come religione, ma ad adottarne anche i principi culturali e le usanze, abbandonando quelle tradizionali. La vita cristiana era apprezzata per la sua semplicità e cercare di conciliare le feste romane con le nuove feste cristiane non fu un’impresa da poco. Questo comportò anche l’adozione di regole di vita pratica e il passaggio in secondo piano di riflessioni teoriche e teologiche.

Nel IV° secolo e così pure nel V° permarranno le vare eresie, come la ariana, la gnostica e il fotinianesimo. Cominciano le prime polemiche fra cristiani ed ebrei. I cristiani diventano aggressivi anche nei confronti dei pagani ed entro breve i cristiani stessi si trasformeranno da perseguitati in persecutori.

Le idee in circolazione non sono comunque molto chiare: il vescovo Fornaziano viene accusato di aver assorbito in parte l’arianesimo ed altri sono accusati di aver inserito nelle loro omelie degli elementi gnostici. Senza contare che tutti sono ancora imbevuti, chi più e chi meno, di idee, usanze e sfumature pagane.

San Zeno di Verona ad esempio accusa i benestanti di avere nei loro poderi dei tempietti pagani dove vengono svolte cerimonie per propiziare un buon raccolto. Apostrofa i giovani che si sposano con persone di fede diversa ed in genere rimprovera a tutti di bere vino sulla tomba dei nuovi defunti, che è un rito pagano. Accusa tutta la comunità di recarsi dagli arùspici e dagli àuguri, maghi che divinano il futuro, interpretando la disposizione delle interiora di una vittima (di solito un agnello, arùspice) o guardando il volo degli uccelli (di solito storni, àugure).

Il personaggio più noto in Aquileia, che cercò di compenetrare le vecchie usanze pagane con le nuove usanza cristiane, è senza dubbio San Girolamo. Egli vuole assolutamente conciliare i due mondi, piuttosto che contrapporli ma ci riesce solo in parte.

In buona sostanza non è come ora, dove il cattolicesimo, per il popolo, è una cosa assodata. In quel periodo, anche per la gente comune c’erano varie idee ed è come se all’interno della stessa famiglia oggi ci fossero protestanti, cattolici, ortodossi russi e ortodossi greci. Quando veniva a mancare un vescovo e ne veniva nominato un altro, c’erano molte probabilità che qualcosa cambiasse nella dottrina del nuovo vescovo rispetto al precedente. Ad esempio a Verona c’è San Zeno, di chiare origini culturali africane, il quale ha lasciato un corpo di omelie tutte particolari. San Zeno è una miniera di informazioni sulla cristianità veronese.

Senza contare che in quel periodo ci sono pure le invasioni barbariche (goti, unni, longobardi). Mondi senza pace. S’inizia la fondazione di Venezia, per opera prima di genti padovane e poi degli abitanti di Altino, sotto la minaccia dei barbari.

Tra il V° e il VI° secolo aggiungiamo le diocesi di Treviso, Belluno, Vicenza ed Oderzo. In questo periodo, a causa dei barbari ma non solo per questo, c’è un intenso scambio di reliquie. Ad esempio, l’invasione dei vandali in nord Africa ha fatto sì che molti cristiani africani scappassero con le loro reliquie.

Nell’827 il sinodo di Mantova vede un Veneto saldamente cristiano. I partecipanti furono i vescovi di Aquileia, Verona, Mantova, Vicenza, Padova, Treviso, Ceneda, Belluno, Concordia, Feltre, Asolo e Trento. Unico assente Grado, che cercava di opporsi alla supremazia di Aquileia. La questione era sorta perché Aquileia era prima finita sotto il dominio dei barbari mentre Grado era rimasta in territorio bizantino ed aveva così costituito, a suo tempo, un nuovo vescovado. Il vescovado di Aquileia era stato inoltre, per un determinato periodo, considerato scismatico (Scisma dei Tre Capitoli). Pur di avere il potere, cosa non si farebbe?

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