Poco destino 3 [411]

sabbia
Lido di Venezia – Composizione – 1961 – Ernesto Giorgi ©

Nell’articolo precedente sul destino abbiamo detto che molte volte non si tratta di destino ma di decisioni sbagliate, nonostante si potesse prevedere, basandosi sulla Storia, dei probabili esiti negativi di tali decisioni, per cui fa comodo dare la colpa al destino.    

Quando due fazioni in lotta si scontrano, lo fanno perché entrambe sono convinte di essere depositarie dell’assoluta verità. L’esercito del nemico, per entrambe le parti, è costituito da una massa di cialtroni perfidi che non capiscono niente e che non si curano della verità. Eppure, abbiamo visto come in materia sociale, politica, antropologica, insomma di costumi, di religione e di quant’altro non esistano delle verità assolute ma solamente delle opinioni. Le verità assolute (senza destino?) esistono solo nelle scienze esatte. L’astio consiste nel fatto che ciascuno si ritiene esclusivo depositario di tutta la verità. Se cominciasse a serpeggiare qualche dubbio, le cose cambierebbero sicuramente. Sino a quando ognuna delle parti riterrà se stessa come depositaria della verità, il destino sarà quello di eterne dispute.

Le verità, poi, dipendono dai tempi e dalle circostanze. Il nazista ha torto quando insorge contro gli intellettuali in modo assoluto, perché gran parte dell’evoluzione umana dipende da intuizioni degli intellettuali. Ha ragione tuttavia quando dice che non possono governare. D’altronde, di solito, l’intellettuale governa nell’ombra, suggerendo al militare le soluzioni che il militare stesso non sarebbe in grado di individuare. Basta leggere un libro qualsiasi di Ravi Batra per rendersi conto che esiste un ciclo ben definito, dipendente dalla struttura psicologica umana ma che mai si ripete esattamente. I protagonisti che si alternano in una società sono primamente i militari, poi gli intellettuali (o sacerdoti), poi i commercianti e per ultimi i lavoratori manuali.

I militari non manipolano il popolo. Comandano in una prima fase in modo saggio anche se dispotico. Non c’è corruzione e le donne sono considerate come delle protagoniste.

Tutto sommato, i militari non sono abbastanza colti e preparati e dopo un certo tempo hanno bisogno degli intellettuali che li aiutano con le sottigliezze che gli intellettuali stessi conoscono e che sono proprie dell’arte di governare.

Lentamente, gli intellettuali, senza esporsi (non lo fanno mai), si rendono indispensabili, sino a quando il vero comando è nelle loro mani.

Nel periodo degli intellettuali, le donne non sono apprezzate e non sono nemmeno considerate, così come succede con tutte le altre categorie, plagiate e manipolate dalle regole assurde degli intellettuali. Le regole che sembrano (e sono) assurde rispondono tuttavia a criteri di manipolazione ben precisi.

Il malcostume e il senso dell’ingiustizia si diffondono tra la popolazione. Alcuni, stanchi della situazione, cominciano a pensare solo al guadagno e il loro numero aumenta sempre di più.

 La ricchezza si concentra in poche mani e gli intellettuali, lesti, sono pronti a trasformarsi e a mettersi al servizio dei nuovi ricchi. Conta solo il dio denaro e tutto è mercificato.

Non c’è più morale e tutto è corrotto sino a quando i lavoratori manuali non ne possono più.

S’iniziano dei sommovimenti, guidati da alcuni coraggiosi che, giudicandoli dalle loro caratteristiche fondamentali, sono come militari. Questi ultimi assumono il potere e il ciclo s’inizia nuovamente.

Dobbiamo notare che in tutto il ciclo i lavoratori manuali non hanno mai comandato ed hanno sempre subito, tranne che nel periodo dei sommovimenti, in cui si sono ribellati, per essere poi immediatamente guidati e comandati dai militari.

Nella storia umana, queste fasi si ripetono incessantemente. Dopo un ciclo completo (militari, intellettuali, commercianti, lavoratori manuali, militari), che dura circa mille anni, la civiltà finisce.

IL ciclo che abbiamo esposto potrebbe essere definito destino ma in realtà dipende dalla struttura mentale degli umani.

(Il ciclo esposto  è tratto dal romanzo culturale ‘La Nube di Oort’). Come esempio concreto, riportiamo, sempre da tale romanzo, il ciclo dell’Impero Romano.

L’impero romano s’inizia (era dei guerrieri) con Augusto nel 100 d.C.

Nel 284 d.C., con Diocleziano, siamo al massimo della potenza.

 S’iniziano le prime avvisaglie di dispotismo alquanto illuminato: gli intellettuali della Chiesa aiutano Costantino a sopravvivere e lentamente la Chiesa comincia ad aumentare il proprio potere. A questo punto, i veri insegnamenti di Cristo si perdono e il prete si trasforma da guida morale in parassita.

Nel quarto secolo comandano gli intellettuali-preti e i militari in realtà obbediscono. Nel quinto secolo s’inizia pertanto l’era degli intellettuali che in Occidente si protrae sino al nono secolo.

Vedremo poi, parlando dei sincronismi, come il periodo di Carlo Magno fosse destinato a rimanere un episodio.

Carlo Magno fu la causa scatenante dell’avvento degli acquisitori: proprietari terrieri, feudatari e commercianti.

Non è che prima non ci fossero i commercianti: solo che contavano molto meno.

L’era degli acquisitori – commercianti proseguì sino al 1348, l’anno della Peste Nera.

Sino a quell’anno, i lavoratori manuali non contavano davvero niente.

Con la peste, morirono (assieme agli altri) gran parte dei lavoratori manuali e quelli rimasti acquisirono una notevole importanza per l’economia.

Il periodo successivo fu quello dei lavoratori manuali sopravvissuti che fecero delle guerre atroci con i feudatari – padroni.

Nel 1453 finì anche l’Impero Romano d’Oriente e nel 1460 s’iniziò la civiltà rinascimentale con Luigi XI che sconfisse nobili e feudatari e instaurò un comando militare con una monarchia accentratrice ed assoluta.

Lo stesso successe in Ispagna nel 1480 con Ferdinando ed Isabella e lo stesso nel 1485 in Inghilterra con la forte monarchia di Enrico VII. In Occidente s’iniziava il nuovo ciclo sociale.  

Ogni popolazione vive cicli differenti. Gli arabi sono confinati in un ciclo diverso (sono nel ciclo degli intellettuali – preti – teocrazie) da quello occidentale e ciò genera la più profonda incomprensione.

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