Manualità [393]

manualitaMentre alcuni animali devono dedicare tutto il tempo a procurarsi il cibo, ce ne sono certi che riescono a farlo più rapidamente e pertanto hanno tempo libero a disposizione. Fra questi ultimi, alcuni dormono quasi sempre, come i felini, mentre altri, come l’uomo, occupano da sempre il tempo  impiegando soprattutto le mani.    

Chiaramente, l’uso delle mani implica sempre un certo uso del cervello per la coordinazione ma il cervello fine a sé stesso è stato usato come pensatoio solo in tempi successivi e comunque tempi molto più recenti rispetto a quelli della manualità. Prima, il cervello è servito alla manualità per organizzare i ragionamenti.

L’uso delle mani, nella nostra specie, è particolarmente importante e purtroppo parecchi di noi sottovalutano questo aspetto, soprattutto per quanto riguarda la soddisfazione personale.

Da milioni di anni, i nostri antenati hanno costantemente usato le mani e l’obiettivo era quello di compiere una particolare azione. Il compimento dell’azione era a sua volta correlato alla gratificazione che si ricavava nell’aver compiuto l’azione stessa. Nell’ipotesi di voler adattare alle proprie necessità un ramo appuntito, la sua costruzione, una volta ultimata, creava un desiderio di perfezionamento, come ad esempio esporre il ramo ad un fuoco per temprare ed indurire il legno stesso. Ciò implicava anche una maggior conoscenza dei vari  tipi di albero e dei loro legni: il rametto di salice è più adatto per legare e così via. Chiaramente, alla fine del processo, si risvegliava nell’artefice una enorme soddisfazione:

  • Istinto di conservazione soddisfatto: sono bravo, mi conserverò meglio perché molti avranno bisogno, come me, delle cose che creo.
  • Istinto di procreazione soddisfatto: come fa una donna a resistere alla mia bravura? Gli oggetti che costruisco dimostrano che sono uno dei migliori e lei capirà che io potrò dare una maggior tranquillità a lei ed ai suoi figli.

Ovviamente, la manualità implicava uno sviluppo del cervello, probabilmente senza che il nostro artefice se ne rendesse nemmeno conto.

Diciamo quindi che, dalle origini dell’uomo, l’attività manuale  fu indubbiamente primaria e che l’attività mentale – intellettuale fu una conseguenza.

L’attività manuale specializzata ha dato così origine ai primi mestieri. Il mestiere, cioè la specializzazione manuale, ha dei punti in comune con tutti gli altri mestieri. Il falegname non è un minatore o un contadino ma il processo di manualità, con molte analogie, può individuare la seguente scaletta:

  • Devo fare una certa cosa (costruire un letto, riempire una cesta di zolfo, far nascere il frumento).
  • Devo predisporre una serie di azioni atte a facilitare il punto precedente.
  • Devo trovare, fra le varie azioni, quella che richiede meno tempo a parità di qualità. Insomma, la migliore azione.
  • Devo preparare manualmente quanto pianificato per facilitare l’esecuzione o il raggiungimento del compito – obiettivo.
  • Devo eseguire finalmente il compito o conseguire finalmente l’obiettivo.
  • Devo complimentarmi (con me stesso) e provare la soddisfazione di essere riuscito nel mio intento, raggiungendo il mio obiettivo.

Un contadino, ad esempio, va nella vigna, la studia con occhio critico, si interessa del gelo probabile, si interessa  anche del brutto tempo e prepara le soluzioni più opportune. Insomma, ad un certo punto avrà il coronamento della sua opera: se si sarà comportato bene, avrà soddisfazione, altrimenti imparerà a non sbagliare più e la soddisfazione verrà rinviata alla prossima esecuzione.

Abbiamo centinaia di milioni di operai alienati nella civiltà attuale, che praticamente sono pagati per non sapere quello che stanno facendo, che non avranno mai la soddisfazione artigianale di aver creato qualcosa e che non accettano volentieri che altri, benestanti, godano dei beni che loro nemmeno sanno di aver creato. Questo genera l’invidia, che a sua volta genera il comunismo.

Io ho una Panda e il mio vicino ha una Ferrari: siccome io penso che non avrò mai la Ferrari, non voglio che ce l’abbia nemmeno lui, così mia moglie non farà confronti.

E allora sogno il comunismo ma l’unica cosa che cambia è la seguente: nella fabbrica, dove io continuerò a fare l’operaio, il comunismo sostituirà l’imprenditore con un politico o un burocrate. Indovinate se le cose andranno meglio?

L’unica è cambiare modello di società umana e proibire i lavori alienanti o quanto meno minimizzarli. Con i robot in arrivo non dovrebbe essere un grosso problema: il problema è cosa far fare all‘ex operaio. Se gli intellettuali, una volta tanto, trovassero una soluzione al problema…

Mi ricordo cosa diceva un lattaio veneziano, il signor Mario, filosofo:

Fin a ‘na cèrta età ti spèri che calcòssa càmbia, parché ti pénsi che łe ròbe łe cambiarìa in mègio, dopo ‘na cèrta età di ga paùra che càmbia calcòssa, parché ti sa par sicùro che łe ròbe łe cambiarìa in pèzo…” [Fino a una certa età speri che qualcosa cambi, perché pensi che le cose cambierebbero in meglio, dopo una certa età hai paura che cambi qualcosa, perché sai di sicuro che le cose cambierebbero in peggio…]

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